Questa sera l’Italia apre le porte al mondo.
La Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano–Cortina 2026 non è soltanto l’inizio ufficiale dei Giochi: è un momento simbolico, un gesto collettivo che segna l’incontro tra popoli, culture e storie diverse.
Milano accoglie l’Olimpiade come una grande capitale contemporanea, capace di unire innovazione e memoria, velocità e profondità. La città diventa teatro di un evento globale, ma senza perdere il suo tratto distintivo: la capacità di trasformare ogni incontro in relazione, ogni spazio in esperienza.
Questa Olimpiade nasce da un’idea precisa: non concentrare, ma distribuire. Non imporre un unico centro, ma creare una rete di luoghi, territori e comunità. Milano e Cortina d’Ampezzo guidano questo racconto a due voci, città e montagna, futuro e tradizione, mentre intorno a loro un Paese intero partecipa.
La Cerimonia di Apertura racconta proprio questo: un’Italia che non si mostra come cartolina, ma come sistema vivo. Un Paese che accoglie senza uniformare, che ospita senza rinunciare alla propria identità. Ogni dettaglio, ogni gesto, ogni scelta scenica parla di equilibrio, misura, armonia.
Le Olimpiadi sono competizione, ma prima ancora sono incontro. Atleti, delegazioni e spettatori arrivano da ogni parte del mondo portando con sé lingue, abitudini, aspettative. L’Italia risponde con ciò che le appartiene da sempre: la capacità di far sentire chiunque parte di una storia comune.
In questi giorni Milano diventa un crocevia globale. Le strade, le piazze, gli spazi urbani si trasformano in luoghi di dialogo. Fuori dagli impianti sportivi, la vita continua, ma con un ritmo diverso. È il tempo dell’attesa, dello scambio, della scoperta reciproca.
Questa Cerimonia di Apertura non inaugura solo un calendario di gare. Inaugura un modo di stare insieme. Un tempo sospeso in cui il mondo si riconosce in valori condivisi: rispetto, impegno, eccellenza, solidarietà.
Milano–Cortina 2026 inizia così: con un gesto di apertura, con una promessa. Quella di un’Olimpiade che non si limita a mostrare performance straordinarie, ma che lascia un segno più profondo. Nei territori, nelle persone, nella memoria collettiva.
Questa sera l’Italia non si limita ad accendere i Giochi.
Accende un dialogo che attraversa confini, culture e generazioni.
E il mondo, entrando, è già parte di questa storia.
Articolo redatto da: ANDREA e FEDERICO
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