Una lezione di letteratura vicino al Naviglio, nel luogo in cui visse Alda Merini. Un’esercitazione di Fisica in una piazza per analizzare le onde sonore. Una ricerca sociologica condotta intervistando i passeggeri della metropolitana. Sono alcune delle esperienze previste da Scuola d’aria, il progetto avviato dalla scuola Maria Ausiliatrice di Milano che dal 14 settembre coinvolgerà una prima classe del Liceo delle Scienze umane.
L’idea è trasformare la città in un’estensione dell’aula. Durante l’anno scolastico, gli studenti saranno accompagnati dai docenti in diversi luoghi di Milano, individuati in relazione alle discipline e agli argomenti affrontati. Non si tratta, però, di semplici uscite didattiche, ma di una diversa modalità di costruire l’esperienza dell’apprendimento.
Una parte delle lezioni continuerà a svolgersi nelle aule dell’istituto, considerate uno spazio fondamentale per la concentrazione e lo studio. L’obiettivo del progetto è affiancare alla didattica tradizionale altri ambienti e modalità di apprendimento, con una previsione precisa: svolgere fuori dalle mura della scuola circa un terzo delle ore.
Dai Navigli alla metropolitana, la città entra nella didattica
Il progetto nasce dalla volontà di mettere in relazione i contenuti scolastici con gli spazi e le situazioni della vita quotidiana. La letteratura può così essere affrontata nei luoghi legati alla storia di una poetessa, mentre la Fisica può partire dall’osservazione diretta di un fenomeno e il Diritto dall’analisi della segnaletica stradale.
Anche le Scienze umane possono trovare nella città un laboratorio concreto. Un’indagine sociologica, per esempio, può cominciare attraverso interviste ai viaggiatori della metropolitana, trasformando uno spazio ordinario in un ambiente di ricerca.
«Il fatto che il nostro istituto si trovi nel centro di Milano ci ha sicuramente ispirati», spiega il professor Fant, docente di Italiano e coordinatore del progetto. «A poca distanza dalle nostre aule ci sono realtà associative, luoghi legati alla storia antica e recente, università e aziende. Ridurre l’apprendimento a pure nozioni da rintracciare nei libri ci sembrava limitante».
La didattica fuori dall’aula coinvolge inoltre una dimensione fisica che, secondo i promotori, rischia di rimanere ai margini dell’insegnamento tradizionale. Gli studenti camminano, osservano, ascoltano, prendono appunti senza un banco e si confrontano direttamente con persone e ambienti.
«Immergersi in una situazione non simulata rende l’apprendimento più avventuroso, ma anche più efficace e duraturo», osserva il professor Ferrarese, docente di Scienze umane. «Aiuta a colmare la distanza che i ragazzi avvertono tra i contenuti didattici e la loro vita».
Una scuola che punta sull’esperienza del reale
Alla base di Scuola d’aria c’è una riflessione sul ruolo dell’esperienza nel percorso educativo. L’obiettivo non è abbandonare i libri o la lezione in aula, ma creare occasioni nelle quali le conoscenze possano essere messe alla prova attraverso il rapporto diretto con la realtà.
«Nell’epoca della smaterializzazione degli oggetti e dei rapporti, crediamo sia giusto che la scuola si proponga come luogo di esperienza del reale, palestra dove sperimentare insieme l’entusiasmo, ma anche gli attriti che questo contatto può provocare», spiega suor Cristina Merli, direttrice dell’istituto.
Per affrontare le lezioni itineranti gli studenti avranno anche un vero e proprio kit da scuola nomade, con borraccia per le bevande calde, tazza con il logo del progetto, quaderni rigidi per prendere appunti senza un banco e un cuscino pieghevole.
Proprio il cuscino è diventato anche un elemento simbolico dell’iniziativa. «Una delle prime difficoltà che abbiamo dovuto affrontare è stata la ritrosia dei ragazzi a sporcarsi i pantaloni sedendosi nei diversi luoghi in cui si svolgono le lezioni», scherzano i docenti.
Dietro l’ironia c’è una sperimentazione che l’istituto porta avanti da alcuni anni e che ora viene strutturata in un progetto rivolto a un’intera classe. La convinzione dei promotori è che il contatto diretto con la realtà possa rendere i contenuti più concreti e trasformare alcune lezioni in esperienze da vivere e condividere.
Con Scuola d’aria, quindi, Milano non diventa semplicemente lo sfondo delle attività scolastiche, ma uno spazio nel quale osservare, studiare e verificare ciò che normalmente viene affrontato tra i banchi. Una parte della città entra così nel percorso didattico, mentre la scuola prova a portare una parte della vita quotidiana dentro l’apprendimento.
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