Paola Lattuada prima donna al vertice dell’ASST Gaetano Pini-Cto di Milano

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Per la prima volta l’ASST Gaetano Pini-Cto di Milano, l’ospedale specialistico in ambito ortopedico e traumatologico fondato nel 1874 a Milano, è diretto da una donna e da una squadra di direzione prevalentemente al femminile.

 

Valorizzare le professionalità, essere sempre più vicini agli assistiti, investire sulla ricerca e sulle tecnologie che aiutino il lavoro quotidiano dei dipendenti sono i punti cardine su cui sta già lavorando l’ospedale. A spiegare le priorità dell’azienda, cosa significa essere donna e allo stesso tempo una manager della sanità, quali sono i progetti promossi contro la discriminazione e per promuovere la differenza di genere all’agenzia di stampa Dire è Paola Lattuada, direttrice generale dell’ASST Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini-Cto.

 

– Qual è il valore aggiunto per un’azienda sanitaria che ha ai vertici una squadra di donne? In particolar modo in un ospedale a carattere Ortopedico la differenza di genere può essere un ostacolo?

 

“Essere a capo di un’azienda sanitaria per una donna comporta molta determinazione. Anche in altre amministrazioni e altre aziende pubbliche o private le donne per ricoprire ruoli apicali e portare avanti l’interesse comune devono agire con una determinazione maggiore dei colleghi uomini che possono mettersi in campo con meno fatica. Il genere femminile inoltre ha valori più improntati al benessere delle persone che possono essere anche naturalmente le famiglie dei dipendenti e degli assistiti”

– Se dovesse spiegare a una bambina come si diventa direttore generale di un’azienda sanitaria pubblica, cosa le direbbe? Qual è il percorso formativo ideale per diventare una manager in sanità?

 

“Dopo il percorso universitario ho scelto di lavorare per una società di consulenza. Nella mia testa, solo in questo modo, potevo avere tutte le possibilità di conoscenza e di approfondimento. Infatti così mi sono confrontata con molte realtà e ho maturato un’ampia esperienza. Solo attraverso questo bagaglio di esperienze ho scelto l’indirizzo più giusto per me. Le ragazze oggi mi sembrano tutte orientate verso le società di consulenza e credo che questo sia un valore aggiunto che consente di formare delle professionalità che altrimenti, dopo la laurea, immesse direttamente in un determinato settore non riuscirebbero a realizzarsi adeguatamente e consapevolmente. Ho conosciuto un olimpionico che ha chiesto a me e ad altri colleghi: ‘Perché avete scelto di fare i direttori generali?’ Noi rispondemmo ‘per caso’. Ma lo sportivo ci disse che il suo obiettivo sin da bambino era stato quello di vincere. Questo esempio l’ho citato per esortare i giovani e nel caso specifico le ragazze a non farsi ‘trascinare’ dalle situazioni della vita o da scelte che magari non si condividono. Detto questo chiaramente il giusto percorso formativo resta fondamentale”.

 

– Nella sua carriera, ha mai subito delle discriminazioni perché donna?

 

Mai successo nel privato, forse un discorso a parte merita l’ambito pubblico. Questo forse perché nel settore privato si lavora più per obiettivi specifici e questo consente di non ‘prestare il fianco’ soprattutto in questi anni di crisi. La discriminazione non fa parte sicuramente dell’ ASST Gaetano Pini-Cto in cui mi trovo benissimo”.

 

– Quali sono i progetti per il futuro dell’ASST e in particolare nell’ambito della discriminazione di genere?

 

“Siamo una realtà dove la popolazione femminile, un po’ come in tutta la sanità italiana, è predominante. Oggi le generazioni di nuovi medici sono donne, e questo vale anche per il personale infermieristico. Un’attenzione particolare alle donne credo vada riservata, a maggior ragione in un ospedale come questo dove la forza fisica e lo spostamento dei ‘carichi’ dei pazienti è imprescindibile. Per questo uno dei primari investimenti è quello di dotare l’ospedale di strumenti per fare in modo che non si incorra in malattie professionali generate dal sollevamento di carichi pesanti. Credo che questa attenzione debba essere posta nei confronti di tutti i lavori e in particolare per quello di sesso femminile. Con l’allungamento della vita utile lavorativa ci sono situazioni in cui effettuare questo tipo di attività sopra i 60 anni non è facile. Un’altra strategia potrebbe essere quella di collocare questi lavoratori in un ambito ambulatoriale dove lo sforzo fisico è minore. Questo per ora è lasciato al buon senso, ma vorrei diventasse un metodo”.

fonte agenzia dire.it