«In Europa servono scelte concrete per salvare l’automotive. Non lo dico per pessimismo, lo dicono i numeri». Con queste parole Marco Bonometti, Cavaliere del Lavoro e presidente del Gruppo OMR Automotive, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà dell’industria automobilistica europea. L’intervento si è svolto il 13 ottobre a Milano, nella sede dell’Automobile Club Milano, durante il tavolo di #FORUMAutoMotive, iniziativa dedicata al confronto sui temi della mobilità e del settore automotive.
Bonometti, alla guida di OMR Automotive, gruppo specializzato nella progettazione e produzione di componenti strutturali per l’industria automobilistica, ha indicato una serie di criticità che, a suo giudizio, richiedono interventi concreti a livello europeo. Al centro del suo intervento, il calo della produzione, il costo dell’energia, le modalità della transizione tecnologica, la concorrenza dei produttori cinesi e le condizioni necessarie per continuare a investire e mantenere l’occupazione industriale.
Produzione europea in calo e crescita dei marchi cinesi
Nel suo intervento, Bonometti ha richiamato l’andamento del comparto dal 2019, sottolineando come l’Europa abbia perso 3,7 milioni di veicoli prodotti, mentre in Italia i volumi si siano quasi dimezzati. Nello stesso periodo, secondo i dati citati dal presidente di OMR Automotive, la quota di mercato dei marchi cinesi è passata dal 2% al 10%.
«Si è deciso dove arrivare senza chiedersi con quale energia, con quali fabbriche e con quali lavoratori», ha osservato Bonometti, criticando l’impostazione delle politiche industriali e della transizione automobilistica. Per il presidente del gruppo, gli obiettivi ambientali devono essere accompagnati da condizioni economiche e produttive compatibili con la capacità delle imprese europee di competere sui mercati internazionali.
Il tema riguarda anche la tenuta della filiera industriale, che comprende produttori di veicoli e aziende specializzate nella componentistica. La riduzione dei volumi produttivi e la pressione competitiva sui prezzi, secondo la posizione espressa da Bonometti, rendono necessario un quadro di regole che sostenga gli investimenti e tuteli le competenze presenti in Europa.
Il costo dell’energia e le modalità della transizione
Tra le priorità indicate, il presidente di OMR Automotive ha posto il costo dell’energia, considerato un fattore determinante per la competitività delle imprese. Nel confronto riportato durante l’intervento, il prezzo dell’elettricità in Italia è stato indicato in 115 euro per megawattora, contro i 61 euro della Francia.
«Non si può chiedere all’industria di elettrificare e poi venderle l’elettricità più cara d’Europa», ha dichiarato Bonometti, sostenendo che la transizione verso una mobilità a minori emissioni debba essere accompagnata da condizioni energetiche sostenibili per il sistema produttivo.
Il presidente del gruppo ha ribadito di non mettere in discussione l’obiettivo ambientale, ma di contestare le modalità con cui viene perseguito. «L’obiettivo ambientale non è in discussione, il metodo sì. Le regole le ha scritte Bruxelles e le quote di mercato le ha prese la Cina», ha affermato.
Bonometti ha inoltre richiamato la distanza tra gli obiettivi previsti per il 2030 e le previsioni di diffusione delle auto elettriche. A fronte di un obiettivo dell’80%, ha citato stime che indicano una quota del 40%. «Così non si guida una transizione: si programmano le multe», ha commentato.
La soluzione proposta è una maggiore neutralità tecnologica, con una valutazione delle emissioni basata sull’intero ciclo di vita dei veicoli. «Altrimenti non è una transizione: è una dismissione», ha aggiunto, chiedendo che le politiche ambientali tengano conto delle conseguenze industriali e occupazionali delle scelte adottate.
Componenti europei e dazi: le richieste alla politica industriale
Un altro punto centrale riguarda il contenuto europeo dei componenti impiegati nei veicoli. Bonometti si è espresso a favore del vincolo del 70% di componenti europei per accedere agli incentivi, a condizione che la percentuale venga calcolata sul valore reale e che il criterio sia applicato a tutti gli operatori.
«Non è protezionismo, è buon senso», ha dichiarato. La proposta punta, nella visione espressa dal presidente di OMR Automotive, a rafforzare la produzione all’interno del continente e a collegare il sostegno pubblico alla presenza effettiva di valore industriale europeo.
Sul fronte della concorrenza internazionale, Bonometti ha sostenuto anche la necessità di ricorrere ai dazi sui prodotti cinesi, precisando però che questa misura non può sostituire una strategia industriale complessiva. «Servono, ma da soli non sono una politica industriale», ha osservato, aggiungendo che chi intende vendere e produrre in Europa dovrebbe essere sottoposto agli stessi obblighi.
Il tema si inserisce nel confronto sulle condizioni di accesso al mercato europeo e sulla necessità di garantire alle imprese del continente regole competitive comparabili a quelle applicate ai produttori stranieri. Per Bonometti, la protezione della filiera non può limitarsi a misure commerciali, ma deve comprendere interventi strutturali a sostegno della produzione.
Lavoro, formazione e certezza delle regole
Le proposte illustrate al tavolo di #FORUMAutoMotive hanno riguardato anche il costo del lavoro e le ricadute occupazionali della trasformazione tecnologica. Bonometti ha chiesto una riduzione strutturale del cuneo fiscale, sostenendo che il peso che grava sui salari rappresenti un problema per la competitività delle imprese e per il reddito dei lavoratori.
«Il problema non sono i salari, è quello che ci sta sopra», ha affermato. Accanto alla riduzione del prelievo sul lavoro, ha indicato la necessità di istituire un fondo dedicato alla riqualificazione professionale delle persone impiegate nella produzione di motori tradizionali, affinché possano acquisire competenze utili nei nuovi processi industriali.
«Quelle persone vanno formate e accompagnate, non lasciate a casa», ha dichiarato, richiamando l’importanza di gestire la transizione senza disperdere il patrimonio di conoscenze e professionalità costruito negli anni dal settore automobilistico.
Un ulteriore ostacolo agli investimenti, secondo Bonometti, è rappresentato dall’incertezza normativa e dalla complessità burocratica. «Il costo vero è l’incertezza. Con regole che cambiano a ogni legislatura non investe nessuno», ha osservato, indicando nella stabilità delle disposizioni un requisito essenziale per consentire alle imprese di pianificare strategie industriali di lungo periodo.
La richiesta di una strategia europea per l’automotive
Nel suo intervento a Milano, Bonometti ha infine ricondotto le diverse proposte alla necessità di una politica industriale europea capace di tenere insieme transizione ambientale, competitività, investimenti e occupazione. Energia a prezzi sostenibili, neutralità tecnologica, valorizzazione dei componenti europei, misure commerciali e formazione dei lavoratori sono, nella sua impostazione, elementi complementari di una strategia per il futuro del comparto.
«Queste non sono richieste di parte. Sono le condizioni minime per continuare a investire, produrre e assumere in Europa», ha concluso il presidente di OMR Automotive. «Se queste scelte si fanno, l’Europa resta un continente che le auto le produce. Se non si fanno, diventerà un mercato dove le auto si comprano soltanto».
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