L’aumento del costo della vita rende più onerosa la condizione dei docenti di ruolo che prestano servizio lontano dalla propria residenza. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), alla luce della stima preliminare Istat che indica per agosto 2026 un’inflazione del 3,3% su base annua, richiama l’attenzione sui costi sostenuti dal personale scolastico che da anni attende un possibile riavvicinamento familiare attraverso gli strumenti previsti dalla mobilità.
La questione assume una particolare rilevanza sul piano economico. Un docente fuori sede deve infatti sostenere, oltre alle normali spese del proprio nucleo familiare, anche i costi legati alla distanza tra la residenza e il luogo di lavoro. L’affitto di una seconda abitazione, le utenze e gli spostamenti periodici possono incidere in modo significativo sul reddito disponibile. L’inflazione contribuisce inoltre ad aumentare progressivamente l’onere di una situazione che, in numerosi casi, si protrae per diversi anni.
Il costo della mobilità a carico dei lavoratori
Secondo il CNDDU, la permanenza prolungata fuori sede dovrebbe essere considerata non soltanto nell’ambito amministrativo e contrattuale della mobilità, ma anche nella programmazione delle politiche economiche pubbliche. La distanza tra residenza e sede di servizio determina infatti un costo della mobilità professionale che rimane in larga parte a carico del singolo lavoratore.
Il Coordinamento propone quindi di valutare un sistema nazionale di compensazione dei maggiori oneri effettivamente sostenuti. L’eventuale misura, secondo la proposta, dovrebbe basarsi su criteri oggettivi e selettivi, considerando la distanza dalla residenza, la durata della permanenza fuori sede e le spese documentate per l’abitazione e i trasporti.
L’obiettivo non sarebbe quello di introdurre differenze territoriali nelle retribuzioni, ma di riconoscere una condizione economicamente distinta attraverso strumenti fiscali e di sostegno in grado di incidere sul reddito disponibile, senza modificare l’uniformità del trattamento economico previsto dai contratti.
Tra le ipotesi indicate dal CNDDU figurano una maggiore considerazione fiscale delle spese di locazione sostenute per ragioni di servizio, forme di sostegno alla mobilità interregionale e l’accesso ad alloggi a canone sostenibile. In questo quadro potrebbe assumere un ruolo anche una più efficace utilizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, soprattutto nelle aree caratterizzate da costi abitativi elevati.
La situazione dei docenti della classe A-46
La questione riguarda anche l’organizzazione complessiva del sistema scolastico. Quando il costo della permanenza in una determinata sede diventa troppo elevato rispetto alla retribuzione disponibile, possono emergere conseguenze sulla mobilità del lavoro, sulla distribuzione del personale e sulla stabilità professionale.
Una politica capace di ridurre questi costi potrebbe quindi contribuire anche a rendere più sostenibile il servizio scolastico nelle aree in cui il prezzo delle abitazioni e degli spostamenti rappresenta un ostacolo significativo.
Una criticità specifica viene segnalata per la classe di concorso A-46, relativa alle Scienze giuridico-economiche. In diversi ambiti territoriali, la limitata disponibilità di posti può restringere le possibilità di mobilità territoriale e annuale. Per alcuni docenti, questa situazione può tradursi in una permanenza fuori sede particolarmente lunga, con la conseguente reiterazione dei costi legati alla doppia sistemazione abitativa e agli spostamenti.
Il CNDDU ritiene pertanto necessario che la durata della permanenza lontano dalla residenza possa essere adeguatamente considerata nelle future determinazioni sulla mobilità, nel rispetto della normativa vigente, della consistenza degli organici e degli spazi riservati alla contrattazione collettiva. Per la classe A-46 viene inoltre chiesta una verifica delle effettive disponibilità territoriali e delle condizioni ordinamentali che incidono sulle possibilità di trasferimento e mobilità annuale.
La richiesta al Ministero dell’Istruzione
Alla luce dei nuovi dati sull’inflazione, il CNDDU rinnova al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara la richiesta di un intervento che affronti congiuntamente il problema della mobilità e quello della sostenibilità economica della permanenza fuori sede.
Il Coordinamento propone, per gli aspetti di rispettiva competenza, un confronto tra le amministrazioni responsabili delle politiche fiscali, abitative e dei trasporti. La richiesta si sviluppa lungo due direttrici: favorire il progressivo riavvicinamento dei docenti che da più anni lavorano lontano dalla propria residenza e, fino a quando questo non sia possibile, evitare che l’intero costo economico della distanza continui a ricadere sul lavoratore.
«Una politica pubblica moderna dovrebbe infatti considerare la mobilità geografica del personale anche in relazione alla sua sostenibilità economica», sostiene il CNDDU. La retribuzione nominale, secondo il Coordinamento, non rappresenta infatti da sola la condizione economica di chi deve destinare ogni mese una parte significativa dello stipendio al mantenimento di una seconda abitazione e agli spostamenti necessari per raggiungere la propria famiglia.
Per il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, la dinamica inflazionistica rende ancora più evidente la necessità di un intervento strutturale. L’obiettivo indicato è superare la logica delle misure occasionali e costruire una strategia capace di coordinare mobilità, fiscalità, politiche abitative e trasporti, individuando criteri trasparenti e sostenibili per riconoscere il costo effettivamente sostenuto dai docenti di ruolo che prestano servizio lontano dalla propria residenza.
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