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Pompe di calore, CNA Milano: «Solo 13% delle imprese sa come funzionano»

Una ricerca nazionale promossa da CNA, coordinata da CNA Milano, fotografa gli ostacoli all’elettrificazione del calore: il 42,2% delle aziende non ha ancora valutato di convertire i processi produttivi

Le imprese italiane conoscono ancora poco le pompe di calore e le opportunità legate all’elettrificazione del calore. Quasi una su due non ha mai valutato di convertire uno o più processi produttivi, mentre tra gli impiantisti il costo degli interventi rappresenta il principale ostacolo alla diffusione della tecnologia. È quanto emerge dalla ricerca realizzata nell’ambito del progetto nazionale CNA dedicato all’elettrificazione del calore, coordinato da CNA Milano insieme alle Unioni nazionali CNA Produzione e CNA Installazione Impianti.

Lo studio, presentato il 3 novembre a Bologna durante l’incontro conclusivo «Elettrificare per competere. Competenze, tecnologie e imprese per la nuova transizione energetica», ha analizzato il livello di conoscenza delle tecnologie, l’interesse delle aziende e le difficoltà incontrate dai professionisti del settore.

Tra i dati principali, soltanto il 13,3% delle imprese individua correttamente il funzionamento di una pompa di calore. Il 42,2% dichiara di non aver ancora valutato l’elettrificazione di uno o più processi produttivi. Dal lato degli impiantisti, invece, il 74,7% segnala il costo eccessivo dell’installazione tra le principali resistenze dei clienti.

Elettrificazione dei processi produttivi, il 42,2% delle imprese non ha ancora valutato interventi

Il progetto CNA si è sviluppato attraverso due percorsi paralleli. Il primo, rivolto agli impiantisti, ha previsto attività informative e formative online e in presenza, oltre a corsi pratici gratuiti organizzati a Busto Arsizio, Forlì e Roma. Il secondo ha coinvolto le imprese manifatturiere attraverso iniziative e appuntamenti di settore, tra cui MECSPE a Bologna, CNA Network e BeOpen a Brescia.

Al termine delle attività sono stati raccolti i risultati di due questionari. Quello rivolto alle imprese ha ottenuto 83 risposte e ha approfondito il livello di conoscenza delle tecnologie, gli ambiti produttivi interessati e le principali difficoltà nell’avvio degli investimenti.

Il 42,2% delle aziende non ha ancora valutato la possibilità di elettrificare uno o più processi produttivi. Il 22,9% ha già realizzato almeno un intervento, il 14,5% ha avviato una valutazione preliminare e il 9,6% ha sospeso o rinviato il progetto.

Il problema principale resta economico. I costi iniziali sono indicati dal 53% delle imprese, pari a 44 rispondenti su 83. Seguono l’incertezza sui tempi di ritorno dell’investimento, segnalata dal 26,5%, il costo dell’energia elettrica (25,3%) e la difficoltà di accesso ai finanziamenti (22,9%). La mancanza di competenze e l’incertezza normativa pesano rispettivamente per il 16,9% e l’8,4%. Un altro 16,9% non segnala ostacoli significativi.

«L’elettrificazione del calore non riguarda soltanto l’energia: riguarda il modo in cui le imprese organizzano e sviluppano i propri processi produttivi», afferma Valentina Di Berardino, responsabile nazionale CNA Produzione. La transizione, secondo la rappresentante dell’associazione, richiede valutazioni caso per caso e strumenti che consentano alle aziende di individuare gli interventi più adatti alle proprie esigenze.

Pompe di calore, solo il 13,3% delle imprese ne conosce il funzionamento

Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda la conoscenza delle tecnologie. Alla domanda sul funzionamento di una pompa di calore, il 74,7% dei rispondenti la descrive come un sistema che utilizza energia elettrica per produrre direttamente calore. Soltanto il 13,3% indica invece la definizione corretta: un dispositivo che trasferisce calore da un ambiente all’altro.

La conoscenza del funzionamento alle basse temperature risulta più diffusa, ma permangono alcune convinzioni errate. Il 63,9% riconosce che una pompa di calore può funzionare anche a temperature molto inferiori allo zero. Il 20,5% ritiene invece che il funzionamento sia possibile soltanto fino a zero gradi, mentre il 10,8% pensa che il sistema si spenga automaticamente.

Il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti produttivi rappresentano l’ambito di applicazione più frequentemente affrontato o preso in considerazione, indicato dal 55,4% delle imprese. La produzione di calore per i processi industriali segue con il 28,9%, mentre il 24,1% non ha ancora individuato processi o tecnologie da elettrificare.

