La filiera italiana della meccanica agricola attraversa una fase di forte difficoltà a causa dello stallo normativo che riguarda gli strumenti di incentivo agli investimenti legati alla Transizione 4.0 e alla Transizione 5.0. Il blocco delle vendite registrato negli ultimi mesi sta progressivamente producendo effetti anche sulla produzione industriale, con il rischio che alcune aziende possano essere costrette a ricorrere alla cassa integrazione.
A segnalare la situazione è Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, che richiama l’attenzione del Governo sulla necessità di un intervento rapido per sbloccare i provvedimenti attuativi ancora mancanti.
Vendite ferme e produzione in rallentamento
Secondo quanto evidenziato dalla federazione, l’incertezza normativa sta generando un effetto a catena sull’intera filiera. In assenza di misure operative e di un quadro chiaro sugli incentivi disponibili, molti imprenditori agricoli stanno rinviando gli investimenti per l’acquisto di nuovi macchinari.
Questa situazione si riflette direttamente sulle attività dei rivenditori e dei costruttori, che faticano a pianificare le vendite e a programmare i volumi di produzione. Il risultato è un rallentamento che rischia di coinvolgere soprattutto il comparto manifatturiero della meccanica agricola, con possibili ripercussioni occupazionali.
Secondo Federacma, il protrarsi di questa fase di stallo potrebbe compromettere anche il processo di innovazione tecnologica del settore primario, rallentando la diffusione di macchinari più avanzati e sostenibili nelle aziende agricole italiane.
Il nodo del credito d’imposta 4.0 per l’agricoltura
Uno dei principali punti critici riguarda il decreto attuativo del credito d’imposta 4.0 dedicato al settore agricolo, di competenza del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.
La Legge di Bilancio prevedeva l’emanazione del provvedimento entro sessanta giorni, termine che risulta ormai superato senza che il decreto sia stato pubblicato. Si tratta di uno strumento ritenuto centrale per sostenere gli investimenti delle aziende agricole e rilanciare il mercato delle macchine.
A questo si aggiunge la questione delle risorse disponibili. La dotazione attuale, pari a 2,1 milioni di euro, viene giudicata insufficiente dalla federazione rispetto alle reali esigenze del comparto.
Transizione 5.0 e il nodo normativo del “Made in Europe”
Un secondo fronte riguarda la Transizione 5.0, il cui decreto attuativo non è ancora stato pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo quanto dichiarato nelle scorse settimane dal ministro Adolfo Urso, il provvedimento sarebbe già stato predisposto dal ministero e trasmesso al Ministero dell’Economia, ma resterebbe in attesa della definizione di alcuni aspetti normativi.
Tra i nodi ancora da sciogliere figura il vincolo legato al cosiddetto “Made in Europe”, tema che sta rallentando l’iter di approvazione della misura.
Nel frattempo lo stallo del settore prosegue da diversi mesi. Dallo scorso novembre il portale dedicato agli investimenti collegati alla Transizione 5.0 risulta bloccato, congelando di fatto le decisioni di investimento delle imprese agricole e contribuendo ad alimentare il clima di incertezza che pesa sull’intero comparto.
L’appello della filiera al Governo
Federacma ricorda di aver sostenuto l’introduzione del credito d’imposta 4.0 per l’agricoltura come strumento diretto di incentivo agli investimenti, ritenuto più efficace rispetto a sistemi basati su bandi complessi e frammentati.
«Abbiamo apprezzato la scelta del Governo di accogliere la linea da noi proposta, introducendo uno strumento diretto come il credito d’imposta 4.0 dedicato al mondo agricolo. Oggi però l’intera filiera della meccanica agricola è fortemente preoccupata e chiede risposte», afferma il presidente di Federacma Andrea Borio.
«Non possiamo più permetterci di aspettare. L’agricoltore ha bisogno di chiarezza e tempi certi. Se questo stallo dovesse continuare ancora, il rischio è di mettere in crisi un comparto produttivo strategico per il Paese», conclude Borio, sottolineando la necessità di un intervento tempestivo per evitare ulteriori ricadute sul settore.
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