La cybersecurity assume un ruolo sempre più strategico nelle imprese italiane. La crescita delle minacce informatiche, la trasformazione digitale e l’evoluzione del quadro normativo stanno spingendo le organizzazioni a superare un approccio limitato alla protezione tecnica, per integrare la sicurezza nella gestione del rischio e nella continuità operativa.
Le direttive e i regolamenti europei, tra cui NIS2, DORA e AI Act, richiedono alle organizzazioni interessate di affrontare nuove esigenze di sicurezza e governance, con obblighi che variano in base al settore e al ruolo ricoperto. Automotive, energia, aerospazio e difesa, finanza, farmaceutica e infrastrutture critiche sono tra gli ambiti nei quali la protezione dei sistemi digitali assume particolare rilevanza.
A questo scenario si aggiunge l’intelligenza artificiale, che può rendere più sofisticate le minacce e introduce nuove esigenze nella gestione dei dati e nel controllo dei sistemi algoritmici. Per le imprese, la sfida consiste quindi nel coordinare tecnologie, processi e professionalità diverse.
La sicurezza deve accompagnare l’intero ciclo di vita dei sistemi
Applicazioni, servizi cloud, dispositivi connessi e sistemi industriali operano sempre più spesso all’interno di infrastrutture interdipendenti. Una vulnerabilità in un singolo componente può quindi ripercuotersi su altri sistemi e compromettere il funzionamento di un servizio.
Per questo motivo, la sicurezza deve essere considerata fin dalla progettazione e accompagnare tutte le fasi di sviluppo, integrazione e manutenzione. L’approccio comprende la protezione del codice, degli apparati, delle reti e dei dati, oltre alla definizione dei processi e delle responsabilità necessarie per gestire gli aggiornamenti.
La convergenza tra Information Technology ed embedded, ovvero i sistemi informatici integrati nei dispositivi, rende questa esigenza ancora più evidente. La protezione di un prodotto o di un servizio dipende anche dalle interfacce tra i componenti, dai flussi informativi e dalle modalità con cui il sistema viene mantenuto nel tempo.
Osvaldo My, Operations Manager di Adentis Italia, società di consulenza specializzata in sistemi embedded e nuove tecnologie, sottolinea l’importanza di un approccio integrato: «Il rischio non si ferma al perimetro informatico, ma attraversa applicazioni, dispositivi, reti industriali, dati e processi; per questo la sicurezza va considerata lungo tutto il ciclo di vita del sistema, dalla progettazione agli aggiornamenti».
Secondo My, le imprese devono integrare nei propri gruppi di lavoro specialisti con competenze verticali e professionisti capaci di collegare le scelte tecnologiche alle conseguenze operative. È questa collaborazione, osserva, a rendere la sicurezza efficace nei contesti reali, oltre la conoscenza dei singoli strumenti.
Cloud security e sistemi industriali, le competenze più richieste
Tra le competenze rilevanti per la protezione delle infrastrutture digitali figurano la cloud security, la gestione degli incidenti informatici, la valutazione delle vulnerabilità e la sicurezza dei sistemi OT/ICS, utilizzati rispettivamente nelle tecnologie operative e nei sistemi di controllo industriale.
A queste professionalità si affiancano le competenze nello sviluppo sicuro e nella protezione dei dispositivi connessi. Le imprese hanno bisogno non soltanto di specialisti, ma anche di figure in grado di mettere in comunicazione i gruppi tecnici con i responsabili dei processi aziendali e con le funzioni incaricate della gestione del rischio.
La sicurezza informatica diventa così una responsabilità trasversale. Le decisioni progettuali devono tenere conto dei requisiti tecnici e normativi, ma anche delle possibili conseguenze di un incidente sull’operatività, sui dati e sulla continuità dei servizi.
Intelligenza artificiale, governance e nuove professionalità
La diffusione dell’intelligenza artificiale amplia ulteriormente il quadro delle competenze necessarie. Accanto a data analyst, data engineer, AI engineer, specialisti di cybersecurity e cloud architect, acquistano importanza le professionalità capaci di occuparsi della governance dell’AI, della qualità dei dati e della valutazione dei rischi e della conformità dei sistemi algoritmici.
L’AI Act introduce un quadro europeo basato sul rischio per i sistemi di intelligenza artificiale. Gli obblighi dipendono dalla tipologia di sistema, dall’utilizzo e dal ruolo dell’organizzazione. Di conseguenza, le imprese devono sviluppare capacità adeguate per comprendere i rischi, governare l’impiego delle tecnologie e verificare il rispetto dei requisiti applicabili.
Le competenze necessarie cambiano in funzione del ruolo professionale. Alcune conoscenze, tuttavia, sono trasversali: capacità di interpretare i dati, comprensione dei principi di funzionamento dell’intelligenza artificiale, attenzione alla sicurezza digitale e pensiero critico.
Per i profili tecnici assumono particolare rilievo la programmazione, la statistica, le architetture cloud e la gestione delle pipeline di dati. Per chi si occupa di processi e organizzazione diventano centrali anche la data governance, la conoscenza delle attività aziendali e la capacità di tradurre le esigenze operative in progetti tecnologici.
Formazione tecnica, manageriale e normativa
L’evoluzione del settore richiede percorsi formativi articolati su più livelli. La formazione tecnica deve offrire strumenti operativi e occasioni di sperimentazione; quella manageriale deve aiutare a valutare i casi d’uso dell’intelligenza artificiale, i benefici attesi e i rischi associati.
Un terzo ambito riguarda la formazione normativa, che deve affrontare temi come privacy, responsabilità, trasparenza e tracciabilità. La conoscenza delle regole, infatti, deve accompagnarsi alla capacità di applicarle ai processi e alle decisioni aziendali.
Per le imprese, il punto centrale è far dialogare competenze tecnologiche, organizzative e regolatorie. La cybersecurity non può essere relegata a una verifica finale o affidata a un singolo reparto: deve entrare nelle scelte di progettazione e nella gestione quotidiana delle infrastrutture.
L’integrazione tra sicurezza informatica, intelligenza artificiale e governance rappresenta quindi una componente della resilienza digitale. In un contesto caratterizzato da minacce in evoluzione e requisiti normativi sempre più articolati, la capacità di coordinare persone, tecnologie e processi diventa essenziale per proteggere i sistemi e sostenere la continuità operativa.
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