La presenza delle istituzioni alle udienze del processo Hydra rappresenta, secondo Paola Pollini, un elemento importante per comprendere gli effetti della criminalità organizzata sul territorio e individuare strumenti di contrasto più efficaci. La presidente della Commissione Antimafia ha partecipato questa mattina all’udienza che ha segnato la ripresa del procedimento in corso a Milano.
«Essere presenti con continuità a questo procedimento non è solamente un gesto simbolico di sostegno al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, ma è anche un modo per osservare direttamente le conseguenze economiche e sociali che la criminalità organizzata produce sui territori», ha dichiarato Pollini.
Il ruolo delle istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata
Per la presidente della Commissione Antimafia, la partecipazione alle udienze consente alle istituzioni di acquisire una conoscenza più diretta delle dinamiche legate alla criminalità organizzata. Un elemento ritenuto necessario per costruire politiche di prevenzione e contrasto che tengano conto delle caratteristiche dei territori coinvolti.
«Le istituzioni hanno il dovere di conoscere da vicino queste dinamiche, per poter elaborare misure concrete, capaci di prevenire le infiltrazioni e rafforzare la tenuta delle comunità locali», ha aggiunto Pollini.
Il processo Hydra si inserisce così anche in un più ampio quadro di attenzione istituzionale verso le modalità attraverso cui la criminalità organizzata può incidere sul tessuto economico e sociale. La conoscenza dei fenomeni rappresenta, in questa prospettiva, uno degli strumenti attraverso cui rafforzare la capacità di prevenzione.
L’udienza nel giorno della memoria per dalla Chiesa
La giornata dell’udienza ha assunto un significato particolare anche per la coincidenza con la ricorrenza dell’uccisione del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo. I tre furono assassinati nella strage di via Carini, a Palermo, il 3 settembre 1982.
All’udienza erano presenti anche alcuni familiari del generale dalla Chiesa. La loro partecipazione ha richiamato il valore della memoria nella lotta alla criminalità organizzata e nella costruzione di una consapevolezza collettiva.
«Ricordare chi ha sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia significa assumersi la responsabilità di proseguire quel cammino. La memoria non è un rito, ma un dovere che deve orientare le scelte delle istituzioni», ha sottolineato Pollini.
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