Mangiare bene non è mai stato soltanto un gesto legato al gusto o alla necessità di nutrirsi. È un atto quotidiano che racchiude valori profondi, identità, memoria e visione del futuro. In un tempo dominato dalla velocità, dal consumo rapido e dalla standardizzazione, fermarsi a tavola diventa una scelta consapevole, quasi un atto culturale e civile.
Il concetto di “mangiar bene” va ben oltre la qualità del piatto. Parla di rispetto per le materie prime, di attenzione alla stagionalità, di conoscenza dei territori e delle persone che li abitano. Ogni ingrediente porta con sé una storia: il clima che lo ha fatto crescere, il lavoro che lo ha trasformato, la tradizione che lo ha tramandato. Scegliere cosa mangiare significa, in modo diretto, scegliere quale modello economico, sociale e culturale sostenere.
Negli ultimi anni il cibo è diventato un vero linguaggio contemporaneo. Attraverso il cibo discutiamo di sostenibilità, di filiere corte, di lavoro, di ambiente e di salute. La tavola è tornata a essere un luogo di dialogo, uno spazio di confronto dove si costruisce una cultura condivisa. Mangiare bene non è più un fatto individuale, ma collettivo.
Il mangiar bene non è privilegio, ma possibilità. È educazione al gusto, ma anche educazione civica. È memoria che si rinnova e futuro che prende forma. Ripartire dall’arte del mangiar bene significa ripartire da noi stessi, dal modo in cui viviamo, scegliamo e costruiamo ogni giorno la nostra comunità.
ARTICOLO REDATTO DA: ANDREA AVOGADRO e FEDERICO PREZIUSO
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