Nei primi sette mesi del 2026 sono 595 le persone che hanno perso la vita a causa di un infortunio sul lavoro in Italia. Il dato, aggiornato alla fine di luglio e diffuso dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, evidenzia una diminuzione del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Delle 595 vittime, 430 sono decedute in occasione di lavoro e 165 in itinere, cioè nel percorso tra casa e luogo di lavoro.
La riduzione dei decessi non viene però interpretata come un segnale sufficiente di miglioramento. L’analisi dell’Osservatorio evidenzia infatti la permanenza di cinque regioni in zona rossa per incidenza della mortalità e, nello stesso periodo, un aumento del 5,3% delle denunce di infortunio, arrivate complessivamente a 368.085.
La sicurezza resta una priorità
A commentare i dati aggiornati a luglio è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che richiama l’attenzione sull’andamento complessivo del fenomeno.
«La lieve flessione delle morti sul lavoro rispetto all’anno scorso non può essere letta come un segnale rassicurante. Il miglioramento registrato nei primi mesi del 2026, infatti, sembra perdere progressivamente forza, allineando i numeri del 2026 a quelli del 2025», osserva Rossato.
Secondo il presidente dell’Osservatorio, oltre ai numeri assoluti occorre considerare la distribuzione territoriale del rischio e la situazione delle categorie maggiormente esposte. «A preoccupare non sono solo i numeri assoluti, ma anche la permanenza di cinque regioni in zona rossa e il contestuale aumento delle denunce di infortunio, cresciute del 5,3% rispetto al 2025», aggiunge.
Il quadro, prosegue Rossato, conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione. «La sicurezza sul lavoro resta una priorità nazionale, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più vulnerabili, ovvero gli over 65 e gli stranieri. Questa fotografia conferma che una lieve diminuzione dei decessi non basta per parlare di un reale cambio di passo: prevenzione e formazione devono essere continue, concrete e integrate nell’organizzazione del lavoro».
Cinque regioni in zona rossa
L’analisi dell’Osservatorio prende in considerazione l’incidenza della mortalità, calcolata in rapporto al numero di occupati. A fine luglio 2026 l’indice medio nazionale è pari a 17,8 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori.
Superano di oltre il 25% questo valore e rientrano quindi nella zona rossa Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. In zona arancione si trovano Trentino-Alto Adige, Veneto, Molise e Toscana. La zona gialla comprende Piemonte, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna, Basilicata, Lombardia e Abruzzo, mentre Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta rientrano nella zona bianca.
Lombardia prima per numero di vittime
La Lombardia presenta il dato più elevato in termini assoluti per le morti in occasione di lavoro. Nei primi sette mesi dell’anno sono 66 le vittime registrate sul territorio regionale. Seguono Veneto con 44 decessi, Campania con 41, Sicilia con 35, Emilia-Romagna con 34, Piemonte con 32, Toscana e Lazio con 31.
La graduatoria prosegue con la Puglia, che registra 29 vittime, la Calabria con 17, la Liguria con 15, Trentino-Alto Adige e Marche con 11, Sardegna con 9, Abruzzo con 7, Umbria e Friuli-Venezia Giulia con 6, Basilicata con 3 e Molise con 2. In Valle d’Aosta, nello stesso periodo, non sono state registrate vittime in occasione di lavoro.
Il dato lombardo assume particolare rilievo anche alla luce della dimensione occupazionale della regione, che rende necessario distinguere il numero assoluto dei decessi dall’incidenza calcolata sulla popolazione lavorativa.
Gli over 65 sono la fascia più esposta
L’età rappresenta uno degli elementi considerati dall’Osservatorio per individuare le categorie maggiormente esposte al rischio. Nei primi sette mesi del 2026, considerando le morti in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata riguarda gli ultrasessantacinquenni, con 55,4 decessi ogni milione di occupati.
Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 27,3, e quelli tra i 15 e i 24 anni, che raggiungono quota 21,9. Se invece si considera il numero assoluto delle vittime, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 153 decessi sui 430 registrati in occasione di lavoro.
54 donne tra le vittime
Nei primi sette mesi del 2026 sono 54 le donne decedute a causa di un infortunio sul lavoro, lo stesso numero registrato nello stesso periodo del 2025. Di queste, 29 hanno perso la vita in occasione di lavoro, quattro in più rispetto all’anno precedente, mentre 25 sono decedute in itinere, quattro in meno rispetto al 2025.
La distinzione tra le due tipologie consente di separare gli infortuni avvenuti direttamente nell’ambito dell’attività lavorativa da quelli verificatisi durante il tragitto casa-lavoro.
Il rischio per i lavoratori stranieri è oltre tre volte superiore
Un altro elemento evidenziato dall’Osservatorio riguarda i lavoratori stranieri. Sono 169 le persone di nazionalità straniera decedute nei primi sette mesi del 2026, su un totale di 595 vittime. Di queste, 121 sono morte in occasione di lavoro e 48 in itinere.
L’incidenza della mortalità raggiunge 46,8 morti ogni milione di occupati stranieri, contro i 14,4 registrati tra i lavoratori italiani. Il rischio di morte risulta quindi oltre tre volte superiore per la componente straniera della forza lavoro.
Costruzioni, trasporto e manifattura i settori più colpiti
Per quanto riguarda i settori produttivi, alla fine di luglio il maggior numero di morti in occasione di lavoro si registra nelle Costruzioni, con 76 vittime. Seguono Trasporto e Magazzinaggio, con 55 decessi, e Attività Manifatturiere, con 50.
I dati confermano la particolare esposizione al rischio di alcuni comparti nei quali le attività operative, l’utilizzo di macchinari, la movimentazione di materiali e il lavoro in quota possono incidere sulla frequenza e sulla gravità degli infortuni.
Aumentano le denunce di infortunio
A fronte della diminuzione del numero complessivo delle vittime, le denunce di infortunio mostrano invece un andamento in crescita. Alla fine di luglio 2026 sono 368.085, il 5,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il numero più elevato di denunce riguarda le Attività Manifatturiere, con 41.778 casi. Seguono Costruzioni con 22.382, Sanità con 22.353, Commercio con 19.801 e Trasporto e Magazzinaggio con 19.635.
Le lavoratrici hanno presentato complessivamente 133.290 denunce, di cui 104.479 per infortuni avvenuti in occasione di lavoro. Per gli uomini le denunce sono invece 234.795, comprese 203.325 relative a infortuni in occasione di lavoro.
Tra i lavoratori stranieri le denunce complessive sono 79.633, circa una su cinque del totale nazionale. Quelle relative agli infortuni in occasione di lavoro sono 66.839 su 307.804, mantenendo sostanzialmente la stessa proporzione.
Il giovedì il giorno con più infortuni mortali
L’analisi temporale degli incidenti evidenzia infine una maggiore concentrazione degli infortuni mortali in alcuni giorni della settimana. Il giovedì risulta il giorno con la percentuale più elevata di decessi, pari al 22,6% del totale registrato nei primi sette mesi del 2026.
Seguono il lunedì, con il 20,9%, e il martedì, con il 16,5%. I dati completano una fotografia nella quale la diminuzione delle vittime rispetto al 2025 convive con l’aumento delle denunce e con differenze significative tra territori, fasce d’età, nazionalità e settori produttivi.
Scopri di più da Gazzetta della Lombardia
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.












