Le commissioni Affari istituzionali ed Enti locali e speciale Autonomie e riordino delle Autonomie locali del Consiglio regionale della Lombardia hanno approvato la proposta di deliberazione sull’autonomia differenziata. Il provvedimento riguarda l’adozione di due schemi di intesa tra il Governo e la Regione Lombardia per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.
Le materie interessate sono la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare e integrativa e la tutela della salute. Il via libera delle commissioni rappresenta un nuovo passaggio dell’iter avviato dalla Lombardia per ottenere maggiori competenze rispetto a quelle attualmente esercitate a livello regionale.
Il voto del Consiglio regionale atteso a settembre
Il prossimo passaggio dovrebbe arrivare già il 10 settembre, quando il Consiglio regionale sarà chiamato a esaminare una risoluzione per autorizzare il presidente della Regione alla sottoscrizione definitiva dell’intesa con il Governo.
In caso di approvazione, entro 45 giorni dalla comunicazione del voto favorevole il documento, corredato da una relazione tecnica, dovrà essere deliberato dal Consiglio dei ministri. Su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, il Governo presenterà quindi un disegno di legge per l’approvazione delle intese.
Il disegno di legge passerà successivamente all’esame di Camera e Senato, chiamati al voto definitivo secondo quanto previsto dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
«Ci stiamo avvicinando a una Lombardia più autonoma, efficiente, vicina ai suoi cittadini», ha dichiarato Mauro Piazza, sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale. Secondo Piazza, il voto dell’Aula lombarda costituirà «l’ennesimo passaggio importante» verso l’esame definitivo da parte del Parlamento nazionale.
Un percorso avviato nel 2015
Il percorso istituzionale lombardo sull’autonomia differenziata ha avuto un passaggio iniziale nel 2015. Il 17 febbraio di quell’anno il Consiglio regionale approvò gli ordini del giorno 636 e 637, dando avvio al confronto con il Governo sulle materie per le quali chiedere maggiori competenze.
A questo passaggio seguì la decisione di sottoporre la questione a referendum consultivo. La consultazione, promossa durante la presidenza di Roberto Maroni, si svolse il 22 ottobre 2017. In Lombardia il 95,1% dei votanti si espresse a favore della maggiore autonomia regionale.
«Da quel momento non ci siamo più fermati», ha affermato Piazza, ricordando il percorso istituzionale seguito negli anni successivi. Il sottosegretario ha sottolineato il confronto mantenuto con gli stakeholder e con i territori e ha ringraziato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli per il lavoro svolto. Il percorso coinvolge anche altre Regioni, tra cui Piemonte, Liguria e Veneto.
Le competenze previste nelle quattro materie
Per la protezione civile, l’intesa prevede l’attribuzione al presidente della Regione del potere di emanare ordinanze in deroga alla normativa statale in caso di emergenze locali. Le deroghe potranno avere una durata massima di due anni. È inoltre prevista la possibilità di attivare contabilità speciali presso la Tesoreria dello Stato per le emergenze di carattere regionale.
Per gli eventi di rilievo nazionale, il presidente della Regione, o un suo delegato d’intesa con la Protezione civile, potrà assumere il ruolo di commissario delegato. La proposta prevede inoltre maggiori competenze regionali nel reclutamento urgente del personale e nella formazione degli operatori.
Nel settore delle professioni, la Lombardia potrebbe intervenire sulla disciplina delle attività lavorative caratterizzate da uno specifico legame con il territorio. Tra gli ambiti indicati rientra l’eccellenza artigiana della liuteria cremonese. Resterebbero invece escluse le professioni sanitarie e quelle regolamentate dagli ordini professionali.
Per quanto riguarda la previdenza complementare e integrativa, la Regione assumerebbe la rappresentanza negoziale per i propri dipendenti e per quelli del Servizio sanitario regionale. L’obiettivo è consentire la promozione di fondi pensione su base regionale attraverso specifiche convenzioni. Tra i primi ambiti di applicazione viene indicato il fondo pensione dei dipendenti regionali e locali.
La quarta area riguarda la tutela della salute e il coordinamento finanziario. La proposta attribuisce alla Lombardia una maggiore autonomia nella gestione delle risorse, compresa la possibilità di stabilire tariffe di rimborso sanitario differenti da quelle nazionali, con oneri a carico del bilancio regionale.
L’intesa prevede inoltre autonomia nella gestione dei fondi statali destinati agli investimenti nel patrimonio edilizio e tecnologico sanitario e la possibilità di istituire e gestire fondi sanitari integrativi regionali, mantenendo la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza. La Regione potrebbe anche destinare risorse aggiuntive alle assunzioni straordinarie di personale sanitario e al finanziamento delle prestazioni aggiuntive.
Infine, gli eventuali risparmi derivanti dall’efficientamento dei fondi vincolati destinati alla sanità potrebbero essere riallocati all’interno dello stesso settore. L’iter resta ora legato al passaggio in Consiglio regionale e, successivamente, all’esame del Governo e del Parlamento nazionale.
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