Sono iniziati questa mattina i lavori di demolizione del primo fabbricato, un tempo adibito a magazzino di stoccaggio, all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro, il più esteso della Lombardia. All’avvio degli interventi ha preso parte l’assessore all’Ambiente e Clima di Regione Lombardia, Giorgio Maione. Presenti anche la sindaca di Brescia, Laura Castelletti, e il Commissario Straordinario Caffaro Mauro Fasano.
Dalla cantierizzazione alla fase operativa
L’intervento segna il passaggio dalla fase di cantierizzazione, avviata nell’ottobre 2025, a quella pienamente operativa della bonifica e della rigenerazione dell’area.
La fase di decommissioning è affidata a Greenthesis S.p.A., mandataria del Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) che si è aggiudicato la gara per la bonifica del sito.
«Oggi è una giornata storica – ha sottolineato l’assessore Maione – perché questo intervento atteso da anni dal territorio non è solo una tappa simbolica, ma l’inizio del risanamento e della reale rigenerazione dell’area. Il ruolo di Regione rimane quello di garante di questo processo, collaborando con tutti i soggetti competenti per restituire finalmente alla città un ambiente sano e sicuro».
Uno dei casi ambientali più complessi d’Italia
La vicenda Caffaro rappresenta uno dei casi di contaminazione ambientale più complessi a livello nazionale. Nel 1906 fu fondato lo stabilimento per la produzione di soda caustica, inizialmente destinata all’industria dei saponi. A partire dagli anni ’30 il sito divenne uno dei principali centri italiani per la sintesi dei PCB (policlorobifenili), la cui produzione cessò negli anni ’80.
Nel 2003 è stata approvata la perimetrazione ufficiale del SIN e nel 2015 è stata istituita la struttura commissariale. Da allora il Commissario Straordinario opera in sinergia con Regione Lombardia, ARPA Lombardia, ATS, ERSAF e i Comuni coinvolti per coordinare le attività di messa in sicurezza e bonifica.
Le prossime fasi del progetto di bonifica
Dopo i primi abbattimenti, il programma prevede ulteriori attività operative. Saranno effettuate perforazioni per installare, tra marzo e aprile, campi prova destinati a testare tecnologie avanzate di risanamento, tra cui l’ossidazione chimica in situ (ISCO), l’aspirazione dei vapori (SVE), il lavaggio del suolo (Soil Flushing) e la sostituzione del terreno (Soil Replacement).
Nell’area è attiva e costantemente monitorata la barriera idraulica che intercetta le sostanze inquinanti, sistema che verrà potenziato con l’aggiunta di due nuovi pozzi.
«Il programma dei lavori – ha concluso l’assessore – proseguirà nei prossimi anni, con completamento previsto nel 2030, e con l’impegno costante di Regione Lombardia e delle amministrazioni nel mantenere alta l’attenzione sul raggiungimento dell’obiettivo comune per i cittadini di Brescia».
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