Covid: meno assunzioni nel Bergamasco, crollo per commercio

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Una manifestazione di disoccupati a Roma in una recente immagine d'archivio. Se una normativa che rendesse più semplici i licenziamenti fosse stata applicata durante gli anni della crisi economica il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe salito all'11,1%, anziché essere all'8,2% attuale, con quasi 738 mila persone senza lavoro in più rispetto a quelle conteggiate oggi dall'Istat. E' lo scenario delineato dall'associazione artigiani Cgia di Mestre, secondo quello che il segretario Giuseppe Bortolussi definisce "un puro esercizio teorico" ottenuto "ipotizzando di applicare le disposizioni previste dal provvedimento sui licenziamenti per motivi economici a quanto avvenuto dal 2009 ad oggi". ANSA CLAUDIO PERI
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In provincia di Bergamo, una delle più colpite dalla prima ondata Covid, le assunzioni di dipendenti, compresi i contratti in somministrazione, che in ottobre erano cresciute su base annua in misura apprezzabile (+9%), tornano in territorio negativo nel mese di novembre con una flessione del 6,8% (contro un dato regionale lombardo di -12,2%, fortemente influenzato dal calo del 18,7% delle assunzioni a Milano).
Sono dati della Provincia di Bergamo, secondo i quali le misure restrittive reintrodotte in novembre per contenere la diffusione epidemica hanno avuto un influsso immediato: nei servizi di alloggio e ristorazione la diminuzione delle assunzioni nel Bergamasco su base annua è stata del 63,5%, del tutto analoga a quella registrata nel marzo scorso, e altrettanto marcata la caduta nei servizi di intrattenimento.

Molto pesante anche la flessione nel commercio (-40,5%) e nelle altre attività dei servizi alle persone. (ANSA).