La situazione occupazionale nello stabilimento Nestlé di Assago, nell’hinterland milanese, entra al centro del dibattito politico regionale. Secondo quanto reso noto, l’azienda avrebbe annunciato un piano che prevede 185 esuberi tra gli impiegati, su un totale di circa 700 lavoratori. Un intervento che si inserisce in una più ampia strategia globale di riduzione dei costi.
La posizione del Movimento 5 Stelle in Lombardia
A intervenire sono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Paola Pizzighini e Nicola Di Marco, che hanno formalizzato una richiesta di audizione urgente in IV Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia. «Ad Assago la situazione è gravissima, Nestlé ha annunciato 185 esuberi tra gli impiegati su circa 700 lavoratori, dentro un piano globale di taglio dei costi», dichiarano i due esponenti regionali.
Nel loro intervento, i consiglieri sottolineano la necessità di un ruolo attivo da parte dell’istituzione regionale. «Regione Lombardia non può limitarsi a fare da spettatrice», affermano, evidenziando come la vicenda abbia un impatto diretto sul tessuto produttivo lombardo e sull’equilibrio occupazionale dell’area milanese.
Richiesta di confronto con azienda e parti sociali
La richiesta avanzata riguarda la convocazione immediata di un tavolo istituzionale che coinvolga i vertici aziendali, le organizzazioni sindacali e l’amministrazione comunale di Assago. L’obiettivo, spiegano i consiglieri, è quello di ottenere chiarezza sul piano di riorganizzazione e verificare eventuali margini per soluzioni alternative ai licenziamenti.
«Chiediamo la convocazione immediata di vertici aziendali, sindacati e Sindaco di Assago per ottenere massima trasparenza sul piano di riorganizzazione e per cercare soluzioni alternative ai licenziamenti», proseguono Pizzighini e Di Marco, ribadendo la necessità di un confronto diretto tra tutte le parti coinvolte.
Impatto sul territorio e prospettive occupazionali
Il caso Nestlé ad Assago assume una rilevanza particolare per la Lombardia, regione che rappresenta uno dei principali poli produttivi del Paese. La possibile riduzione del personale coinvolgerebbe circa 200 famiglie, con ricadute non solo sul piano occupazionale ma anche sul contesto economico locale.
«Il nostro obiettivo è difendere il tessuto produttivo lombardo e il futuro di quasi 200 famiglie, evitando decisioni unilaterali che scaricano sui lavoratori scelte dettate solo dai margini finanziari», concludono i due consiglieri.
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