Quattro chiacchiere con Ketty Carraffa, autrice del libro “Il Made in Italy delle Donne”

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Intervista a cura di Sara Esposito

-D: Come nasce l’idea del libro “Il Made in Italy delle Donne”?
-R: Il libro, presentato il 25 novembre del 2019, presso l’Auditorium Teresa Sarti, con il Patrocinio del Comune di Milano, è stato accompagnato anche dalla realizzazione di progetti dedicati alla sensibilizzazione contro ogni forma di violenza sulle donne, nati nel 2002, e che ogni anno, nelle date del 25 novembre e del 8 marzo, portano alla luce, con eventi, mie partecipazioni televisive come opinionista, interviste e presentazioni nei Comuni, il  racconto di “storie in positivo”, di donne che ce l’hanno fatta e di donne vittime di violenza che sono “rinate”.
Nel 2020, purtroppo, come è noto, si è fermato tutto a causa della pandemia e tutte le presentazioni e i talk in programma in giro per l’Italia, non si sono potuti più realizzare in presenza. Da gennaio, fortunatamente, sono ripartita con le presentazioni in tv, sulle piattaforme on line e con webinar nei vari Comuni italiani e in collegamento con associazioni di donne italiane nel mondo.


Il libro, legato a un progetto anche di Format Tv, contiene 18 interviste a donne di successo, “imprenditrici di se stesse”, in ogni ambito del Made in Italy, competenze professionali e umane: sociali, culturali, artistiche, musicali, politiche, scientifiche… Io parto sempre dal simbolo della mimosa, il fiore che hanno “inventato” le donne partigiane dopo la seconda guerra mondiale, del quale racconto la storia e il significato profondo di positività al femminile. Questo libro in particolare, è nato prendendo spunto da “La canzone di Marinella” e da Fabrizio De Andrè, con il quale ho cominciato da giovanissima la mia carriera di Fotoreporter a Milano, per il ventennale della scomparsa e per ricordare tutte le “Marinella” vittime di femminicidio, con un invito alla soluzione del gravissimo problema sociale che coinvolge migliaia di donne come vittime e di bambini lasciati orfani. Credo fermamente nel “brand” Made in Italy e nel fatto che effettivamente, il nostro Paese ha lasciato ovunque nel mondo un’impronta molto riconoscibile, in ogni ambito e le donne, forse, come antiche romane o emigrate negli anni 50, al seguito dei mariti alla ricerca del lavoro, ancora di più…
Chi non conosce nel mondo la frase “Made in Italy”, la Musica Napoletana, la Moda italiana, la Storia, o la bellezza del nostro territorio? Credo sia una domanda retorica. Ed è anche per questo che raccontare e associare le donne al “marchio” indelebile del Made in Italy, (nel mondo) è per me un’esigenza imprescindibile che prosegue nel tempo con ulteriori interviste alle imprenditrici e in anteprima vi comunico che prenderanno vita in una rubrica dedicata, che avrà l’onore di essere ospitata proprio qui, su La Gazzetta della Lombardia…

-D: Qual è la differenza tra il suo progetto e gli altri che proliferano soprattutto in questo periodo sul tema donne?
-R: Il mio impegno di “difensora” dei diritti delle donne e del lavoro, nasce da lontano, a casa ho respirato aria di “emancipazione e autodeterminazione” e lotta delle donne, con mia madre e le mie nonne, che arrivavano dalla Puglia con le loro famiglie, in cerca di opportunità. Nel corso degli anni ho assistito a tanti “scopiazzamenti” di progetti in questo senso, senza approfondimenti seri e conoscenze reali in merito. Il tema della violenza sulle donne serio e vero, l’ho portato come Opinionista televisiva, dal 2011, a Mediaset e in Rai, e ho avuto modo di rappresentare tante storie e di concretizzare i supporti, come sindacalista e reporter. Purtroppo, questo tema è diventato una vetrina per una serie di opinionisti e vip che pensano di risolvere i problemi con uno spettacolo di beneficenza o un balletto in tv… Appartengo a una famiglia che mi ha lasciato in eredità i principi e i valori che rispettano la nostra Costituzione e, soprattutto, la difesa delle conquiste che donne e uomini, hanno realizzato, in merito al lavoro e all’emancipazione femminile. Ho collaborato tanti anni con personalità della società civile, come ad esempio i partigiani Giovanni Pesce e Nori Brambilla Pesce, per la divulgazione della meritocrazia, delle competenze e del talento femminile, senza raccomandazioni. Credo nel cambiamento della società intera, che solo le donne possono fare, nel linguaggio e nella comunicazione, con la nostra interpretazione, anche del brand Made in Italy…

