Le Commissioni Agricoltura e Sanità, riunite in seduta congiunta, hanno fatto il punto sull’andamento dell’influenza aviaria in Lombardia, dopo i numerosi focolai registrati nelle ultime settimane.
Le autorità regionali hanno già istituito zone di protezione e sorveglianza attorno agli allevamenti colpiti, attivando le misure previste per contenere la diffusione del virus.
Il quadro degli ultimi focolai
La Direzione Welfare ha segnalato che tra ottobre e novembre 2025 il virus ha colpito diversi territori: Crema, con circa 60mila tacchini; Lodi, con quasi 15mila fagiani; Brescia, con 34mila tacchini; Varese, con 175mila galline ovaiole; oltre a più allevamenti nel mantovano.
In totale risultano coinvolti circa 353mila capi, per un indennizzo diretto stimato in 3,64 milioni di euro. L’origine dei contagi è riconducibile alla fauna selvatica, favorita dal fatto che le aree colpite si trovano lungo rotte migratorie.
Gli interventi economici e le misure attive
La Direzione Agricoltura ha ricordato che dal 2019 al 2024 sono stati attuati sei interventi per indennizzi indiretti, per un totale di 26 milioni di euro finanziati da fondi europei, nazionali e regionali.
Le associazioni di categoria hanno espresso forte preoccupazione per il ripetersi annuale dei focolai, chiedendo investimenti strutturali sul comparto avicolo, tempi rapidi per i risarcimenti e l’avvio di interventi di prevenzione, comprese eventuali vaccinazioni.
Le criticità evidenziate dalle ATS
Il Direttore del Dipartimento veterinario dell’ATS di Brescia, Claudio Monaci, ha sottolineato: «Nel bresciano ci sono 10 milioni di capi allevati in oltre 400 allevamenti del comparto avicolo. È fondamentale fare rete con istituzioni, Polizia provinciale e cacciatori per evitare o individuare precocemente l’introduzione del virus attraverso le vie del selvatico. Serve inoltre monitorare annualmente l’applicazione delle misure di biosicurezza in ogni allevamento».
Il Direttore del Dipartimento veterinario dell’ATS Valpadana, Vincenzo Traldi, ha aggiunto: «In caso di focolaio va applicata un’ordinanza restrittiva non solo per l’allevamento colpito, ma per tutti quelli entro un raggio di 10 chilometri. È una misura che limita l’operatività, ma necessaria per contenere il rischio di contagio».
Le richieste del settore e le prospettive
Durante l’audizione, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri e Cia hanno ribadito la necessità di rafforzare la sicurezza delle strutture – molte risalenti agli anni Settanta – e di programmare un piano di prevenzione stabile.
Il confronto proseguirà nelle prossime settimane, con l’obiettivo di definire un quadro di interventi strutturali che possa ridurre l’impatto delle future ondate virali.
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