Fare chiarezza, respingere le speculazioni e riportare il confronto su un piano di responsabilità condivisa. Con questi obiettivi l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, ha convocato oggi a Palazzo Lombardia un tavolo di confronto sulla crisi della cantina Terre d’Oltrepò.
All’incontro, svoltosi a Milano, hanno partecipato le organizzazioni sindacali, le rappresentanze agricole e Confcooperative, insieme ai commissari governativi Luigi Zingone e Giampaolo Cocconi, chiamati a gestire la fase più delicata della cooperativa vitivinicola dell’Oltrepò pavese.
«Un patto per parlare con una voce unica»
«Ho voluto questo momento di confronto – ha spiegato Beduschi – per ribadire alcuni punti fermi, anche alla luce del moltiplicarsi di voci e prese di posizione politiche, in alcuni casi costruite su illazioni prive di fondamento».
La preoccupazione per il futuro di Terre d’Oltrepò, ha sottolineato l’assessore, è condivisa da tutti gli attori coinvolti, tanto che dal tavolo è emersa la volontà di costruire un percorso comune. «Una sorta di patto – ha aggiunto – per remare tutti dalla stessa parte. È davvero l’ultima chiamata per salvare la storia e la qualità dell’Oltrepò vitivinicolo».
Il ruolo della Regione e dei commissari
Beduschi ha ricordato come Regione Lombardia sia intervenuta per senso di responsabilità, contribuendo a far emergere criticità profonde e affidando la gestione a due commissari istituzionali nominati in sinergia con lo Stato. Un mandato chiaro: garantire continuità operativa, tutelare i lavoratori e salvaguardare la base sociale dei viticoltori.
«Parlare di scarsa trasparenza non sta in piedi – ha precisato – perché questa è garantita proprio dalla presenza dei commissari. Ma questo non significa trasformare una trattativa delicata in un processo pubblico permanente. Non è un’operazione segreta, ma nemmeno un reality show».
Lavoro e base sociale: i pilastri non negoziabili
Due i punti considerati non trattabili nel percorso in corso: il mantenimento dei livelli occupazionali e la tenuta della base sociale della cooperativa. Elementi ritenuti imprescindibili per la difesa del tessuto economico e sociale dell’Oltrepò pavese.
In questo quadro, ha ribadito l’assessore, l’azienda è stata messa in sicurezza e nessun lavoratore è stato lasciato indietro.
Collis e il no a ipotesi speculative
In merito alle interlocuzioni in atto, Beduschi ha chiarito che l’interesse manifestato da Cantine Collis va letto esclusivamente in una prospettiva di continuità aziendale di lungo periodo, all’interno di un grande contesto cooperativo.
«Sono da escludere – ha affermato – ipotesi di smembramento o operazioni speculative. Dire che l’uva dell’Oltrepò verrebbe portata altrove è semplicemente falso, così come è pretestuoso ventilare cessioni di asset o scenari costruiti ad arte per dividere un territorio che invece deve restare unito».
«Difendiamo il futuro dell’Oltrepò»
«La Regione – ha concluso Beduschi – non fa politica sulla pelle dei lavoratori e dei viticoltori, né accetta lezioni da chi in passato ha tratto vantaggio dalle debolezze e dalle divisioni del territorio. Il nostro unico interesse è garantire continuità aziendale, occupazione e una prospettiva solida per Terre d’Oltrepò».
Un’operazione definita strategica, perché consente al territorio di autodeterminare il proprio futuro, legandolo a una realtà cooperativa considerata forte e credibile. «Chi ha paura del rilancio della cantina – ha concluso l’assessore – non sta facendo il bene dell’Oltrepò».
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