Il Tribunale di Milano ha dichiarato discriminatoria la clausola del bando del Ministero della Difesa che richiedeva la cittadinanza italiana per partecipare al concorso pubblico destinato al reclutamento di 1.100 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, nell’Area degli assistenti.
La decisione è stata assunta dalla sezione Lavoro, con la giudice Saioni. Il dispositivo della sentenza è stato comunicato il 30 ottobre 2026 e ordina al Ministero di modificare il bando, consentendo la partecipazione anche ai cittadini dell’Unione europea e ad alcune categorie di cittadini di Paesi terzi: familiari di cittadini UE, titolari di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo e beneficiari di protezione internazionale. Restano fermi gli altri requisiti previsti dal concorso.
Il Tribunale ha inoltre disposto la fissazione di un nuovo termine congruo per la presentazione delle domande, così da permettere anche agli interessati inizialmente esclusi di partecipare alla selezione.
La riapertura dei termini dopo lo svolgimento delle prove
La pronuncia arriva dopo una diffida inviata dall’ASGI a gennaio e la successiva notifica del ricorso a luglio. Nonostante l’iniziativa legale, a ottobre il Ministero aveva già fatto svolgere le prove scritte.
Il giudice ha quindi ordinato all’amministrazione di riaprire le domande entro tre giorni, prevedendo una penalità di 100 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione. Le prove dovranno essere nuovamente indette, ammettendo anche i candidati appartenenti alle categorie indicate nella sentenza. I relativi costi saranno a carico del Ministero.
Le mansioni previste dal concorso
La selezione riguarda 1.100 posti per profili professionali non dirigenziali, con mansioni che comprendono attività di cuoco, meccanico, assistente sanitario, informatico, operaio edile e diverse figure tecniche.
Secondo quanto evidenziato dalle associazioni promotrici del ricorso, la decisione rappresenta un passaggio significativo nell’accesso al lavoro alle dipendenze del Ministero della Difesa da parte di cittadini stranieri. La pronuncia ribadisce infatti che il requisito della cittadinanza italiana non può essere imposto in modo generalizzato, ma soltanto nei casi espressamente previsti dalla normativa.
La soddisfazione delle associazioni
APN – Avvocati per Niente ODV, ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione APS e CGIL Lombardia hanno espresso soddisfazione per la decisione del Tribunale di Milano.
Le tre organizzazioni sottolineano il valore della pronuncia rispetto al principio di parità di trattamento nell’accesso al pubblico impiego e chiedono al Ministero della Difesa di dare tempestiva esecuzione alla sentenza.
L’obiettivo, secondo le associazioni, è evitare il ripetersi di clausole discriminatorie nei futuri bandi e garantire l’accesso alle opportunità di lavoro pubblico a tutte le persone che ne hanno diritto, nel rispetto dei requisiti di legge e delle competenze richieste.
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