Nel 2025, in Lombardia, circa 1 impresa su 3 ha segnalato problemi seri nel reperire personale, una quota che fotografa un sistema produttivo in affanno proprio mentre la domanda di lavoro resta elevata. A soffrire maggiormente sono industria e commercio, ma le difficoltà attraversano tutti i comparti economici regionali.
Un problema diffuso, che cresce con la dimensione d’impresa
La carenza di candidati non colpisce tutte le aziende allo stesso modo. I dati mostrano una correlazione chiara: più cresce la dimensione aziendale, più diventa difficile assumere. Nelle imprese con oltre nove addetti, la quota di posizioni considerate “di difficile copertura” supera stabilmente il 30%.
Le realtà più strutturate, pur disponendo di maggiori risorse, faticano a intercettare profili adeguati sia sul piano tecnico sia su quello organizzativo. Le microimprese, invece, riescono in parte a compensare grazie a reti informali e a un rapporto diretto con il territorio, anche se non sono immuni dal problema.
I settori più colpiti: industria in testa
Il quadro settoriale evidenzia differenze significative:
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Industria (34%)
È il comparto più in difficoltà. Qui pesa soprattutto la scarsità di profili tecnici e specializzati, fondamentali per sostenere innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica. -
Commercio (31%)
La difficoltà di reperimento è legata anche al ricambio generazionale e alla minore attrattività di alcune mansioni, spesso caratterizzate da orari discontinui e forte pressione operativa. -
Servizi (30%)
Un settore ampio e trasversale, dove la carenza riguarda sia figure qualificate sia profili di base, in particolare nella logistica e nei servizi alla persona. -
Artigianato (28%)
È il comparto meno colpito, ma solo in termini relativi. Qui la presenza di microimprese e l’apprendistato diretto sul campo attenuano il problema, senza però risolverlo.
Le cause: mismatch, demografia e formazione
Alla base dell’emergenza personale ci sono fattori diversi che si sovrappongono. Il primo è il mismatch tra domanda e offerta di competenze: le imprese cercano profili tecnici, digitali e operativi che il mercato del lavoro fatica a fornire in numero adeguato.
A questo si aggiunge il calo demografico, che riduce progressivamente la platea dei giovani disponibili, e una connessione ancora debole tra sistema scolastico e mondo produttivo, soprattutto nei percorsi tecnici e professionali. Il risultato è un mercato in cui posti di lavoro e candidati esistono, ma faticano a incontrarsi.
Come reagiscono le imprese lombarde
Per fronteggiare la carenza di personale, le aziende stanno sperimentando strategie diverse, spesso legate al settore di appartenenza:
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Industria
Approccio più strutturato, con largo uso di agenzie per il lavoro, investimenti in welfare aziendale, premi di risultato e percorsi di crescita interna. -
Servizi e commercio
La leva principale è la flessibilità: orari adattabili, part-time, turnazioni personalizzate, smart working dove possibile e maggiore attenzione al clima aziendale. -
Artigianato
Forte puntata su tirocini, apprendistato e formazione on-the-job, oltre a interventi sull’organizzazione del lavoro e sulla sicurezza.
Le imprese medio-grandi tendono verso modelli integrati che combinano retribuzione, benessere e partecipazione. Le microimprese, invece, continuano a basarsi su rapporti diretti e fiducia personale, con minori strumenti strutturati.
Titoli di studio: il paradosso della scuola superiore
Uno degli aspetti più critici riguarda il livello di istruzione. In Lombardia, nel 2025, il diploma di scuola superiore è il titolo più difficile da reperire. La carenza raggiunge valori molto elevati, soprattutto nel commercio e nei servizi, segno di un sistema produttivo che richiede competenze tecniche e operative intermedie, oggi sempre più rare.
Anche i laureati non sono facilmente reperibili, in particolare nei servizi avanzati e nell’industria, mentre sorprende la difficoltà nel trovare personale con bassa scolarizzazione, soprattutto in settori come logistica e artigianato.
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