Gdo: studio, per 33% aziende la sostenibilità è il driver crescita

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L’amministratore delegato di Esselunga Sami Kahale durante la preapertura del primo negozio di vicinato LaEsse di Esselunga in via Cola di Rienzo, Roma, 23 febbraio 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
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Il 33% delle aziende della Gdo in Italia considera il valore della sostenibilità un driver di crescita, pertanto adotta buone pratiche sostenibili. Emerge da un’indagine condotta dall’Alta scuola impresa e società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Altis) di Milano, su un campione di 27 insegne appartenenti ai maggiori gruppi italiani che operano nella distribuzione alimentare al dettaglio. In base alle rilevazioni Nielsen, queste insegne rappresentano oltre il 97% della Gdo alimentare italiana. Tra gli ambiti di impegno, figurano riduzione degli impatti ambientali (77%), iniziative di solidarietà e di presenza sul territorio nei quali sono collocati i punti vendita (63%), innovazione e sostenibilità (52%), qualità dei prodotti e sicurezza dei clienti (48%), gestione responsabile delle persone e delle risorse umane (48%). Anche la comunicazione diventa più strategica. Il 67% delle imprese comunica la sostenibilità innanzitutto tramite il sito Internet, mentre è in crescita il numero di azienda che pubblica bilanci di sostenibilità (+23% del 2018-2019 sul 2017).

Tuttavia spesso la comunicazione della Gdo privilegia alcune dimensioni, come i prodotti ecosostenibili o le iniziative rivolte alla comunità, a discapito di altre per le quali non sono presenti informazioni. Quindi c’è ancora spazio di miglioramento. Da uno sguardo più in dettaglio risulta che le aziende della Gdo adottano approcci diversi ai principi della sostenibilità. C’è infatti un primo polo composto da aziende che sono consapevoli del valore della sostenibilità quale driver di crescita e di comunicazione efficace e sono a uno stadio avanzato di integrazione (33% sistematico e 11% innovativo). Un altro polo è poi composto da aziende che, al contrario, vedono la sostenibilità in modo tradizionale, principalmente in termini di compliance, sono poco orientate alla comunicazione dei risultati e si relazionano in modo unilaterale con gli stakeholder (19% informale e 15% non classificabile). Tra questi due poli si pone il restante 22%, composto da aziende pronte a fare il passo per una gestione più consapevole degli impatti sociali e ambientali e con una configurazione più fluida nella comunicazione della sostenibilità. Secondo lo studio, il 48% delle aziende del campione ha pubblicato un bilancio di sostenibilità nel biennio 2018-2019 e il 33% ha formalizzato un piano strategico di sostenibilità, dichiarato esplicitamente nelle pagine del bilancio o del sito. Il 46% delle aziende che pubblica il bilancio, e che ha formalizzato una strategia di sostenibilità, associa ai propri obiettivi i target degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – Sdg) e quelli maggiormente richiamati nelle proprie strategie sono il 2 (Porre fine alla fame), il 3 (Salute e benessere), l’8 (Sviluppo sostenibile), il 12 (Produzione e consumo responsabili) e il 13 (Lotta contro il cambiamento climatico).