I festeggiamenti di Capodanno portano con sé luci, rumori e tradizioni che si ripetono ogni anno, ma anche un impatto ambientale che appare sempre più evidente.
Le rilevazioni ufficiali sulla qualità dell’aria mostrano come, nelle ore immediatamente successive alla mezzanotte, le concentrazioni di polveri sottili registrino aumenti significativi in molte zone d’Italia. Un fenomeno che sta spingendo un numero crescente di amministrazioni locali a introdurre restrizioni e divieti, riaccendendo il dibattito in vista del 2026.
I dati sulla qualità dell’aria dopo la mezzanotte
Le rilevazioni relative al Capodanno 2024-2025 confermano un andamento ormai ricorrente. Nelle ore immediatamente successive ai festeggiamenti, le concentrazioni di PM10 e PM2.5 aumentano in modo sensibile, con picchi che si registrano tra la mezzanotte e le prime ore del mattino. I report diffusi dagli enti regionali evidenziano come l’uso massiccio di botti e fuochi d’artificio incida direttamente su questi valori, portandoli in alcuni casi oltre le medie giornaliere abituali.
In Sicilia, le centraline di monitoraggio hanno rilevato un incremento netto delle polveri sottili in diverse aree urbane. Le differenze tra un territorio e l’altro sono risultate legate soprattutto alla densità abitativa e alle condizioni meteorologiche. In assenza di vento e con aria stabile, gli inquinanti tendono a ristagnare, rendendo più marcati gli effetti delle esplosioni pirotecniche. Pur trattandosi di un fenomeno concentrato in poche ore, il contributo al bilancio complessivo dell’inquinamento invernale risulta tutt’altro che trascurabile.
Un quadro simile emerge anche in Campania, dove le analisi successive al Capodanno mostrano lo stesso schema di crescita delle polveri sottili. Le autorità ambientali hanno sottolineato come i botti incidano in particolare sulle particelle più fini, considerate le più pericolose per la salute umana. Un elemento che rafforza l’attenzione su territori già esposti, durante l’inverno, a criticità ambientali persistenti.
Ordinanze comunali e nuove restrizioni locali
Alla luce dei dati sui picchi di inquinamento, diversi comuni hanno scelto di intervenire con ordinanze specifiche. Alcuni provvedimenti adottati alla fine del 2025 prevedono il divieto di utilizzo di petardi e fuochi d’artificio su tutto il territorio comunale o in zone particolarmente sensibili, come i centri storici e le aree ad alta densità abitativa. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’impatto ambientale e tutelare la salute pubblica durante le ore di festa.
Le motivazioni alla base di queste ordinanze non riguardano soltanto l’inquinamento atmosferico, ma anche la sicurezza delle persone e il benessere degli animali. Tuttavia, la componente ambientale sta assumendo un peso sempre più centrale nei documenti amministrativi, che fanno riferimento esplicito alla necessità di limitare le emissioni di polveri sottili in un periodo dell’anno già critico per la qualità dell’aria.
Queste misure rappresentano un cambio di passo nell’approccio istituzionale al Capodanno. Se in passato i divieti erano sporadici o legati a singole situazioni locali, oggi si inseriscono in una strategia più ampia di prevenzione, basata sull’analisi dei dati scientifici e su una visione di medio periodo.
Perché i divieti potrebbero aumentare nel 2026
L’insieme delle rilevazioni raccolte negli ultimi anni sta alimentando un dibattito sempre più acceso sul futuro dei festeggiamenti tradizionali. Le polveri sottili prodotte in poche ore si sommano infatti a quelle generate dal traffico e dal riscaldamento domestico, contribuendo a un carico inquinante complessivo che rende più difficile il rispetto dei limiti di legge sulla qualità dell’aria.
Secondo gli esperti, anche se i picchi legati ai botti sono di breve durata, l’impatto sulla salute può essere rilevante, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Bambini, anziani e persone con patologie respiratorie risultano particolarmente esposti nelle ore successive ai festeggiamenti, un aspetto che sta assumendo un ruolo centrale nelle valutazioni delle autorità sanitarie e ambientali.
In vista del 2026, è quindi probabile che i divieti si estendano a un numero crescente di città. Molte amministrazioni stanno già valutando soluzioni alternative meno impattanti, come spettacoli luminosi o eventi organizzati, nel tentativo di conciliare la tradizione con la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
Scopri di più da Gazzetta della Lombardia
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










