1 azienda su 5 utilizza l’Intelligenza Artificiale in modo strutturato, mentre la maggior parte delle imprese venete la impiega solo per attività individuali o di supporto amministrativo.
È quanto emerge dalla survey realizzata da Fòrema, società di formazione del sistema Confindustriale Veneto Est, su un campione di oltre 300 imprese tra Padova, Treviso e Vicenza tra ottobre 2025 e febbraio 2026. L’analisi evidenzia un panorama in cui l’AI è già presente nelle organizzazioni, ma la sua integrazione strategica rimane limitata, soprattutto nelle piccole e medie imprese.
Diffusione e modalità d’uso dell’AI
Secondo l’indagine, il 64,9% delle aziende utilizza strumenti di Intelligenza Artificiale per attività creative, come produzione di contenuti e materiali di comunicazione, mentre il 62,8% la impiega per redigere e-mail, documenti e presentazioni. Circa la metà delle imprese (48,9%) ricorre all’AI per analisi dati e supporto decisionale. L’utilizzo per attività ripetitive o per l’automazione strutturale dei processi core riguarda invece solo il 18,1% delle aziende, indicando che il vero salto verso la digitalizzazione completa non è ancora avvenuto.
Solo il 14,9% delle imprese ha definito una strategia formale per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale. L’85,1% non dispone di un piano strutturato, l’86,2% non ha introdotto policy interne specifiche e il 60,6% non fornisce indicazioni operative ai collaboratori. Linee guida pratiche e casi d’uso condivisi sono presenti solo nel 17% dei casi.
Competenze interne e sfide organizzative
La survey rileva una forte carenza di competenze interne: oltre il 90% dei lavoratori dichiara competenze “nulle” o base in materia di Intelligenza Artificiale. Solo circa la metà delle aziende dispone di un dipartimento ICT strutturato o di competenze interne in ambito data science. Inoltre, il 55,3% dei collaboratori non distingue con certezza tra contenuti generati da sistemi AI e quelli prodotti da persone, evidenziando l’urgenza di formazione e sensibilizzazione.
Parallelamente, il 71,3% delle imprese ritiene di grande utilità sistemi intelligenti in grado di delegare attività a basso valore aggiunto, per liberare tempo e risorse da destinare a decisioni strategiche e attività ad alto impatto. Tra i settori indicati per interventi di miglioramento figurano produzione, manutenzione, logistica, gestione documentale, pianificazione operativa e supporto alle risorse umane.
Opinioni dei dirigenti e prospettive per il Veneto
Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, sottolinea: «Per un territorio a forte vocazione manifatturiera e orientato all’export come il Veneto, questi dati assumono un valore strategico. L’adozione dell’Intelligenza Artificiale è già avviata, ma il consolidamento di un vantaggio competitivo duraturo richiede un salto di qualità nella governance, nella formazione e nell’integrazione nei processi di filiera. La transizione digitale non può essere lasciata al caso».
Luigi Gorza, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto Est, aggiunge: «L’AI non è più un tema da convegno: è già in azienda, spesso senza regole. Se solo il 14,9% delle imprese ha una strategia formalizzata, il rischio è che l’innovazione resti un gesto individuale e non diventi competitività di filiera. Serve un salto di metodo, con competenze, casi concreti e governance».
Giordano Riello, delegato Innovazione, Ricerca e Sviluppo, conclude: «La vera sfida non è tecnologica, ma di visione e maturità organizzativa. L’Intelligenza Artificiale deve diventare un fattore strutturale di competitività. Servono regole condivise, competenze diffuse e progetti coerenti con le vocazioni del territorio».
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