Sono 290 le persone incontrate finora dagli Sportelli Lavoro attivati negli istituti penitenziari di Bergamo e Brescia nell’ambito del Protocollo regionale per l’inserimento socio-lavorativo delle persone sottoposte a esecuzione penale. I primi risultati della sperimentazione sono stati presentati durante il convegno “Sportelli per il lavoro nel sistema penitenziario: la sperimentazione in Lombardia”, organizzato nella sede di Regione Lombardia.
L’iniziativa punta a favorire il reinserimento sociale attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro. L’obiettivo è sostenere l’autonomia delle persone detenute e contribuire alla prevenzione della recidiva.
Tironi: «Il lavoro è una seconda possibilità»
«Quando parliamo di lavoro e di persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria affrontiamo il tema della loro dignità e della possibilità, per loro, di costruire un futuro diverso», ha dichiarato l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi.
«Il lavoro non è soltanto sostegno economico: è autonomia, responsabilità e appartenenza alla comunità. Per chi affronta un percorso di esecuzione penale può rappresentare una concreta seconda possibilità, che significa creare le condizioni per assumersi la responsabilità del proprio futuro e rimettere in gioco capacità e competenze», ha aggiunto.
La sfida, secondo l’assessore, consiste nel costruire un sistema capace di accompagnare la persona dal carcere al territorio, dalla presa in carico all’acquisizione di competenze, fino all’accesso a un’opportunità professionale. La Regione sta lavorando alla definizione di un modello da consolidare progressivamente e adattare alle caratteristiche degli altri istituti penitenziari lombardi.
I risultati negli istituti di Bergamo e Brescia
Gli Sportelli Lavoro sono attivi nella Casa circondariale di Bergamo, nella Casa circondariale Nerio Fischione di Brescia, a Canton Mombello, e nella Casa di reclusione di Verziano.
A Brescia il servizio è stato avviato il 17 febbraio 2026 a Canton Mombello e il 15 aprile a Verziano. Complessivamente sono stati incontrati 170 detenuti: 120 nella struttura di Canton Mombello e 50 a Verziano, tra cui 20 donne.
A Bergamo, nella Casa circondariale don Fausto Resmini, lo sportello è operativo dall’11 marzo 2026. Gli operatori hanno effettuato 16 accessi, incontrando 96 persone. Altre 24 sono state segnalate dall’Area Trattamentale e coinvolte in percorsi formativi, portando a 120 il totale delle persone raggiunte.
Dagli sportelli a un modello regionale
Il progetto nasce da una proposta di Sviluppo Lavoro Italia, nell’ambito dell’iniziativa “Reti specialistiche e misure per l’inserimento lavorativo delle persone detenute”, promossa dal Ministero del Lavoro e dal Ministero della Giustizia. Regione Lombardia ha condiviso la sperimentazione con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria e con l’Ufficio interdistrettuale di Esecuzione penale esterna per la Lombardia, attraverso un Protocollo d’intesa approvato nell’ottobre 2025.
Il fulcro dell’intervento è lo Sportello Lavoro, un presidio di politiche attive all’interno degli istituti penitenziari. Gli operatori dei Centri per l’Impiego si occupano di ascolto, orientamento e presa in carico, con l’obiettivo di valorizzare le competenze delle persone e individuare percorsi professionali coerenti con le loro caratteristiche.
La Regione coordina la sperimentazione e ne favorisce il collegamento con gli strumenti di politica attiva già disponibili, tra cui il Programma GOL e la Dote Inserimento Lavorativo, che sostengono i percorsi individuali di formazione e accompagnamento al lavoro.
Il coinvolgimento delle imprese e la Legge Smuraglia
Un ruolo centrale è affidato anche alle imprese, chiamate a contribuire alla costruzione dei percorsi attraverso opportunità di formazione, tirocinio e occupazione. Regione Lombardia intende rafforzare le attività di sensibilizzazione e accompagnamento delle aziende, promuovendo la conoscenza degli strumenti disponibili e delle agevolazioni previste dalla Legge Smuraglia.
L’obiettivo è favorire l’incontro tra le competenze delle persone detenute e le esigenze del sistema produttivo, superando i pregiudizi che ancora ostacolano il loro inserimento professionale.
«La responsabilità non può ricadere soltanto sulla persona: dobbiamo creare le condizioni perché anche il sistema produttivo sia pronto a riconoscere competenze, potenzialità e valore, andando oltre il percorso passato», ha concluso Tironi. «Investire nel reinserimento significa investire nella dignità individuale, ma anche nella sicurezza, nella coesione e nella qualità dell’intera comunità».
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