Il 2025 si chiude con un bilancio ancora drammatico sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, da gennaio a dicembre si contano 1.093 infortuni mortali, tre in più rispetto al 2024. Un dato che conferma come l’emergenza resti strutturale, nonostante una sostanziale stabilità dei numeri complessivi.
Il quadro nazionale: 798 morti sul lavoro, 295 in itinere
Nel dettaglio, 798 lavoratori hanno perso la vita in occasione di lavoro, mentre 295 sono deceduti in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro. Le regioni con il maggior numero di vittime totali risultano Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio. Il settore più colpito resta quello delle Costruzioni, seguito dalle attività manifatturiere e dal comparto dei trasporti e magazzinaggio.
Nel corso del 2025 sono aumentate anche le denunce di infortunio, cresciute dell’1,4% rispetto all’anno precedente.
Il commento dell’Osservatorio Vega
«Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l’edilizia, le attività manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilità della sicurezza restano evidenti», afferma l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.
«Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di tre vittime, questa apparente stabilità non può farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza», conclude Rossato.
Lombardia: il numero più alto di vittime in occasione di lavoro
All’interno del quadro nazionale, la Lombardia registra il dato più elevato di decessi in occasione di lavoro, con 112 vittime nel 2025. Seguono Campania (80), Veneto (76), Emilia-Romagna e Piemonte (65), Sicilia (64) e Lazio (60).
Nonostante l’elevato numero assoluto di morti, la Lombardia rientra nella zona bianca della classificazione Vega, grazie a un’incidenza inferiore alla media nazionale rapportata al numero di occupati. Un dato che evidenzia come la dimensione del sistema produttivo lombardo incida fortemente sul bilancio complessivo.
Rischio regionale: Sud più esposto, Lombardia in zona bianca
A dicembre 2025 finiscono in zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale (33,3 morti per milione di occupati), Basilicata, Campania, Umbria, Puglia, Sicilia e Marche.
In zona arancione si collocano Liguria, Calabria, Piemonte e Veneto. In zona gialla Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Abruzzo, Sardegna, Toscana e Molise. In zona bianca, oltre alla Lombardia, rientrano Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
Età, genere e nazionalità: chi rischia di più
L’analisi per fasce d’età mostra come i lavoratori over 65 siano i più esposti, con un’incidenza di 108,7 morti per milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni. In termini assoluti, proprio questa fascia registra il maggior numero di vittime, con 300 decessi.
Nel 2025 sono morte 98 donne, dodici in più rispetto al 2024. Crescono in particolare le vittime in itinere, che passano a 52 casi.
Preoccupante anche il dato relativo ai lavoratori stranieri: 251 le vittime complessive, pari a circa una su quattro. Il rischio di morte sul lavoro risulta più che doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani.
I giorni più pericolosi e le denunce di infortunio
Il lunedì si conferma il giorno più luttuoso della settimana, con il 21,8% degli infortuni mortali, seguito dal venerdì (20,6%).
Le denunce di infortunio totali salgono a 597.710, contro le 589.571 del 2024. Il maggior numero di segnalazioni arriva dalle attività manifatturiere, seguite da costruzioni, sanità, trasporto e magazzinaggio e commercio.
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