Un nuovo impianto avicolo nell’area del Lavagnone, tra Desenzano del Garda e Lonato, sta suscitando interrogativi e mobilitazioni tra i cittadini.
Dopo una petizione che ha superato le 1.550 firme e la manifestazione dei giorni scorsi, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pollini ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere a Regione Lombardia di approfondire gli effetti ambientali, infrastrutturali e archeologici del progetto e di valutare una possibile localizzazione alternativa.
Il progetto nell’area del Lavagnone
Il progetto riguarda la realizzazione di un nuovo impianto avicolo nell’area del Lavagnone, nel territorio bresciano. Secondo quanto riferito dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pollini, l’intervento interessa una struttura di circa 6.300 metri quadrati, con un’altezza prevista di 9 metri.
L’impianto sarebbe destinato all’incubazione di 150mila uova di tacchino alla settimana e alla gestione di circa 21mila pulcini al giorno. Dimensioni che, secondo Pollini, renderebbero necessario valutare non soltanto la struttura prevista, ma anche le conseguenze complessive sulla zona.
«A Lavagnone non è in discussione soltanto la realizzazione di un nuovo impianto avicolo: è in gioco l’idea di sviluppo che vogliamo per questo territorio», dichiara Pollini. La consigliera richiama in particolare la presenza di un’area agricola considerata di pregio e la vicinanza con il sito archeologico del Lavagnone, inserito nel patrimonio UNESCO.
La mobilitazione dei cittadini
L’intervento arriva dopo una petizione che ha superato le 1.550 firme e una manifestazione organizzata nei giorni scorsi a Desenzano del Garda. Alla mobilitazione hanno partecipato numerosi cittadini di Lonato e di altri comuni del territorio bresciano.
«Quella mobilitazione dimostra che esiste una comunità che chiede di essere ascoltata senza subire passivamente trasformazioni profonde del proprio territorio», afferma la consigliera regionale, spiegando di aver depositato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere a Regione Lombardia di approfondire il progetto.
Secondo Pollini, tra gli aspetti da esaminare rientrano il consumo di suolo, la trasformazione del paesaggio agricolo, la viabilità e il traffico collegati all’attività dell’impianto, oltre alle emissioni, alla gestione delle acque e alla tutela del patrimonio archeologico.
La vicinanza al sito archeologico
Uno dei temi sollevati riguarda la distanza tra l’area interessata dal progetto e il sito archeologico del Lavagnone, che si trova a circa 120 metri.
Pollini richiama inoltre i recenti pareri della Soprintendenza e le verifiche richieste prima dell’eventuale avvio dei lavori. «La presenza di testimonianze storiche rende ancora più importante procedere con tutte le necessarie verifiche archeologiche, prima di qualsiasi trasformazione del territorio», sostiene la consigliera.
Secondo quanto riferito nell’interrogazione, la Soprintendenza avrebbe chiesto al Comune una mappatura del rischio archeologico e avrebbe prescritto al proponente di non iniziare i lavori prima degli opportuni sopralluoghi.
Viabilità, ambiente e consumo di suolo
Nell’interrogazione presentata in Consiglio regionale, Pollini chiede inoltre di approfondire il pregio naturalistico e agricolo dell’area, considerando anche la presenza del PLIS del Corridoio morenico del basso Garda bresciano.
Tra gli elementi indicati dalla consigliera ci sono anche le possibili conseguenze sulla viabilità. Nell’area interessata, secondo quanto riportato, sono oggi presenti prevalentemente strade battute a uso agricolo. L’aumento del traffico legato alla movimentazione della produzione potrebbe quindi rendere necessari nuovi collegamenti e determinare ulteriori trasformazioni del territorio.
«Ci chiediamo quale sarebbe il costo territoriale di un impianto di queste dimensioni», afferma Pollini, che richiama anche la necessità di approfondire gli impatti emissivi e la gestione della matrice acqua, compreso il rischio di eventuali percolamenti.
La richiesta a Regione Lombardia
La consigliera regionale chiede quindi a Regione Lombardia di assumere un ruolo nella valutazione complessiva dell’intervento, insieme al Comune e al soggetto proponente.
«La politica deve avere il coraggio di fare scelte, soprattutto quando sono in gioco territori di pregio e il diritto delle comunità locali a partecipare alle decisioni che ne cambieranno il futuro», conclude Pollini.
La richiesta avanzata dal Movimento 5 Stelle è quella di considerare una localizzazione alternativa per l’impianto e di valutare gli effetti dell’intervento sulla tutela ambientale, paesaggistica e archeologica dell’area del Lavagnone. Pollini richiama infine la necessità di considerare anche gli effetti sulla qualità della vita delle comunità locali, sostenendo che lo sviluppo del territorio debba tenere conto delle caratteristiche dell’area e delle conseguenze delle nuove infrastrutture.
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