In Lombardia le morti sul lavoro continuano ad aumentare. Nei primi otto mesi del 2026 si contano 101 vittime, contro le 97 registrate nello stesso periodo del 2025, con un incremento del 4,1%. Il dato emerge dall’analisi dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, che monitora l’andamento degli infortuni mortali e il rischio nei diversi territori italiani.
Dei 101 decessi registrati in regione, 76 sono avvenuti durante l’attività lavorativa, con un aumento dell’11,8% rispetto ai 68 casi del 2025. Le vittime di incidenti in itinere, cioè avvenuti durante il tragitto tra casa e lavoro, sono invece 25, contro le 29 dell’anno precedente, con una diminuzione del 13,8%.
La Lombardia si colloca in zona gialla nella classificazione dell’Osservatorio, con un’incidenza di 16,6 morti per milione di occupati, inferiore alla media nazionale di 20,9. Il dato regionale, tuttavia, nasconde differenze significative tra le province e un aumento particolarmente marcato dei decessi che coinvolgono lavoratori stranieri.
Lodi, Brescia e Mantova in zona rossa per rischio di mortalità
La mappatura elaborata dall’Osservatorio Vega individua le aree più esposte sulla base dell’incidenza degli infortuni mortali rispetto al numero di occupati. A fine agosto 2026, tre province lombarde risultano in zona rossa: Lodi, con un’incidenza di 49,6 morti per milione di occupati, Brescia con 35,5 e Mantova con 32,6.
In zona gialla si trovano Pavia, con un indice di 20,7, Bergamo con 18,2 e Varese con 17,6. Non risultano province lombarde in zona arancione. La zona bianca comprende invece Cremona, con un’incidenza di 13,0, Milano con 10,8, Como con 7,6, Lecco con 7,2, Monza e Brianza con 5,2 e Sondrio, dove l’indice è pari a zero.
La classificazione considera il rapporto tra i decessi e la popolazione occupata, consentendo di confrontare territori con dimensioni e caratteristiche del mercato del lavoro differenti. Per questo motivo, il rischio relativo non coincide necessariamente con il numero assoluto delle vittime registrate in ciascuna provincia.
Il commento dell’Osservatorio Vega: cresce la mortalità sul lavoro
«Il bilancio dei primi otto mesi del 2026 restituisce un quadro preoccupante della sicurezza sul lavoro in Lombardia: 101 vittime complessive, con un aumento del 4,1% rispetto al 2025, che sale all’11,8% considerando i soli decessi in occasione di lavoro», dichiara l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, commentando i dati aggiornati ad agosto.
Rossato richiama anche le differenze territoriali e il peggioramento del dato relativo ai lavoratori stranieri. «Nonostante l’incidenza della mortalità regionale resti inferiore alla media nazionale, emergono forti criticità territoriali, con Lodi, Brescia e Mantova in zona rossa», osserva.
Per il presidente dell’Osservatorio, l’aumento dei decessi tra i lavoratori stranieri richiede un approfondimento sulle condizioni di rischio e sulle criticità ancora presenti nei luoghi di lavoro. «È necessario intervenire con misure di prevenzione mirate, rafforzando la formazione e i controlli sull’effettiva applicazione delle disposizioni di sicurezza», conclude Rossato.
Milano registra il maggior numero di vittime complessive
Considerando i numeri assoluti, Milano è la provincia lombarda con il maggior numero di morti sul lavoro e in itinere: 26 vittime da gennaio ad agosto 2026. Seguono Brescia con 22 decessi, Bergamo con 14, Mantova con 10 e Varese con 8. Lodi e Pavia registrano cinque vittime ciascuna, Cremona quattro, Monza e Brianza tre e Como due. Lecco e Sondrio chiudono la graduatoria con un decesso ciascuna.
Se si considerano esclusivamente gli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, la provincia più colpita è invece Brescia, con 20 vittime. Seguono Milano con 17 casi, Bergamo con nove, Varese con sette e Mantova con sei. Lodi e Pavia registrano cinque decessi ciascuna, mentre Como, Cremona e Monza e Brianza ne contano due ciascuna. A Lecco si registra un caso, mentre in provincia di Sondrio non risultano decessi in occasione di lavoro nel periodo considerato.
