Assotir chiede al Governo di non ricorrere a un nuovo taglio lineare delle accise per fronteggiare il recente aumento del prezzo del gasolio, ma di adottare misure mirate per contrastare gli effetti del nuovo shock energetico. Secondo l’associazione dell’autotrasporto, è necessario rafforzare il controllo sull’andamento dei prezzi, coinvolgere la committenza nella gestione dei maggiori costi e sollecitare un intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per verificare eventuali fenomeni speculativi.
L’associazione sottolinea come il comparto sia reduce dalla crisi che ha interessato il periodo compreso tra marzo e giugno e che le conseguenze dell’aumento dei costi energetici continuino a riflettersi sull’intero sistema economico, alimentando l’inflazione e incidendo sulla domanda di consumi.
Gasolio in aumento dopo le tensioni internazionali
Secondo Assotir, il riacutizzarsi delle ostilità in Medio Oriente ha determinato un rapido incremento del prezzo del gasolio, aumentato di 18 centesimi al litro in pochi giorni.
La presidente nazionale di Assotir, Anna Vita Manigrasso, evidenzia come il settore stia affrontando una nuova fase di difficoltà mentre sono ancora in corso gli interventi per superare gli effetti della precedente emergenza.
«Il settore è appena uscito dalla crisi di marzo-giugno e non è il solo a rischiare danni incalcolabili. Le conseguenze sull’intero sistema economico sono evidenti, tra inflazione e ulteriore indebolimento della domanda di consumi», afferma Manigrasso.
La presidente aggiunge: «Mentre si vanno lentamente a sanare da parte del Governo le penalizzazioni per il trasporto professionale dovute alla prima fiammata speculativa, in due settimane il prezzo del gasolio è tornato ai livelli di marzo. E, per quel poco che si riesce a capire, non c’è alcun segnale di inversione di tendenza nell’immediato. Al contrario, alcuni esperti prevedono ad agosto un litro di gasolio a 2,70 euro».
Le proposte per il settore dell’autotrasporto
Il segretario generale di Assotir, Claudio Donati, ritiene che una nuova riduzione generalizzata delle accise non rappresenti la soluzione più efficace.
«È necessario non disporre un nuovo taglio lineare delle accise che, come abbiamo visto, ha penalizzato il trasporto professionale e ha avvantaggiato solamente le gite fuori porta. Occorre invece controllare, con maggiore attenzione che in precedenza, l’andamento del prezzo del gasolio. Per un aumento di 18 centesimi al litro sono bastati 15 giorni, dal 5 al 20 luglio. Per avere lo stesso calo di 18 centesimi, invece, sono stati necessari più di tre mesi, dal 12 aprile al 5 luglio scorsi. Al Governo chiediamo maggiore incisività di intervento rispetto a quanto finora messo in campo», dichiara Donati.
Secondo Assotir, è inoltre necessario coinvolgere in modo strutturale la committenza affinché partecipi alla gestione dell’aumento dei costi lungo la filiera del trasporto.
L’appello contro le distorsioni del mercato
Donati richiama l’attenzione anche sul ruolo dei grandi operatori del trasporto, evidenziando la necessità che gli aumenti tariffari riconosciuti dalla committenza vengano trasferiti anche ai subvettori.
«È ancora più urgente coinvolgere in via istituzionale la nostra committenza che deve farsi carico di questa nuova situazione invece di ricorrere a furberie e sotterfugi che, alla lunga, risulterebbero dannosi anche per sé stessa. Nella committenza va incluso anche il mondo dei Primi Vettori, ovvero i grandi operatori del trasporto che spesso si sono visti riconoscere dai propri clienti l’aumento tariffario collegato al caro-gasolio, ma si sono ben guardati dal rigirarlo ai subvettori. Una distorsione di mercato non solo odiosa, ma intollerabile, perché danneggia proprio l’anello più debole della filiera che, guarda caso, è anche l’unico che mette i camion per far arrivare la merce», sostiene il segretario generale.
La richiesta di un monitoraggio dell’Antitrust
Assotir rinnova infine l’appello all’Autorità garante della concorrenza e del mercato affinché vigili sui rincari registrati nei prezzi dei beni di consumo.
«Abbiamo appena visto l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e altri generi di prima necessità. Su alcuni prodotti si sono registrati rincari a due cifre, con la scusa degli aumenti dei costi di trasporto. In realtà, anche nei pochi casi in cui i trasportatori hanno ottenuto un aumento tariffario, la sua incidenza sul prezzo di vendita del prodotto finale doveva essere minima, nell’ordine dello zero virgola, e non dell’8% o addirittura del 12% come è successo. Aumenti che sanno di speculazione in danno del consumatore, addossando la responsabilità al trasportatore che, a volte, non aveva preso neppure un centesimo di aumento», conclude Donati.
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