Manca poco all’inizio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Dal 6 febbraio, i riflettori internazionali si accenderanno su sci, snowboard, hockey e pattinaggio. Discipline che, fino a pochi anni fa, venivano considerate off-limits per chi convive con una malattia reumatologica.
Oggi lo scenario è cambiato. Grazie ai progressi della medicina e alle terapie più efficaci, anche i pazienti reumatologici possono praticare sport invernali. In molti casi, con i giusti accorgimenti, l’attività fisica viene addirittura consigliata. Per questo, in occasione delle Olimpiadi, la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ribadisce un messaggio chiaro: muoversi in inverno è possibile e fa bene.
Attività fisica e freddo: due falsi miti da superare
«Le Olimpiadi ci offrono l’occasione per sfatare due falsi miti ancora molto diffusi», spiega Andrea Doria, presidente della SIR e professore di Reumatologia all’Università di Padova. «Si pensa, infatti, che l’attività fisica e il freddo siano dannosi per chi ha una malattia reumatologica. In realtà non è così».
Secondo Doria, l’esercizio fisico, se praticato senza sovraccarichi articolari, riduce il dolore e migliora la mobilità. Inoltre, protegge la struttura muscoloscheletrica, influisce positivamente sull’umore e sulla qualità del sonno e migliora la tollerabilità ai farmaci. Per questo motivo, rappresenta una parte integrante della terapia reumatologica.
Per quanto riguarda il freddo, il presidente SIR chiarisce un punto fondamentale. «Le basse temperature non causano né riattivano le malattie reumatologiche. Possono però aumentare la rigidità muscolare e ridurre temporaneamente l’elasticità dei tessuti. Questo amplifica la percezione del dolore, ma non peggiora la patologia». Una distinzione che cambia l’approccio all’attività fisica invernale.
Nessuno sport vietato, ma attività su misura
«Non esistono sport vietati, ma non esistono neppure sport adatti a tutti», sottolinea Simone Parisi, delegato regionale SIR per Piemonte e Valle d’Aosta e direttore facente funzione della Struttura complessa di Reumatologia dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.
Ogni attività va scelta e adattata alla singola persona. Contano il tipo di malattia, la fase clinica, il grado di disabilità e il livello di allenamento. In questo contesto, sci di fondo, ciaspolate e pattinaggio si rivelano discipline complete. Migliorano equilibrio, coordinazione, forza neuromuscolare e densità ossea. Tuttavia, è essenziale selezionare percorsi e intensità compatibili con le proprie articolazioni.
La preparazione parte dall’equilibrio
La chiave è la preparazione. «Prima di affrontare la neve o il ghiaccio bisogna lavorare sull’equilibrio», prosegue Parisi. Postura, stabilità articolare e controllo del core rappresentano la base di ogni attività invernale. Allenare la forza senza un buon controllo del movimento aumenta il rischio di infortuni e riduce i benefici.
Per questo motivo, soprattutto nelle fasi iniziali, è importante affidarsi a professionisti. Medico dello sport, chinesiologo e reumatologo collaborano per valutare lo stato della malattia e costruire un programma personalizzato. In questo modo, il paziente può allenarsi in sicurezza e con obiettivi realistici.
Lo sport come terapia, non solo come competizione
«Le Olimpiadi e, soprattutto, le Paralimpiadi insegnano che lo sport non è solo competizione», aggiunge Parisi. «È cultura del corpo, rispetto dei limiti e adattamento intelligente». È lo stesso approccio adottato in reumatologia, dove non si chiede ai pazienti di fermarsi, ma di muoversi meglio.
Il movimento, infatti, rappresenta una vera e propria terapia. Se praticato correttamente, agisce su meccanismi neuromuscolari e biomeccanici che i farmaci non possono raggiungere. Per questo va affrontato con la stessa serietà delle cure farmacologiche.
Farmaci efficaci, ma lo stile di vita resta centrale
«Oggi disponiamo di terapie potenti che hanno rivoluzionato la reumatologia», conclude Andrea Doria. «Con una diagnosi precoce, la remissione è sempre più frequente e molti pazienti riescono anche a sospendere il cortisone». Tuttavia, trascurare lo stile di vita sarebbe un errore.
L’attività fisica migliora la salute generale e svolge un ruolo chiave nella prevenzione. Fattori come fumo, obesità e sedentarietà incidono sull’insorgenza e sull’evoluzione delle malattie reumatologiche. Promuovere il movimento significa quindi ridurre questi rischi.
Le cinque regole d’oro della SIR per gli sport invernali
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Personalizzare l’attività: scegliere sport, intensità e carichi in base alla malattia e alla fase clinica
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Prepararsi in anticipo: lavorare su equilibrio, postura e controllo del movimento prima della stagione invernale
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Farsi seguire da specialisti: coinvolgere reumatologo, medico dello sport e professionisti dell’esercizio
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Curare il riscaldamento: fondamentale per ridurre rigidità e rischio di infortuni
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Proteggersi dal freddo: utilizzare abbigliamento tecnico adeguato per mantenere muscoli e articolazioni al caldo
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