La nuova variante al Piano di governo del territorio (PGT) di Milano rischia di rallentare gli interventi edilizi e di mettere in difficoltà l’intera filiera artigiana della casa. A lanciare l’allarme sono Unione Artigiani e CNA Milano, che stimano in almeno 1,5 miliardi di euro il valore delle attività del comparto che potrebbero rimanere bloccate.
La presa di posizione è contenuta in una dichiarazione congiunta di Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani, e Sergio Rizza, in rappresentanza del presidente di CNA Milano, Matteo Reale. Le due associazioni riconoscono le ragioni dell’Amministrazione comunale, ma chiedono che le nuove regole non si traducano in ulteriori ostacoli procedurali per lo sviluppo e il recupero edilizio della città.
Il rischio di uno stallo amministrativo
Secondo Unione Artigiani e CNA Milano, il rafforzamento della trasparenza e la necessità di garantire un quadro normativo certo devono accompagnarsi a procedure che consentano agli interventi di proseguire. Le associazioni sottolineano in particolare la necessità di rispondere alla domanda abitativa e di rispettare le scadenze legate alla direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, nota come Casa Green.
«Il serio rischio di uno stallo amministrativo, generato da un aggravio di lavoro per gli uffici e la moltiplicazione di momenti decisionali con annessi contenziosi, avrebbe un impatto estremamente negativo anche sulla filiera artigiana della casa della Grande Milano», dichiarano Accornero e Rizza.
Le due organizzazioni stimano che il comparto coinvolga circa 60mila imprese e oltre 200mila lavoratori. Il possibile rallentamento delle pratiche edilizie avrebbe quindi conseguenze che andrebbero oltre il settore immobiliare, incidendo sull’attività di numerose categorie professionali collegate alla costruzione e alla riqualificazione degli edifici.
Dall’impiantistica ai serramenti, gli effetti sulla filiera
Il valore delle attività che potrebbero essere interessate dal blocco ammonta, secondo le stime delle associazioni, ad almeno 1,5 miliardi di euro. Un rallentamento degli interventi rischierebbe di compromettere la programmazione del lavoro di imprese e artigiani, con ripercussioni su commesse, investimenti e organizzazione delle attività.
Tra le categorie coinvolte figurano impiantisti, elettricisti, idraulici, specialisti della domotica, serramentisti, fabbri, piastrellisti e posatori di pavimenti. La filiera comprende anche imbianchini, cartongessisti, produttori e installatori di complementi d’arredo e mobilieri, oltre a numerose altre professionalità specializzate.
Il timore espresso dalle associazioni è che l’incertezza sulle procedure e sui tempi autorizzativi finisca per rallentare non soltanto i nuovi interventi, ma anche le opere di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
La richiesta di certezze per imprese e acquirenti
Nel loro intervento, Accornero e Rizza richiamano anche le conseguenze dell’incertezza urbanistica per chi investe nel mercato immobiliare. La ripartenza degli interventi, sostengono, richiede un quadro di riferimento chiaro per imprese, operatori e acquirenti.
«Milano non può attendere l’ultima sentenza della Corte di Cassazione sulle vicende urbanistiche per ripartire. E non può nemmeno pensare di riaccendere i motori dopo i diversi provvedimenti giudiziari di primo grado e senza certezze per acquirenti e operatori», concludono i rappresentanti delle due associazioni.
La richiesta rivolta all’Amministrazione comunale è quindi di evitare che la revisione delle regole urbanistiche produca una paralisi delle attività edilizie, con conseguenze economiche e occupazionali per un comparto che comprende migliaia di imprese artigiane dell’area metropolitana milanese.
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