Italiani ancora maggioranza tra chi accende un finanziamento per la casa, ma cresce il peso degli stranieri. L’età media è di 38,5 anni e prevalgono lavoratori con contratto stabile. È quanto emerge dall’analisi socio-demografica realizzata da Kìron Partner SpA, Gruppo Tecnocasa, sui mutui erogati attraverso le agenzie a marchio Kìron ed Epicas nel primo semestre 2025.
«Area di provenienza», italiani al 64% ma stranieri in crescita
In Lombardia il 64% dei mutui è stato erogato a cittadini italiani. Accanto alla componente nazionale, però, aumenta la quota degli stranieri: quasi il 10,5% dei finanziamenti riguarda cittadini europei, mentre il 25,5% è stato sottoscritto da immigrati extraeuropei.
Tra le nazionalità europee spiccano in particolare rumeni, albanesi e moldavi. Per quanto riguarda i mutuatari non europei, la maggior parte proviene dall’Asia, seguita a brevissima distanza da cittadini latinoamericani e africani.
Il dato conferma come il mercato del credito lombardo rifletta la composizione sempre più articolata della popolazione residente, con una presenza straniera che consolida la propria capacità di accesso al finanziamento per l’acquisto dell’abitazione.
«Età anagrafica», media a 38,5 anni
L’età media di chi ha sottoscritto un mutuo in Lombardia nel 2025 si attesta a 38,5 anni.
Entrando nel dettaglio delle fasce anagrafiche, il 40,2% dei mutuatari ha tra 18 e 34 anni, rappresentando la quota più consistente. Il 33,5% rientra nella fascia 35-44 anni, mentre il 19,5% ha un’età compresa tra 45 e 54 anni. Più contenute le percentuali delle fasce successive: il 5,9% ha tra 55 e 64 anni e lo 0,9% ha 65 anni o più.
Il profilo che emerge è dunque quello di un mercato trainato soprattutto da giovani adulti e famiglie nella fase iniziale o intermedia del ciclo di vita, ancora fortemente orientate all’acquisto della prima casa.
«Professione», prevale il lavoro stabile
Dall’analisi della condizione professionale risulta evidente come la stabilità lavorativa resti un requisito centrale per l’accesso al credito. L’88,6% del campione è rappresentato da lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e pensionati, categorie considerate più solide dal punto di vista reddituale.
I contratti flessibili, che comprendono liberi professionisti, lavoratori autonomi e titolari d’azienda, incidono per l’8,9%. Più marginale la quota di lavoratori a tempo determinato, pari all’1,3%.
Scopri di più da Gazzetta della Lombardia
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










