Il referendum costituzionale sulla giustizia si è concluso con la vittoria del “No” a livello nazionale, segnando la bocciatura della riforma proposta dal governo. Il dato complessivo si attesta intorno al 53-54% dei voti contrari, con un’affluenza vicina al 59%, superiore alle attese della vigilia.
In questo scenario, la Lombardia rappresenta una delle principali eccezioni territoriali, confermando una dinamica elettorale differente rispetto al quadro nazionale e mettendo in evidenza una netta frattura tra grandi centri urbani e resto del territorio.
Il risultato nazionale e il peso delle grandi città
A livello italiano, il voto ha mostrato una forte affermazione del “No” soprattutto nelle grandi città, dove i contrari alla riforma hanno spesso superato il 60%.
Metropoli come Roma, Torino, Napoli e Firenze hanno espresso un orientamento compatto contro la riforma, contribuendo in modo decisivo al risultato finale. Anche Milano si inserisce in questo trend urbano, pur con percentuali leggermente inferiori rispetto ad altri grandi centri.
Lombardia in controtendenza: prevale il “Sì”
Diversamente dal dato nazionale, in Lombardia ha prevalso il “Sì” con circa il 53,5% dei voti, contro il 46,5% del “No”.
Si tratta di una delle poche regioni italiane – insieme a Veneto e Friuli-Venezia Giulia – in cui la riforma ha ottenuto la maggioranza dei consensi.
Il risultato evidenzia una forte caratterizzazione territoriale del voto, con un orientamento più favorevole alla riforma nelle aree produttive del Nord e, in particolare, nelle province lombarde. In molti territori, come la provincia di Bergamo, il consenso al “Sì” ha raggiunto percentuali ancora più elevate rispetto alla media regionale.
Milano unica grande eccezione lombarda
All’interno della regione emerge con chiarezza il caso di Milano, dove il “No” ha prevalso in modo netto con oltre il 58% dei voti, contro circa il 42% del “Sì”.
Il capoluogo lombardo si conferma quindi in linea con le principali città italiane, distinguendosi però dal resto della regione. La differenza tra Milano e il territorio circostante evidenzia una frattura tra contesti urbani e aree provinciali, sia sul piano politico sia su quello socio-economico.
Il dato milanese assume particolare rilevanza anche per l’affluenza, che ha superato il 64%, leggermente al di sopra della media nazionale e regionale.
Un voto che evidenzia la frattura territoriale
L’esito del referendum sulla giustizia del 2026 mette in luce una divisione geografica e sociale del voto. Da un lato, le grandi città e una parte significativa del Centro-Sud hanno espresso una netta contrarietà alla riforma; dall’altro, alcune regioni del Nord, tra cui la Lombardia, hanno mostrato maggiore apertura verso il cambiamento proposto.
La Lombardia, in particolare, si conferma un territorio politicamente articolato, dove convivono orientamenti differenti: il voto favorevole nelle province e la bocciatura nel capoluogo rappresentano due letture diverse della riforma e del ruolo della giustizia.
In questo contesto, Milano si afferma come un punto di riferimento nel panorama nazionale del “No”, mentre il resto della regione consolida una posizione distinta, rendendo la Lombardia uno dei casi più significativi per interpretare gli equilibri emersi dal referendum.
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