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Imballaggi, nuovo regolamento europeo: imprese italiane in ritardo

Il PPWR introduce nuovi obblighi su tracciabilità, documentazione tecnica e conformità ambientale

Dal 12 agosto 2026 le imprese italiane dovranno confrontarsi con le nuove regole europee sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio previste dal regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation).

La normativa introduce nuovi requisiti tecnici e cambia il modo in cui le aziende dovranno raccogliere, gestire e dimostrare le informazioni ambientali relative ai propri prodotti.

Secondo l’analisi realizzata da TreeBlock, società italiana attiva nella gestione dei dati ESG e nella digitalizzazione dei processi di sostenibilità, molte imprese stanno ancora completando l’adeguamento ai nuovi obblighi e affrontano difficoltà nella raccolta della documentazione necessaria.

Una filiera da oltre 51 miliardi di euro

L’impatto del nuovo regolamento riguarda un settore strategico dell’economia italiana.

Nel 2024 sono state immesse sul mercato nazionale 17,26 milioni di tonnellate di imballaggi, con una crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente. La filiera del packaging, della stampa e del converting supera complessivamente i 51,3 miliardi di euro.

A questo si aggiunge il peso crescente dell’e-commerce, che in Italia ha raggiunto un valore di 58,8 miliardi di euro e alimenta una domanda sempre maggiore di soluzioni per confezionamento, logistica e spedizioni.

Secondo le stime di settore, il mercato italiano degli imballaggi continuerà a crescere nei prossimi anni, sostenuto sia dall’espansione delle vendite online sia dagli investimenti necessari per rispettare le nuove norme europee.

Non basta più dichiarare la sostenibilità

Uno degli elementi centrali del PPWR riguarda la responsabilità delle aziende.

Con il nuovo regolamento il soggetto responsabile non sarà soltanto chi produce materialmente l’imballaggio, ma anche l’impresa che vende il prodotto con il proprio marchio.

Anche le aziende che affidano la produzione del packaging a fornitori esterni dovranno quindi verificare la conformità degli imballaggi e conservare la documentazione tecnica richiesta.

«La vera rivoluzione introdotta dal PPWR non riguarda soltanto il packaging, ma il modo in cui le aziende dovranno gestire i dati. Molte organizzazioni pensano che la sfida sia cambiare un materiale o ridurre qualche grammo di plastica. In realtà dovranno dimostrare, attraverso documentazione tecnica completa e dati affidabili, il rispetto di ogni requisito previsto dal regolamento», spiega Stefan Grbovic, CEO di TreeBlock.

Fascicolo tecnico e dichiarazione di conformità tra i nuovi obblighi

Dal 12 agosto diventeranno fondamentali il Fascicolo Tecnico e la Dichiarazione di Conformità UE per gli imballaggi immessi sul mercato.

La precedente documentazione predisposta secondo la direttiva europea 94/62/CE non sarà più sufficiente e dovrà essere aggiornata.

Il nuovo sistema richiede alle imprese una maggiore capacità di misurazione e tracciabilità delle informazioni ambientali. La sostenibilità dovrà essere supportata da dati verificabili e non potrà più basarsi soltanto su dichiarazioni generiche.

I settori più esposti: alimentare, e-commerce e farmaceutico

Secondo TreeBlock, alcuni comparti saranno più coinvolti dall’applicazione del regolamento.

Tra questi ci sono il settore alimentare e delle bevande, che rappresenta circa l’80% degli imballaggi prodotti in Italia, il commercio elettronico, la cosmetica, i marketplace digitali e il farmaceutico.

Per l’e-commerce cambieranno anche le regole relative agli spazi vuoti nelle confezioni. In assenza di motivazioni tecniche, il volume inutilizzato degli imballaggi non potrà superare il 40% dello spazio complessivo del pacco, con l’obiettivo di ridurre sprechi e trasporti non necessari.

Greenwashing e sanzioni: cresce l’attenzione sui dati ambientali

Il PPWR si inserisce in un quadro europeo più ampio dedicato alla trasparenza ambientale.

Dal 27 settembre 2026 entreranno infatti in vigore nuove disposizioni contro il greenwashing, che limiteranno l’utilizzo di indicazioni come “green”, “eco” o “sostenibile” senza adeguate prove tecniche.

«Le due normative seguono una logica comune. Il legislatore europeo non chiede soltanto alle aziende di essere più sostenibili, ma di poterlo dimostrare. Per questo il dato tecnico assume un ruolo centrale: senza informazioni misurate, documentate e verificabili diventa sempre più difficile sostenere qualsiasi dichiarazione ambientale», aggiunge Grbovic.

Le violazioni più gravi legate a pratiche commerciali scorrette potranno comportare sanzioni fino a 10 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo.

La sfida per le imprese sarà la gestione delle informazioni

Secondo TreeBlock, il principale cambiamento introdotto dal PPWR riguarda quindi la capacità delle aziende di organizzare e mantenere aggiornati i dati relativi ai propri prodotti.

La raccolta delle informazioni dovrà essere accompagnata da strumenti capaci di garantire tracciabilità e disponibilità dei dati in caso di controlli.

Tra le soluzioni utilizzate dalle imprese figurano strumenti per il calcolo della Carbon Footprint di Prodotto, analisi del ciclo di vita (LCA), report sulle emissioni secondo il GHG Protocol e Digital Product Passport, il passaporto digitale che raccoglie le informazioni tecniche e ambientali lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

«Questi strumenti non sostituiscono gli organismi di certificazione, ma aiutano le aziende a costruire dati solidi, coerenti e tracciabili sui quali potranno essere effettuate le verifiche previste dalla normativa», conclude il CEO di TreeBlock.

Per le imprese italiane la priorità sarà quindi anticipare gli adeguamenti, costruendo sistemi di gestione dei dati capaci di semplificare gli obblighi normativi e aumentare la trasparenza verso clienti, partner e autorità di controllo.


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