Il caro gasolio mette sotto pressione le piccole imprese dell’autotrasporto a Milano e in Lombardia. L’aumento del carburante, sommato ai rincari delle spese di manutenzione e dei costi fissi, sta riducendo i margini di guadagno di molte realtà artigiane. A complicare la situazione contribuiscono i contratti a lungo termine, difficili da rinegoziare, e i tempi di pagamento che possono arrivare fino a 90 giorni.
Mentre in diverse zone d’Italia gli autotrasportatori protestano contro il costo dei carburanti, Unione Artigiani Milano-Monza Brianza richiama l’attenzione sulle difficoltà delle piccole aziende che garantiscono ogni giorno i servizi di presa e consegna delle merci.
«Il caro gasolio sta portando al collasso i piccoli artigiani dell’autotrasporto. Uomini e donne che svolgono un lavoro spesso silenzioso e invisibile, ma assolutamente strategico e indispensabile: senza di loro l’intera filiera economica e la vita quotidiana delle comunità si fermano», afferma Marco Accornero, segretario generale dell’associazione.
Costi in aumento e tariffe difficili da aggiornare
Le piccole imprese devono fare i conti con una crescita generalizzata delle spese e con la difficoltà di trasferire gli aumenti sui clienti senza perdere competitività. I margini, già contenuti, si assottigliano mentre gli operatori cercano di assorbire parte dei rincari e di evitare riduzioni del personale.
«Oggi questi micro-imprenditori viaggiano con margini di guadagno sempre più ridotti, facendosi carico da soli di costi sempre più difficili da sostenere. Non possiamo lasciarli soli lungo le strade: servono interventi immediati per calmierare i prezzi del carburante e tutelare un presidio fondamentale dell’economia reale», sottolinea Accornero.
Il rischio riguarda soprattutto le realtà di dimensioni ridotte, che dispongono di minori risorse per affrontare periodi prolungati di costi elevati e hanno una capacità limitata di rivedere rapidamente le condizioni commerciali.
A Milano il caso di una piccola azienda di autotrasporto
A descrivere le conseguenze concrete della situazione è Giacomo Macchitella, responsabile legale di TDI Srl, azienda milanese attiva da circa vent’anni nei servizi di presa e consegna diretta.
«Ancora due o tre mesi e questa situazione non sarà più sostenibile. Saremo costretti a prendere decisioni difficili», avverte Macchitella. L’impresa, spiega, ha dovuto affrontare un aumento del prezzo del gasolio stimato tra il 25% e il 30%, senza riuscire ad adeguare le tariffe nella stessa misura.
«Nonostante un aumento del gasolio che si aggira intorno al 25-30%, al momento abbiamo ritoccato i nostri prezzi di massimo il 10%», precisa. La differenza tra l’incremento dei costi e quello dei ricavi comprime direttamente la redditività dei servizi.
La situazione diventa ancora più complessa quando si tratta di clienti con cui esistono rapporti consolidati da anni. «Se per un cliente occasionale possiamo provare, mercato permettendo, ad alzare leggermente il nostro tariffario, per chi ci richiede trasporti quotidiani da anni è praticamente impossibile rivedere gli accordi già siglati», racconta Macchitella.
Di conseguenza, alcune commesse consentono appena di coprire le spese, mentre altre rischiano di generare perdite. Una dinamica che rende sempre più difficile mantenere un equilibrio economico stabile.
Rincari e pagamenti lunghi mettono sotto pressione la liquidità
Il carburante non è l’unica voce a pesare sui bilanci. Anche la manutenzione dei mezzi e le altre spese di gestione sono aumentate, senza che le aziende riescano sempre a compensare i rincari attraverso i ricavi.
A questo si aggiunge il problema della liquidità. I clienti possono pagare a 30, 60 o persino 90 giorni, mentre carburante, manutenzioni e altri costi devono essere sostenuti nell’immediato. Quando i margini si riducono, la distanza tra le uscite e gli incassi rischia così di trasformarsi in un problema strutturale.
Per le piccole imprese, la difficoltà non riguarda quindi soltanto il prezzo alla pompa, ma la possibilità di continuare a garantire i servizi senza compromettere la tenuta finanziaria dell’attività.
Il rischio per l’occupazione
Macchitella avverte che, se l’emergenza dovesse proseguire senza interventi, le aziende potrebbero essere costrette a rivedere anche i livelli occupazionali.
«Riusciamo ad andare avanti ancora per qualche mese, ma se l’emergenza non rientrerà e non si troveranno delle soluzioni, a rischio ci sono i posti di lavoro. Personalmente non vorrei mai dover prendere decisioni di questo tipo, ma è necessario trovare una soluzione nel più breve tempo possibile», conclude.
La richiesta di Unione Artigiani Milano-Monza Brianza è quindi quella di misure rapide per contenere il costo del carburante e sostenere le piccole imprese dell’autotrasporto. Un comparto che, pur operando spesso lontano dai riflettori, svolge un ruolo essenziale per la distribuzione delle merci e per il funzionamento delle attività economiche.
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