-D: Come ha scelto le protagoniste di cui parlare e perché proprio loro tra le tante possibili?
-R: Come sempre, parto dall’esperienza personale di reporter e di conoscenza di donne che rappresentano la società che si evolve e produce, nel rispetto delle donne e del lavoro. Dori Ghezzi, l’ho scelta perché è la compagna del grande Fabrizio De André, a lei ho chiesto un parere sulla “Canzone di Marinella” e il rapporto tra i nuovi “musicisti” e il linguaggio sulle donne nella Musica.
Ho intervistato la Dottoressa Alessandra Kustermann, Primario di Ginecologia della Clinica Mangiagalli e fondatrice del Centro antiviolenza della Clinica stessa e le Dottoresse del Reparto Senologia, che tanto fanno in supporto delle donne in un momento così grave e difficile come la diagnosi della patologia del cancro al seno. Altre interviste sono: a Laura Marelli, titolare della Modisteria Gallia e Peter di Via Monte Napoleone, (quella del cappello di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, con il resoconto di questa impresa tutta al femminile dai primi del 1900) o alla nipote di Rosa Genoni, l’inventrice del concetto “Made in Italy”…

-D: Cosa si può fare concretamente anche dal punto di vista politico per una parità reale di diritti tra uomini e donne?
-R: Il supporto concreto parte da una giusta comunicazione, partendo dall’educazione dei bambini e delle bambine, raccontando loro che non esistono diversità, che le bambine non devono essere solo “bellissime” o “principesse” in attesa di un marito che le mantenga, ma che possono, come tutti gli esseri umani, ambire alla propria realizzazione e fare tutto ciò che vogliono, studiare e lavorare in ogni settore.
E poi, naturalmente, ci sono le leggi contro la violenza che sono sempre da migliorare, i servizi alle donne e la parità di salario non ancora messa in pratica veramente…

-D: Quali sono i principali errori, se così vogliamo chiamarli, della società di oggi nel modo di rivolgersi alle donne dal punto di vista sociale, professionale, umano e culturale?
-R: Nella nostra società, ormai, è l’immagine che la fa da padrona, oltre alla mancanza di lotta per il mantenimento dei diritti acquisiti con grandi sacrifici, dalle nostre mamme e nonne. Per le nuove generazioni contano più 10.000 like su una foto di Instagram che la lettura di un libro nella propria cameretta.
L’altro problema è la mancata trasmissione dei valori da parte delle vecchie generazioni e tutto ciò che è legato alla nuova comunicazione dei Social Media e di Internet, che non approfondisce ma che svela solo in superficie ogni tipologia di tema. Inoltre, da vent’anni a questa parte, la televisione il mondo della pubblicità, hanno creato modelli femminili errati, ai quali le ragazzine si sono avvicinate e che è difficile sradicare. Ad esempio la “bellezza” intesa come canone oggettivo, che rende tutte uguali all’insegna dell’inseguimento della giovinezza perenne…

-D: È possibile un reale cambio di rotta? Se si quando potrebbe avvenire e come possiamo incidere in questo cambiamento nel nostro quotidiano?
-R: E’ possibile finché porteremo avanti la ricerca del cambiamento nelle regole della Comunicazione e dell’Educazione dei nostri figli, maschi e femmine insistendo nell’appoggiare progetti veri di sensibilizzazione, ogni giorno, e anche nei luoghi di lavoro.

-D: Come e perché si è avvicinata a questo mondo?
-R: Ho “scelto” questo mondo, perché sono da sempre un’appassionata di temi riguardanti la Comunicazione e soprattutto, conservo la passione e la voglia di trasmettere positività, nonostante tutto, come Docente Area Comunicazione, Ex Sindacalista in rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici precarie (come me), e come Opinionista televisiva.
Mi sono avvicinata accompagnata da una visione idealista ma soprattutto dopo aver ascoltato da giovanissima, due casi di violenza sulle donne e la grande emozione provata nell’ascoltarli… A teatro il monologo di Franca Rame sulla violenza da lei subita, (ero in prima fila, avevo 15 anni e mi chiese se volevo uscire dalla sala ma ho detto di no) e il racconto di Rosaria Lopez, sopravvissuta al massacro del Circeo, che vide lo stupro e la morte di Donatella Colasanti e la sua vita distrutta dalla violenza subita.
Mi sono avvicinata anche perché credo nella solidarietà femminile (anche se a volte noi siamo vittime di pregiudizi e stereotipi creati da donne su altre donne).
Fortunatamente, sono cresciuta in una famiglia che non ha mai avuto questi problemi e sono consapevole che l’unico strumento del cambiamento, ora  è la condivisione. Mi piacerebbe vedere le donne essere più lungimiranti e pretendere il giusto rispetto e la giusta valorizzazione, per tutte e non solo per se stesse.


Link YouTube delle canzoni collegate al Progetto:

-“LA CANZONE DI MARINELLA” – COVER DI KETTY CARRAFFA –  Arrangiamenti di Fabio Carraffa – https://youtu.be/-EFbcn9B5jc

-“GRACIAS A LA VIDA”- COVER DI KETTY CARRAFFA – Progetto
contro la violenza sulle donne 2015 – 2016 – https://youtu.be/mxoql6GDW04

-“IO COME GLI ANGELI” – Polymenes per Progetto di Ketty Carraffa – Colonna sonora del Progetto di sensibilizzazione e Comunicazione Le donne, acqua nel deserto. Contro la violenza sulle donne – https://youtu.be/88p7LZ7lSfQ