Novartis lancia Catalyst, un progetto per rafforzare l’organizzazione della ricerca clinica negli ospedali e favorire il trasferimento dei risultati scientifici nella pratica assistenziale. L’iniziativa, presentata a Milano durante l’evento «Innovazione che cambia la vita», prevede una prima fase con progetti pilota in Lombardia, Veneto, Toscana e Campania.
Il programma nasce dal confronto con sperimentatori, centri di ricerca, società scientifiche ed esperti del settore. Tra le criticità individuate figurano gli adempimenti burocratici, la carenza di personale dedicato e le difficoltà nell’integrare gli studi clinici nei percorsi di cura. Catalyst intende intervenire su questi aspetti, sostenendo i centri nel miglioramento della gestione delle sperimentazioni.
Tra le azioni previste rientrano la digitalizzazione dei processi, la valorizzazione delle professionalità specializzate e lo sviluppo delle Clinical Trial Unit, strutture dedicate alla gestione degli studi clinici. Il progetto punta inoltre a coinvolgere maggiormente le direzioni generali degli ospedali e a rafforzare il collegamento tra strutture sanitarie, territorio e ricerca.
Il divario tra il valore della ricerca e la conoscenza dei cittadini
A evidenziare la necessità di intervenire è anche il rapporto tra la percezione dell’importanza della ricerca e il livello di informazione della popolazione. Secondo l’indagine «Valore, percezione e impatto della ricerca clinica in Italia», realizzata da AstraRicerche, il 78% degli italiani considera innovazione e ricerca strumenti importanti per lo sviluppo del Paese, mentre l’84% le ritiene rilevanti per il benessere della società.
Solo il 27,1% degli intervistati, tuttavia, si dichiara molto o abbastanza informato sul tema. Un dato che richiama l’esigenza di migliorare non soltanto l’organizzazione delle sperimentazioni, ma anche la comunicazione e il coinvolgimento dei cittadini.
«La ricerca è una parte fondamentale del percorso di cura e la sua gestione richiede una visione più strategica e integrata, a partire dalla standardizzazione e digitalizzazione dei processi degli studi clinici presso i centri», afferma Paolo Petralia, direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e vicepresidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso).
«L’ambizione è creare le condizioni organizzative affinché la ricerca generi benefici concreti e misurabili per i pazienti, i professionisti e il sistema, attraverso processi sempre più integrati, standardizzati e digitalizzati», aggiunge.
Novartis, 924 centri clinici attivi in Italia
Secondo i dati diffusi dall’azienda, Novartis collabora in Italia con 924 centri clinici attivi e coinvolge oltre 2.000 pazienti nelle proprie attività di ricerca. Gli studi si concentrano principalmente su oncologia, area cardiorenale-metabolica, immunologia e neuroscienze.
Le attività di sviluppo comprendono diverse piattaforme tecnologiche, tra cui medicina di precisione, terapie con radioligandi, siRNA e terapie cellulari e geniche.
«Oggi la sfida non è soltanto aprire nuove frontiere della scienza, ma assicurare che il valore dell’innovazione possa tradursi in un impatto concreto sulla vita delle persone», sottolinea Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia. «Per questo vogliamo mettere a disposizione innovazione, competenze e capacità di costruire partnership, che contribuiscano a ridurre la distanza tra ciò che la ricerca rende possibile e ciò che riesce realmente ad arrivare ai pazienti».
L’iniziativa si inserisce nelle celebrazioni per i 250 anni di innovazione scientifica di Novartis e per i 30 anni dalla nascita dell’azienda. All’evento milanese ha partecipato anche lo scrittore Paolo Giordano, che ha contribuito con un testo inedito dedicato al significato della scienza e al ruolo dell’innovazione medico-scientifica nella vita delle persone.
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