La Lombardia resta la regione italiana con il maggior numero di morti sul lavoro nei primi undici mesi del 2025. Sono 99 i decessi in occasione di lavoro, su un totale nazionale di 1.010 vittime complessive. Un dato che fotografa una realtà complessa: numeri assoluti molto elevati, ma un’incidenza del rischio inferiore alla media nazionale.
Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, aggiornato a novembre 2025, la Lombardia rientra infatti nella zona bianca, la fascia di rischio più bassa, grazie a un tasso di mortalità inferiore al 75% dell’incidenza media italiana.
Un primato che pesa, legato alla densità produttiva
Il dato lombardo va letto alla luce della forte concentrazione di attività produttive e lavoratori. La regione guida la classifica nazionale per numero di occupati e per volumi industriali, fattori che incidono inevitabilmente sul numero assoluto di infortuni mortali.
Nonostante ciò, il rapporto tra decessi e numero di lavoratori risulta più contenuto rispetto ad altre aree del Paese. L’indice medio nazionale è pari a 30,7 morti sul lavoro ogni milione di occupati, mentre la Lombardia si mantiene sotto questa soglia.
Il quadro nazionale resta critico
A livello italiano, da gennaio a novembre 2025 si contano 1.010 morti sul lavoro, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Di questi, 735 sono avvenuti in occasione di lavoro e 275 in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro.
«Un quadro inquietante che racconta quasi un anno di insicurezza diffusa», commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega. «Oltre metà del Paese si colloca nelle fasce di rischio più alte, rosso e arancione, segno che le criticità strutturali restano irrisolte».
Costruzioni e manifattura sotto osservazione anche in Lombardia
Il settore delle Costruzioni continua a essere il più colpito in Italia, con 133 decessi in occasione di lavoro. Seguono le Attività manifatturiere e il comparto Trasporti e Magazzinaggio, settori particolarmente presenti anche nel tessuto produttivo lombardo.
Proprio per questo, secondo l’Osservatorio, è fondamentale rafforzare i controlli e le politiche di prevenzione nei comparti a maggiore esposizione, intervenendo sulle carenze organizzative e sulla formazione in materia di sicurezza.
Nord e Sud: due Italie diverse sul fronte sicurezza
Se la Lombardia resta in zona bianca, molte regioni del Sud risultano invece in zona rossa, con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale. È il caso di Basilicata, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania.
Il confronto territoriale evidenzia profonde disuguaglianze nel livello di sicurezza del lavoro, rendendo evidente la necessità di interventi differenziati e mirati, capaci di rispondere alle specificità locali.
Un’emergenza che non arretra
Nonostante l’attenzione mediatica e istituzionale, i dati mostrano che l’emergenza morti sul lavoro non accenna a diminuire. Le denunce di infortunio, nel complesso, sono aumentate dell’1,5% rispetto al 2024, segnale di un fenomeno ancora largamente diffuso.
La Lombardia, pur mantenendo un rischio relativo più basso, resta al centro del problema per il peso che ha nel sistema produttivo nazionale.
Scopri di più da Gazzetta della Lombardia
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










