Il mercato del packaging sostenibile in Italia continua a crescere e si avvia a raggiungere un valore stimato di circa 19 miliardi di dollari entro il 2026. Tuttavia, questa espansione si scontra con criticità rilevanti legate alla diffusione del greenwashing e alla difficoltà di verificare la reale conformità dei prodotti presenti sul mercato, con impatti significativi anche sul sistema economico lombardo e nazionale.
Crescita del settore e criticità emergenti
Secondo un’indagine condotta da Legambiente su 317 prodotti di 70 marchi presenti nella grande distribuzione organizzata, il 65% delle stoviglie vendute come “riutilizzabili” presenta irregolarità o mancanza di certificazioni adeguate. Solo l’8% delle confezioni analizzate riporta informazioni tecniche complete e verificabili, evidenziando una carenza diffusa di trasparenza.
Il fenomeno rappresenta un ostacolo alla transizione verso modelli realmente sostenibili, generando confusione tra i consumatori e rischi per gli operatori del settore, chiamati a distinguere tra prodotti conformi e soluzioni non in linea con le normative vigenti.
Normative europee e nuovi obblighi
Il percorso di regolamentazione del settore è stato avviato con la Direttiva europea SUP (Single Use Plastics) nel 2021, che ha introdotto il divieto di utilizzo di alcune tipologie di plastica monouso. A questo si è aggiunto nel 2025 il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), che ha definito criteri più stringenti per la produzione e la gestione dei materiali, oltre a obiettivi di riduzione dei rifiuti.
In questo contesto, la conformità tecnica dei prodotti non rappresenta più solo un requisito formale, ma un elemento centrale per evitare sanzioni e garantire competitività sul mercato.
Il ruolo della filiera e della trasparenza
Diventa quindi strategico il controllo della filiera produttiva, dalla selezione dei fornitori fino alla verifica delle certificazioni e dei test di laboratorio. In questo ambito si inserisce l’esperienza di SignorBio, azienda fondata a Mantova dai fratelli Andrea e Simone Zanini, che ha sviluppato un modello basato su controlli diretti e tracciabilità dei materiali.
«L’idea iniziale era quella di intercettare il cambiamento che si stava aprendo nel mercato delle stoviglie monouso, la normativa europea stava già indicando una direzione precisa», ha spiegato Andrea Zanini, co-fondatore dell’azienda.
Produzione certificata e logistica nazionale
L’azienda ha investito nello sviluppo di stoviglie realizzate in materiali alternativi alla plastica, come polpa di cellulosa, legno e canna da zucchero, accompagnando la produzione con verifiche periodiche sui test di contatto alimentare e sulla compostabilità.
«Quando si parla di compostabilità esiste spesso confusione tra quella industriale e quella domestica», ha sottolineato Zanini. «L’obiettivo è proporre prodotti che possano essere smaltiti nel modo più semplice possibile anche dal punto di vista del consumatore».
Sul piano operativo, il modello si basa anche su una rete logistica articolata con hub nel Nord e nel Sud Italia, per garantire continuità di fornitura ai canali HoReCa e alla grande distribuzione.
Prospettive e impatto sul mercato lombardo
Secondo i dati CONAI, ogni anno in Italia vengono immessi sul mercato oltre 13 milioni di tonnellate di imballaggi. Le nuove normative europee e l’aumento dei controlli porteranno a una progressiva selezione degli operatori, premiando le realtà in grado di garantire standard elevati di qualità e trasparenza.
Per un territorio come la Lombardia, dove il settore manifatturiero e della distribuzione ha un peso rilevante, la transizione verso materiali sostenibili rappresenta una sfida strategica. La capacità di dimostrare conformità tecnica e affidabilità della filiera sarà determinante per contrastare il greenwashing e rafforzare la competitività sui mercati nazionali e internazionali.
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