La distinzione tra i dati assoluti e l’incidenza sul numero degli occupati permette di leggere il fenomeno da due prospettive complementari. Milano presenta il numero più elevato di vittime complessive, mentre Lodi, Brescia e Mantova evidenziano i livelli di rischio più alti in rapporto alla popolazione lavorativa.
Oltre 62mila denunce di infortunio in occasione di lavoro
Nei primi otto mesi del 2026, in Lombardia sono state presentate 62.126 denunce di infortunio in occasione di lavoro, con un aumento del 6,7% rispetto alle 58.252 dello stesso periodo del 2025.
Le denunce riguardano 40.953 uomini, in crescita del 6% su base annua, e 21.173 donne, con un incremento del 7,9%. Anche tra i lavoratori stranieri si registra un aumento: le denunce sono state 16.985, contro le 15.474 del periodo gennaio-agosto 2025, pari a una crescita del 9,8%.
Il dato sulle denunce riguarda tutti gli infortuni segnalati e non soltanto quelli mortali. L’aumento va quindi distinto dall’andamento dei decessi, che costituiscono una componente specifica del fenomeno infortunistico.
Lavoratori stranieri: 28 vittime in occasione di lavoro
Uno degli elementi più rilevanti dell’analisi riguarda la mortalità tra i lavoratori stranieri. Da gennaio ad agosto 2026, in Lombardia si sono registrati 28 decessi in occasione di lavoro in questa categoria, contro i 12 dello stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento è pari al 133%.
Le 28 vittime rappresentano il 36,8% dei 76 decessi avvenuti durante l’attività lavorativa in regione. Il dato evidenzia una criticità che, secondo l’Osservatorio Vega, richiede di approfondire le condizioni operative e i fattori che possono aumentare l’esposizione al rischio, anche attraverso interventi mirati di informazione, formazione e controllo.
La fascia tra 55 e 64 anni è la più colpita
L’analisi per età individua nella fascia compresa tra 55 e 64 anni quella con il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: 28 vittime, pari al 36,8% del totale regionale.
Seguono i lavoratori tra 45 e 54 anni, con 18 decessi, e gli over 65, con 11 casi. Le fasce tra 25 e 34 anni e tra 35 e 44 anni registrano nove vittime ciascuna. Nella fascia più giovane, tra 15 e 24 anni, si conta un decesso.
La distribuzione per età consente di individuare i gruppi nei quali si concentra il maggior numero di vittime, ma non è sufficiente, da sola, a stabilire le cause degli incidenti. Per comprendere i fattori di rischio sono necessari approfondimenti sulle mansioni svolte, sulle condizioni di lavoro e sulle misure di prevenzione adottate.
Manifattura, costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti
Le attività manifatturiere sono al primo posto per numero di denunce di infortunio in occasione di lavoro in Lombardia, con 10.079 casi nei primi otto mesi del 2026.
Lo stesso comparto registra anche il maggior numero di decessi durante l’attività lavorativa, con 13 vittime. Seguono le costruzioni e il settore del trasporto e magazzinaggio, entrambi con 11 decessi.
I dati confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei comparti produttivi e nelle attività che presentano specifici rischi operativi. La prevenzione richiede l’applicazione delle norme, una formazione adeguata alle mansioni e controlli sull’effettiva adozione delle misure di protezione.
Come viene calcolato il rischio di mortalità
L’incidenza degli infortuni mortali misura il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa ogni milione di occupati presenti in una determinata area geografica. L’indicatore consente di confrontare regioni e province con una diversa consistenza della popolazione occupata.
La classificazione in zone utilizzata dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega permette di distinguere i territori in base al livello di incidenza rispetto alla media nazionale. La zona rossa individua le aree con i valori più elevati, mentre le altre fasce segnalano livelli progressivamente inferiori.
Per la Lombardia, il quadro aggiornato ad agosto 2026 mostra una situazione regionale sotto la media italiana in termini di incidenza complessiva, ma con forti differenze provinciali e un aumento delle vittime rispetto all’anno precedente. I dati richiamano quindi l’attenzione sulla necessità di rafforzare la prevenzione e di concentrare gli interventi nei territori e nei comparti maggiormente esposti.
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