L’accesso alla casa per il personale sanitario si conferma una delle principali criticità del Servizio sanitario pubblico, soprattutto nelle regioni con forte pressione abitativa.
Affitti elevati, scarsità di alloggi e stipendi che non tengono il passo del costo della vita incidono direttamente sulla capacità di attrarre e trattenere professionisti.
Il modello Veneto: centinaia di alloggi a canone calmierato
In Veneto, negli ultimi anni, sono stati avviati progetti di housing sociale per il personale sanitario, attraverso il recupero e la destinazione di immobili di edilizia residenziale pubblica. Pur restando numericamente contenuti, gli interventi prevedono centinaia di alloggi a canoni calmierati, rivolti soprattutto a infermieri e operatori sociosanitari. Un’iniziativa che, pur non risolutiva, riconosce il nesso diretto tra casa e tenuta degli organici.
La situazione lombarda: numeri simbolici
In Lombardia, invece, i numeri sono esigui. I bandi regionali sugli alloggi Aler destinati al personale sanitario hanno messo a disposizione poche decine di unità abitative, concentrate su tre strutture: ASST Nord Milano, IRCCS Besta e IRCCS Policlinico di Milano. Le assegnazioni effettive risultano inferiori rispetto agli alloggi banditi, con un impatto marginale rispetto al fabbisogno reale.
Il confronto diventa più evidente se si considerano le dimensioni del sistema sanitario lombardo: oltre 200.000 addetti, di cui più di 90.000 tra infermieri, OSS e personale tecnico, con forte concentrazione nell’area metropolitana di Milano. In quest’area, i canoni di locazione per un bilocale superano spesso 900–1.000 euro al mese, mentre gli stipendi netti di molte figure sanitarie si collocano tra 1.400 e 1.700 euro.
La denuncia di FIALS Milano
«Il Veneto, con tutti i suoi limiti, ha almeno riconosciuto il problema e messo in campo numeri coerenti con una politica pubblica», dichiara Mauro Nobile, Segretario di FIALS Area Metropolitana di Milano. «In Lombardia, invece, siamo di fronte a operazioni simboliche: poche decine di alloggi non possono essere una risposta per migliaia di lavoratrici e lavoratori».
Il confronto diventa ancora più evidente se inserito nel quadro delle grandi scelte di spesa pubblica. «Per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 si parla di investimenti complessivi che sfiorano i 6 miliardi di euro, con opere in ritardo e cantieri che verranno chiusi anche dopo l’evento», prosegue Nobile. «Di fronte a questi numeri, fa impressione constatare che non si riescano a programmare centinaia di alloggi per chi garantisce ogni giorno il funzionamento degli ospedali».
Secondo FIALS Milano, la questione abitativa è ormai uno dei principali fattori di fuga dal servizio pubblico: rinunce ai contratti, trasferimenti verso altre regioni e difficoltà croniche a coprire i turni, soprattutto nei reparti più esposti.
«La sanità pubblica non si regge solo su slogan ed eventi internazionali», conclude Nobile. «Senza una politica abitativa strutturale, con numeri adeguati e tempi certi, continueremo a perdere professionisti mentre spendiamo miliardi altrove».
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