Il generale Carmelo Burgio ha presentato ufficialmente a Milano la propria candidatura a sindaco per le elezioni amministrative del 2027 con Futuro Nazionale. L’annuncio arriva dopo una lunga esperienza nelle Forze Armate, durata 49 anni, e apre la corsa del primo candidato ufficiale alla guida di Palazzo Marino.
«Sono pronto a metterci la faccia», ha dichiarato Burgio presentando un progetto politico che, nelle sue intenzioni, dovrà tradursi in un programma articolato. Il claim della campagna è «Proviamo tutti noi, insieme a Voi, a rendere Milano più vivibile, sicura, da amare. Per i nostri figli e nipoti». L’obiettivo indicato dal candidato è che «il Futuro ritorni a Milano».
Il programma non è ancora definito nei dettagli, ma Burgio ha indicato alcune delle principali priorità. La sicurezza viene considerata una condizione preliminare, alla quale dovranno affiancarsi interventi sulla mobilità, sulla giustizia sociale e sull’accessibilità della città.
Sicurezza e vivibilità al centro della candidatura
Per Burgio la sicurezza rappresenta una delle principali preoccupazioni espresse dai cittadini. «È una priorità ricavata da sondaggi», ha spiegato rispondendo alle domande dei giornalisti, sottolineando come molti milanesi considerino il tema un problema fondamentale.
Il candidato ha collegato la questione della sicurezza anche alla possibilità di vivere pienamente la città. «Se tu vivi in una zona insicura, non vai in farmacia la sera tardi e non vai a divertirti», ha affermato. Secondo Burgio, il sindaco dispone di competenze in materia, pur non essendo il principale responsabile dell’ordine pubblico.
Il rapporto con Questura, Prefettura e Forze dell’Ordine sarebbe quindi, nelle sue intenzioni, uno degli elementi centrali dell’azione amministrativa. «Quando ero a Trapani e a Caserta era importante avere il sindaco dalla parte nostra», ha ricordato, aggiungendo: «Per il mio stile di comando, ci metto la faccia».
Burgio ha però escluso l’idea di trasformare il ruolo del sindaco in quello di uno «sceriffo». «Non è compito mio fare lo sceriffo, fare il poliziotto», ha precisato. Il candidato ha tuttavia spiegato di voler essere presente sul territorio anche accanto alla Polizia locale, considerata insieme agli altri servizi comunali parte integrante della responsabilità amministrativa.
Sulla presenza di persone irregolari coinvolte in reati, Burgio ha assunto una posizione netta. «Prima di tutto bisogna rispettare la legge. Tutta la gente irregolare ed extracomunitaria che commette reati va allontanata», ha dichiarato. «Se uno delinque ed è pure entrato illegalmente nel territorio italiano io sono dell’idea che va mandato via».
Mobilità, periferie e una Milano più accessibile
Accanto alla sicurezza, Burgio ha indicato la mobilità come una delle questioni da affrontare. L’obiettivo sarebbe quello di migliorare i collegamenti tra il centro, le periferie e l’hinterland, favorendo una maggiore inclusione dei cittadini che vivono nelle aree esterne della città.
Il candidato ha criticato anche alcuni aspetti delle politiche di accessibilità e sosta nel capoluogo lombardo. «Milano è una città molto ricca, che però non è fatta per chi ricco non è», ha affermato, riferendosi anche alle difficoltà incontrate da chi raggiunge il centro in automobile e deve confrontarsi con le regole della sosta e della zona a traffico limitato.
«Sembra che facciamo di tutto per dire alle persone di rimanere a Quarto Oggiaro o a Giambellino», ha aggiunto, richiamando la necessità di evitare una contrapposizione tra centro e periferie.
Proprio le aree periferiche rappresentano un altro punto indicato come prioritario. Burgio ha parlato della necessità di intervenire sul decoro urbano, sulla qualità dei parchi e sulla disponibilità di attività ricreative e sportive. Secondo il candidato, i municipi più periferici avrebbero ricevuto negli anni meno attenzione rispetto al centro della città, definito il «salotto buono».
Urbanistica, San Siro e rapporto con il centrodestra
Tra gli argomenti affrontati durante l’incontro con la stampa ci sono state anche le inchieste sull’urbanistica milanese e il futuro dello stadio Meazza. Sulle indagini della Procura, Burgio ha difeso il diritto della magistratura a svolgere gli accertamenti, pur lasciando aperti interrogativi sull’applicazione delle norme.
«La Procura ha tutte le ragioni di attivare delle attività di indagine», ha detto. Secondo il candidato, occorrerà verificare se si sia trattato di un «pedissequo rispetto delle norme» oppure di una loro applicazione particolarmente adattata ai singoli casi. «A volte ci sono delle soluzioni perfettamente in linea con le regole ma sono un po’ regole addomesticate», ha osservato.
Sul progetto relativo al nuovo stadio di Inter e Milan e sulla possibile demolizione del Meazza, Burgio ha evidenziato sia gli aspetti economici sia quelli legati alla storia dell’impianto. «A livello di costi, demolire uno stadio comporta un sacco di spese per smaltire tutto quanto», ha affermato. Ma, al di là dei costi, pesa anche il valore simbolico dello stadio milanese. «Pensare di chiudere uno stadio come il Meazza è sempre una cosa che fa sorgere tanti dubbi», ha aggiunto, spiegando che personalmente avrebbe preferito «una soluzione di recupero» rispetto alla costruzione di un nuovo impianto per le società.
Burgio ha infine affrontato il tema del rapporto con il centrodestra. «Sono un uomo di destra», ha dichiarato, spiegando di considerare prioritaria la possibilità di favorire una vittoria della propria area politica.
In caso di un accordo di coalizione che prevedesse un suo passo indietro, il generale ha lasciato aperta questa possibilità. «Se mi dovessero dire, in una dinamica di coalizione, “il sacrificio”, per me non sarebbe nessun sacrificio», ha affermato. «Preferisco che ci sia una coalizione forte piuttosto che si solletichi la mia autostima, che è stata abbastanza soddisfatta in anni di servizio».
Burgio ha quindi concluso rivendicando un approccio orientato alla squadra: «Non vivo di culto della personalità, sono sempre stato nascosto. Ho il massimo rispetto per la carica di sindaco, ma la mia persona viene sempre dopo gli interessi della squadra».
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