Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) lancia un nuovo e articolato allarme sulla condizione economica dei docenti di ruolo fuorisede, sempre più schiacciati da un costo della vita incompatibile con le retribuzioni attuali e dall’assenza di reali misure compensative legate alla sede di servizio.
A rafforzare la denuncia è la più recente indagine del Codacons, basata sui dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, secondo cui Milano si conferma nel 2025 la città più cara d’Italia. La spesa mensile per un paniere di prodotti alimentari, ortofrutticoli e servizi essenziali sfiora i 600 euro, con un differenziale superiore al 62% rispetto a Napoli, che risulta invece la grande città più economica. Tra i centri più onerosi figurano anche Aosta e Bolzano, mentre tra i meno costosi Palermo e Catanzaro.
Le differenze territoriali sulla spesa alimentare
La frattura territoriale emerge in modo ancora più netto osservando la sola spesa alimentare. Per 28 prodotti di uso quotidiano, Catanzaro registra una spesa media di circa 165 euro, Napoli 168 euro e Bari 172 euro, mentre Bolzano arriva a 220 euro, con un incremento di oltre il 33% rispetto alla città calabrese.
Differenze che incidono pesantemente sui bilanci familiari, soprattutto per i lavoratori della scuola costretti a vivere lontano dalla propria residenza.
Servizi essenziali sempre più cari
Anche i costi dei servizi restituiscono un quadro critico. Il prezzo medio di un panino al bar varia dai 2,7 euro di Ancona ai 5,7 euro di Milano, ben oltre la media nazionale di 3,8 euro. Un’otturazione dal dentista può costare 176 euro ad Aosta e appena 70 euro a Napoli.
Lavare l’auto supera i 21 euro a Bolzano, che detiene anche il primato del cappuccino più caro d’Italia. Sul fronte della cura della persona, una messa in piega oscilla dai 13 euro di Napoli agli oltre 23 euro di Bologna, mentre il taglio donna può arrivare a 30 euro a Trieste.
Docenti fuorisede: una condizione di progressivo impoverimento
Secondo il CNDDU, il docente di ruolo fuorisede rappresenta oggi una delle categorie più esposte all’erosione del salario reale. Affitti elevatissimi, doppia domiciliazione, costi di trasporto e spese quotidiane sproporzionate rendono l’insegnamento, soprattutto nelle grandi città del Nord, economicamente insostenibile nel medio-lungo periodo.
Le conseguenze non sono solo materiali: rinvio delle scelte di vita, stress cronico, rinunce sanitarie e culturali e crescenti difficoltà nel garantire la continuità didattica. Particolarmente critica è la situazione dei docenti che da oltre dieci anni mantengono la sede di titolarità lontana dalla propria residenza, per i quali il “fuorisede” non è più una fase transitoria ma una condizione permanente di logoramento economico e psicologico.
“Una contraddizione inaccettabile per la scuola pubblica”
«È profondamente contraddittorio – sottolinea il CNDDU – che proprio coloro che educano alle pari opportunità e ai diritti fondamentali siano vittime di una disuguaglianza strutturale che assume i contorni di una vera e propria discriminazione territoriale». La scuola pubblica, ribadisce il Coordinamento, non può reggersi sul sacrificio silenzioso dei suoi docenti.
L’appello al ministro Valditara
Per queste ragioni, il CNDDU rivolge un appello diretto al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo l’attivazione urgente di misure mirate, in particolare per i docenti con sede di titolarità lontana dalla residenza da oltre dieci anni. Tra le proposte:
– una procedura straordinaria e annuale di mobilità interprovinciale e interregionale, svincolata dai vincoli ordinari;
– il riconoscimento automatico di un’indennità di sede, progressiva e parametrata al costo della vita;
– priorità nelle politiche abitative agevolate e negli affitti calmierati;
– il riconoscimento contrattuale e fiscale delle spese per doppia domiciliazione e rientri periodici;
– forme di flessibilità organizzativa, compatibili con il servizio, per ridurre l’impatto della distanza prolungata.
“Dove si impoverisce chi educa, si indebolisce la democrazia”
«Non è più accettabile – conclude il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento – che insegnare lontano da casa assomigli a un atto di resistenza economica e umana. Garantire condizioni di vita dignitose ai docenti significa tutelare il diritto a un’istruzione di qualità e rafforzare la coesione sociale del Paese. Dove si impoverisce chi educa, si indebolisce la democrazia».
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