Regione Lombardia partecipa a Solila, acronimo di Soil Health in Living Labs, il progetto europeo dedicato al miglioramento della salute dei suoli agricoli e urbani. L’iniziativa è finanziata dal programma Horizon Europe 2021-2027 e punta a realizzare entro il 2030 una rete di 100 Living Lab e Lighthouse, coinvolgendo territori rurali e urbani in diversi Paesi europei.
L’obiettivo è favorire la transizione verso suoli più sani attraverso la ricerca, la condivisione delle conoscenze e la sperimentazione di pratiche sostenibili. Il progetto intende mettere in relazione istituzioni, università, centri di ricerca e operatori del settore, promuovendo soluzioni adatte alle caratteristiche ambientali e produttive dei singoli territori.
I Living Lab sono ambienti di sperimentazione nei quali ricercatori, imprese e utilizzatori collaborano per sviluppare e verificare nuove soluzioni. I Lighthouse, invece, sono siti dimostrativi che consentono di valorizzare e diffondere le pratiche più efficaci. Entrambi gli strumenti mirano ad accelerare l’adozione di tecniche sostenibili e a favorire il trasferimento dei risultati della ricerca alle attività agricole.
Beduschi: «Condividere buone pratiche agronomiche»
Per la Lombardia, la partecipazione a Solila rappresenta un’opportunità per confrontare esperienze e modelli di gestione del suolo con altri territori europei. L’iniziativa si inserisce nelle attività regionali rivolte alla sostenibilità dell’agricoltura e alla tutela delle risorse naturali, con particolare attenzione alla necessità di mantenere la produttività dei terreni nel lungo periodo.
«L’agricoltura lombarda, pur confermandosi fra le più avanzate in Europa, si unisce ai progetti di ricerca europei per condividere buone pratiche agronomiche, tutelare la salute dei suoli, confrontare risultati e scambiare informazioni e modelli in grado di coniugare produttività, qualità, difesa dei terreni», dichiara Alessandro Beduschi, assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste.
L’assessore richiama inoltre l’attenzione sulle condizioni dei suoli europei. Secondo i dati citati da Beduschi, circa il 60-70% dei terreni nell’Unione europea non si troverebbe in buono stato di salute, mentre una quota compresa tra il 20% e il 25% sarebbe esposta a un rischio elevato di desertificazione.
Queste criticità rendono necessario individuare pratiche capaci di preservare la fertilità, migliorare la qualità dei terreni e ridurre gli impatti ambientali delle attività agricole. Il confronto tra esperienze e risultati scientifici può contribuire a individuare soluzioni applicabili alle diverse condizioni produttive e climatiche.
Il digestato tra le soluzioni per la fertilità dei terreni
Tra le pratiche richiamate da Beduschi figura l’utilizzo del digestato come fertilizzante organico. Si tratta del materiale residuo del processo di digestione anaerobica della sostanza organica, che può essere impiegato in agricoltura per restituire nutrienti al terreno, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa e delle caratteristiche dei suoli.
La Lombardia, caratterizzata da una significativa presenza di allevamenti e attività agroalimentari, dispone di quantitativi rilevanti di materiali organici potenzialmente utilizzabili per la fertilizzazione. Un impiego corretto del digestato può contribuire al recupero dei nutrienti e alla gestione più efficiente delle risorse, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti di origine minerale.
«Una delle soluzioni indicate a livello scientifico è legata all’utilizzo di digestato come fertilizzante di natura organica, materiale in buona disponibilità negli allevamenti lombardi, il cui utilizzo ha dato riscontri positivi in termini di livelli nutritivi e di impatto ambientale», aggiunge Beduschi.
La sperimentazione e il confronto scientifico restano importanti per valutare l’efficacia delle diverse pratiche nelle specifiche condizioni locali. Le caratteristiche del terreno, le colture e le modalità di distribuzione dei fertilizzanti sono infatti elementi determinanti per garantire benefici agronomici e contenere i possibili impatti ambientali.
Università e istituzioni nel partenariato italiano
Solila coinvolge istituzioni, organismi di ricerca e altri soggetti interessati alla gestione sostenibile del suolo in diversi Paesi europei. In Italia, oltre a Regione Lombardia, partecipano al progetto l’Università degli Studi di Brescia, l’Università di Torino, Mundi Riso Srl, Regione Piemonte, Strada del Riso Piemontese di Qualità e GAL Risorsalomellina Scarl.
La collaborazione tra enti pubblici, università e operatori del settore punta a favorire la circolazione delle conoscenze e a mettere a disposizione degli agricoltori strumenti utili per migliorare la gestione dei terreni. Il coinvolgimento di territori con caratteristiche differenti consente inoltre di confrontare pratiche e risultati, individuando soluzioni potenzialmente trasferibili anche ad altre aree agricole.
La partecipazione lombarda non comporta oneri per il bilancio regionale. Il costo delle attività gestite da Regione Lombardia è infatti interamente coperto dal contributo dell’Unione europea nell’ambito del programma Horizon Europe 2021-2027.
Attraverso Solila, la Regione punta quindi a rafforzare il collegamento tra ricerca e attività agricole, contribuendo agli obiettivi europei di tutela del suolo e promuovendo pratiche che possano conciliare produttività, qualità delle produzioni e sostenibilità ambientale.
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