Per Matteo Reale, presidente di CNA Milano, è necessario rendere gli investimenti sostenibili anche per le aziende di dimensioni ridotte. «La transizione energetica deve tradursi in un vantaggio concreto per chi produce, non aggiungere un ulteriore elemento di incertezza. Servono politiche che riconoscano le specificità delle PMI e consentano loro di programmare gli investimenti con una prospettiva di medio-lungo periodo», ha dichiarato.

Eurofusione Nironi, consumi ridotti del 70% con l’elettrificazione degli impianti

Tra le esperienze aziendali raccolte dalla ricerca figura quella di Eurofusione Nironi, impresa familiare di Reggio Emilia specializzata nella fonderia di leghe di alluminio in pressocolata.

Dopo la crisi del 2008-2009, l’azienda ha avviato un percorso di trasformazione attraverso l’elettrificazione dei macchinari e la revisione dei processi produttivi. In collaborazione con il costruttore, ha sviluppato una soluzione che ha consentito di ridurre del 70% i consumi energetici e aumentare del 25% la produttività del primo impianto.

Negli anni successivi l’impresa ha progressivamente sostituito le presse oleodinamiche con nuovi modelli elettrificati. «Per noi l’elettrificazione non è stata soltanto una scelta tecnologica, ma un investimento sulla capacità dell’impresa di competere nel tempo, riducendo i costi di produzione, migliorando la qualità e aumentando la produttività», racconta Stefano Nironi, amministratore delegato dell’azienda.

Il percorso è stato accompagnato anche dal supporto di CNA, in particolare nell’individuazione delle opportunità di finanziamento necessarie a sostenere gli investimenti.

Impiantisti, il costo delle installazioni è il principale ostacolo

Il secondo questionario ha raccolto 217 risposte da parte degli impiantisti: 125 provenienti da webinar ed eventi e 92 dai corsi di formazione. Il 59,4% dei professionisti dichiara di aver installato pompe di calore negli ultimi dodici mesi.

Tra coloro che hanno realizzato installazioni, il 28,3% ne ha effettuate da quattro a sei e il 27,6% da due a tre. Il 26% dichiara invece di averne installate più di dieci. I sistemi aria/aria e aria/acqua sono quelli indicati più frequentemente, rispettivamente dal 58,5% e dal 52,5% dei rispondenti.

Sul fronte delle difficoltà incontrate con i clienti, il 74,7% degli impiantisti indica il costo eccessivo dell’installazione. Il 46,1% segnala invece la mancanza di spazi tecnici adeguati, mentre il 22,6% richiama il costo dell’energia necessario per il funzionamento degli impianti. Le tempistiche troppo lunghe sono indicate soltanto dal 3,7%.

Anche nella promozione degli interventi emergono criticità legate agli aspetti pratici ed economici: il 58,1% degli impiantisti segnala le problematiche relative all’installazione e il 57,6% indica il prezzo.

Il giudizio sulla tecnologia è complessivamente positivo tra i professionisti che l’hanno già utilizzata. Soltanto il 9,7% segnala un funzionamento insoddisfacente, mentre il 30,4% non ha riscontrato alcuna problematica. La difficoltà più frequente riguarda gli spazi necessari per consentire le operazioni di manutenzione e riparazione, indicata dal 33,2%.

«La diffusione delle pompe di calore richiede una filiera impiantistica preparata, in grado di affrontare non soltanto l’installazione, ma anche la progettazione, l’integrazione con gli impianti esistenti e la corretta gestione del sistema», sottolinea Diego Prati, responsabile nazionale CNA Installazione Impianti.

Formazione e competenze, gli impiantisti chiedono più preparazione pratica

La ricerca evidenzia anche la necessità di rafforzare la formazione dei professionisti. Dopo le attività informative e formative, il 73,3% degli impiantisti assegna un punteggio di 4 o 5 alla propria conoscenza e consapevolezza sulle pompe di calore.

Restano tuttavia alcune esigenze di aggiornamento. Il 56,7% chiede maggiori approfondimenti sugli aspetti pratici, mentre il 51,2% indica quelli normativi relativi all’installazione. Seguono gli aspetti normativi e fiscali legati a detrazioni e bandi regionali, segnalati dal 39,6%, e gli aspetti teorici, indicati dal 39,2%.

Un ulteriore elemento riguarda il momento in cui il professionista viene coinvolto nella scelta dell’impianto. Il 61,3% degli impiantisti dichiara di essere contattato quando il cliente deve sostituire la caldaia, il 15,7% a ristrutturazione già conclusa e soltanto il 10,6% durante la fase di costruzione dell’edificio.

Anticipare il confronto con l’installatore potrebbe consentire una valutazione più approfondita delle alternative tecnologiche e della compatibilità degli interventi con le caratteristiche degli edifici. La ricerca CNA evidenzia così la necessità di affiancare agli incentivi economici una maggiore diffusione delle conoscenze, competenze tecniche e strumenti di accompagnamento per le imprese.


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