La tenuta della filiera della moda rappresenta una delle questioni centrali per il futuro produttivo di Milano. A richiamare l’attenzione sul tema è CNA Federmoda Milano, intervenuta nel confronto sul Piano strategico nazionale presentato alle istituzioni nel corso dell’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera dedicata al settore tessile.
L’obiettivo indicato dall’associazione è rafforzare le condizioni di chi opera lungo la catena produttiva, riequilibrando i rapporti economici, tutelando le competenze e sostenendo la capacità delle imprese di affrontare la transizione digitale e ambientale.
La moda tra export e imprese
Il settore nazionale conta oltre 83mila imprese e 456mila addetti. Il 96% delle aziende è costituito da micro e piccole imprese, una componente che rappresenta una parte significativa della struttura produttiva del comparto.
Tra il 2009 e il 2025 sono state perse oltre 30mila imprese, con una riduzione del 26,5%. Secondo CNA Federmoda, il dato non riguarda soltanto la consistenza numerica del settore, ma anche il rischio di disperdere competenze e capacità produttive legate alla manifattura italiana.
Il quadro nazionale trova un riscontro anche a Milano. Nel 2025 la provincia ha registrato 56,1 miliardi di euro di esportazioni complessive e la moda ha rappresentato circa un quinto dei flussi. Nello stesso periodo, però, le esportazioni del comparto hanno registrato una contrazione del 7,7%.
«Proteggere la filiera significa proteggere il futuro stesso della moda sul territorio», sottolinea Nicoletta Fasani, presidente di CNA Federmoda Milano. «Milano ha un ruolo internazionale nella moda, ma questo sistema vive anche grazie a una rete di micro e piccole imprese, artigiani, laboratori e professionisti che ogni giorno trasformano creatività e design in prodotto. La perdita di oltre 30mila imprese ci dice che non possiamo dare per scontata la tenuta di questa rete: difenderla significa preservare competenze e capacità produttiva e, con esse, una parte fondamentale del nostro Made in Italy».
Il valore economico della filiera
Il Piano strategico di CNA Federmoda si sviluppa attorno a tre dimensioni: valore economico, valore sociale e valore ambientale. Il primo riguarda soprattutto il riconoscimento del giusto prezzo delle lavorazioni e la necessità di costruire rapporti contrattuali più equilibrati lungo la filiera.
Tra le proposte avanzate dall’associazione figurano comitati distrettuali di filiera, una certificazione unica della moda, una Carta della filiera equa e un Osservatorio sul costo delle commesse. Gli strumenti hanno l’obiettivo di aumentare la trasparenza sulle condizioni economiche della produzione e favorire una maggiore responsabilità condivisa tra i diversi soggetti della filiera.
«Il giusto prezzo è una questione centrale», prosegue Fasani. «Alle micro e piccole aziende viene chiesto di garantire qualità, flessibilità, puntualità, sostenibilità e capacità di innovazione, mentre aumentano costi e adempimenti. Servono rapporti più equilibrati e un riconoscimento adeguato del valore delle lavorazioni, perché senza una base produttiva solida anche il sistema moda milanese rischia di indebolirsi».
Competenze e nuove generazioni
Il secondo ambito individuato da CNA Federmoda riguarda il valore sociale della filiera, a partire dalla tutela dell’occupazione e dalla necessità di rendere più attrattivi i mestieri della moda.
La difficoltà nel reperire alcune professionalità può incidere sulla capacità produttiva del settore e sulla trasmissione di competenze che rappresentano una componente storica del Made in Italy. In questo quadro si inserisce l’Academy CNA Federmoda, pensata per rafforzare il collegamento tra formazione, imprese e mercato del lavoro e favorire il trasferimento delle competenze alle nuove generazioni.
Per Milano, dove il sistema della moda comprende grandi marchi ma anche una rete articolata di laboratori, artigiani e piccole imprese, la disponibilità di professionalità specializzate rappresenta quindi un elemento rilevante per la continuità della filiera.
Sostenibilità e Digital Product Passport
Il terzo pilastro riguarda la transizione ambientale e digitale. CNA Federmoda sostiene gli obiettivi europei in materia di ecodesign, economia circolare e Digital Product Passport, chiedendo però che gli adeguamenti richiesti siano sostenibili anche per le imprese di dimensioni più ridotte.
Il Digital Product Passport rappresenta una delle principali novità con cui le aziende del settore sono chiamate a confrontarsi. Fasani ha avviato questo percorso nella propria esperienza imprenditoriale già nel novembre 2023, secondo quanto riferito da CNA Federmoda, come esempio delle possibilità offerte dalla digitalizzazione della filiera.
L’associazione chiede in questo ambito fondi dedicati, bandi accessibili e supporto tecnico, oltre a strumenti che consentano alle imprese di utilizzare concretamente le risorse europee e nazionali destinate alla transizione.
CNA Milano è inoltre impegnata da tre anni nell’organizzazione di webinar gratuiti dedicati alla strategia europea per i prodotti tessili, con l’obiettivo di informare e formare le imprese associate sulle nuove regole e sui relativi adempimenti.
Controlli e concorrenza lungo la filiera
Tra le richieste di CNA Federmoda rientra anche il rafforzamento dei controlli sui prodotti provenienti dai Paesi extra-Ue, con l’obiettivo indicato dall’associazione di garantire condizioni di concorrenza equilibrate per le imprese italiane.
CNA Federmoda chiede inoltre un coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative del settore già nella fase di definizione delle nuove regole, così da tenere conto delle condizioni operative delle imprese e, in particolare, delle micro e piccole realtà.
«La sostenibilità e il Digital Product Passport sono la chiave del futuro, ma la transizione deve essere alla portata di tutti», conclude Fasani. «Come imprenditrice ho intrapreso il percorso del DPP già nel novembre 2023 e so che è una strada percorribile, ma la digitalizzazione non deve diventare un ulteriore fattore di penalizzazione per i più piccoli. Come CNA Milano siamo in prima linea da tre anni per accompagnare le imprese sulle nuove regole europee. Le istituzioni ascoltino i territori: difendere la filiera significa dare strumenti reali a chi produce ogni giorno».
Scopri di più da Gazzetta della Lombardia
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.












