Solo l’1,9% degli infermieri ha utilizzato la possibilità di svolgere attività libero-professionale in deroga nel periodo compreso tra il 31 marzo 2023 e il luglio 2026. È uno dei principali dati emersi dalla ricognizione realizzata da FIALS Milano su dieci enti sanitari dell’area di Milano e Monza Brianza e presentata al Consiglio nazionale dell’organizzazione sindacale.
L’analisi ha preso in considerazione una platea media complessiva di 17.579 professionisti sanitari, composta da 13.043 infermieri e 4.536 appartenenti alle altre professioni sanitarie. Le richieste per attività extraistituzionale sono state complessivamente 624: 246 tra gli infermieri, pari all’1,9%, e 378 tra gli altri professionisti sanitari, pari all’8%.
Le differenze tra gli enti sanitari
Il dato mostra quindi che, all’interno della platea analizzata, il 98,1% degli infermieri e il 92% degli altri professionisti sanitari non ha utilizzato questa possibilità.
«Questi numeri dicono che lo strumento esiste, ma viene utilizzato da una quota minima dei lavoratori», ha dichiarato Mauro Nobile, segretario generale FIALS Milano. «Se meno di due infermieri su cento presentano domanda, in un settore nel quale la questione salariale è così forte, dobbiamo interrogarci sul funzionamento concreto della misura».
La ricognizione è stata realizzata attraverso una raccolta diretta dei dati presso le singole aziende sanitarie. Secondo FIALS Milano, molti dati non erano disponibili in forma aggregata e sono stati quindi richiesti agli enti, successivamente verificati, confrontati e resi omogenei.
Emergono differenze significative anche tra le singole strutture. All’ASST Gaetano Pini-CTO le richieste presentate dagli infermieri raggiungono il 22,5%, mentre all’ASST Santi Paolo e Carlo si fermano allo 0,2%, con tre richieste su una platea media di 1.765 professionisti. Per quanto riguarda le altre professioni sanitarie, al Pini-CTO la percentuale arriva invece al 29,7%.
Tecnici di radiologia, ostetriche e fisioterapisti tra le professioni più attive
Tra le categorie professionali che hanno fatto maggiore ricorso alla deroga figurano i tecnici sanitari di radiologia medica, con 67 richieste, le ostetriche con 51, i fisioterapisti con 47 e i dietisti con 41.
Un altro elemento evidenziato dalla ricognizione riguarda gli esiti delle domande. Delle 624 istanze complessivamente presentate, soltanto 26 non sono state autorizzate. Tra le motivazioni indicate figurano i conflitti di interesse, l’assenza di regolamenti interni, il mancato rispetto dei termini e le violazioni dell’orario di lavoro.
«Il problema, quindi, non è che le aziende respingono in massa le richieste. Il problema è che quasi tutti i lavoratori non arrivano nemmeno a presentarle», ha sottolineato Nobile. «Le differenze tra aziende dello stesso territorio dimostrano quanto pesino informazione, procedure, regolamenti e organizzazione interna».
La proposta di FIALS: una disciplina strutturale
Sulla base dei dati raccolti, FIALS Milano propone di trasformare la deroga in una disciplina strutturale e permanente, accompagnata da regole nazionali uniformi, procedure più semplici e un monitoraggio annuale pubblico.
La proposta è stata illustrata da Nobile nel corso del Consiglio nazionale FIALS, con l’obiettivo di intervenire sugli aspetti organizzativi e burocratici che, secondo il sindacato, possono limitare l’accesso dei professionisti alla possibilità di svolgere attività extraistituzionale.
«La battaglia per gli aumenti salariali resta prioritaria», ha concluso Nobile. «Ma, mentre continuiamo a rivendicare stipendi più alti, dobbiamo anche eliminare gli ostacoli che impediscono ai professionisti sanitari di valorizzare le proprie competenze. Questa può diventare una delle principali battaglie della FIALS nazionale».
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