Una delle più rilevanti inchieste sulla criminalità organizzata nel Nord Italia ha raggiunto un passaggio decisivo. Nel maxi-processo “Hydra”, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano ha emesso 62 condanne con rito abbreviato e disposto il rinvio a giudizio per altri 45 imputati, su un totale di 145 persone coinvolte nell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.
La decisione del gup conferma la solidità dell’impianto accusatorio e riconosce l’esistenza di un sistema criminale strutturato e operativo nel cuore del tessuto economico lombardo.
Il riconoscimento del “sistema mafioso lombardo”
Al centro del procedimento c’è il riconoscimento giudiziario di quello che la Procura ha definito un vero e proprio “sistema mafioso lombardo”. Secondo l’accusa, Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra avrebbero superato le tradizionali rivalità per dar vita a un’alleanza stabile, finalizzata alla gestione congiunta di affari illeciti, estorsioni, traffici e infiltrazioni nell’economia legale.
Il gup Emanuele Mancini, al termine dell’udienza svoltasi nell’aula bunker del carcere di Opera, ha ritenuto fondati gli elementi presentati dai magistrati Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, riconoscendo la sussistenza di un’associazione mafiosa composta da appartenenti alle tre organizzazioni storiche.
Le condanne e le pene più elevate
Tra le sentenze emesse con rito abbreviato, spicca la condanna a 16 anni di reclusione inflitta a Massimo Rosi, ritenuto figura apicale della ’ndrangheta nel contesto lombardo. Altri imputati hanno ricevuto pene significative, mentre 18 persone sono state assolte e 9 hanno patteggiato la pena.
Per i 45 imputati rinviati a giudizio, si apre ora la fase del processo ordinario, che proseguirà nei prossimi mesi con un calendario di udienze già in via di definizione. Gran parte degli indagati risulta già detenuta in seguito alle misure cautelari confermate dal Tribunale del Riesame e successivamente dalla Corte di Cassazione.
Il ruolo delle indagini e dei collaboratori
L’inchiesta “Hydra” è stata condotta dal Nucleo investigativo dei Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Milano e si è basata su un lavoro investigativo complesso e articolato. Decisivo è stato anche il contributo di alcuni imputati che hanno scelto di collaborare con la giustizia, consentendo di ricostruire assetti, ruoli e modalità operative della presunta alleanza criminale.
Un passaggio delicato dell’indagine risale all’ottobre 2023, quando il gip aveva inizialmente rigettato alcune richieste di custodia cautelare. Decisione poi ribaltata nei successivi gradi di giudizio, a conferma delle difficoltà giuridiche e probatorie di un procedimento di tale portata.
Confische e impatto sul territorio
Accanto alle condanne e ai rinvii a giudizio, il giudice ha disposto anche la conferma di sequestri e confische patrimoniali per un valore complessivo vicino al mezzo miliardo di euro. I beni, ritenuti provento delle attività criminali, includono somme legate a presunti crediti fiscali fittizi e altre operazioni finanziarie considerate strumentali al sistema illecito.
Nel procedimento si sono costituite parte civile numerose istituzioni e realtà del territorio, tra cui il Comune di Milano, altri enti locali, associazioni antimafia e soggetti impegnati nella promozione della legalità. Il giudice ha riconosciuto provvisionali immediatamente esecutive a loro favore.
Un processo destinato a segnare un precedente
Il prosieguo del procedimento, con il processo ordinario a carico dei 45 imputati rinviati a giudizio, sarà determinante per definire in modo definitivo responsabilità e assetti di un sistema criminale che, secondo l’accusa, ha operato per anni nel cuore dell’economia regionale.
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