In Lombardia quasi un lavoratore su due guadagna meno di 25mila euro all’anno. È quanto emerge da un rapporto della Uil Lombardia sugli stipendi nel 2024, elaborato sulla base dei dati Inps. Il 49,66% dei lavoratori lombardi si colloca infatti al di sotto di questa soglia, mentre il 36,5% non supera i 20mila euro annui.
I dati evidenziano una situazione particolarmente significativa in una regione caratterizzata da un costo della vita elevato e da un mercato del lavoro tra i più importanti del Paese. Secondo la Uil Lombardia, alla crescita nominale delle retribuzioni e dell’occupazione continuano ad affiancarsi forti differenze legate all’età, al genere e alla stabilità dei percorsi professionali.
Under 35, oltre la metà sotto i 20mila euro
La situazione appare ancora più critica tra i lavoratori più giovani. In Lombardia gli under 35 sono circa 1,25 milioni, pari al 33,22% del totale dei dipendenti considerati dal rapporto.
Tra questi, il 50,31% non supera i 20mila euro di retribuzione annua, mentre il 65,18% rimane al di sotto dei 25mila euro. Per la Uil si tratta di livelli retributivi che, rapportati al costo della vita lombardo, possono rendere più difficile il raggiungimento dell’autonomia abitativa e familiare.
Il dato evidenzia quindi una delle principali criticità del mercato del lavoro regionale: la presenza di occupazione non sempre accompagnata da livelli salariali sufficienti a sostenere le spese legate alla vita indipendente, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione.
Il divario di genere supera i 10mila euro
Un’altra componente rilevante riguarda la differenza tra le retribuzioni maschili e femminili. Secondo i dati analizzati dalla Uil Lombardia, nel 2024 la retribuzione media degli uomini si è attestata a 34.714,35 euro, mentre quella delle donne è stata pari a 24.707,09 euro.
La differenza è quindi di 10.007,26 euro, con una retribuzione media femminile inferiore del 28,83% rispetto a quella maschile. Per il sindacato il divario non dipende soltanto dalla differenza nelle retribuzioni orarie, ma anche da fattori legati alla struttura del mercato del lavoro.
Tra gli elementi indicati figurano il part-time involontario, la discontinuità occupazionale e una minore presenza delle donne nei ruoli apicali. Condizioni che contribuiscono a determinare differenze significative lungo l’intero percorso lavorativo e, di conseguenza, anche sul livello complessivo delle retribuzioni.
Albrizio: «La crescita deve tradursi in qualità del lavoro»
Per Antonio Albrizio, segretario generale della Uil Lombardia, i dati mostrano la necessità di intervenire sulla qualità dell’occupazione e sulla distribuzione della ricchezza prodotta.
«Il rapporto conferma che la crescita deve tradursi maggiormente in qualità del lavoro e in una distribuzione più equilibrata della ricchezza prodotta. Salari, stabilità e buona occupazione devono restare al centro delle politiche regionali», afferma Albrizio.
Il rapporto della Uil Lombardia mette così in evidenza come, nonostante la crescita dell’occupazione e delle retribuzioni nominali, permangano differenze significative all’interno del mercato del lavoro regionale. Giovani e donne risultano in particolare esposti a condizioni retributive meno favorevoli, mentre il livello dei salari deve essere valutato anche alla luce del costo della vita sostenuto dai lavoratori lombardi.
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