La Lombardia si conferma al vertice dell’agricoltura italiana. Nel 2025 agricoltura, silvicoltura e pesca hanno generato nella regione un valore aggiunto di 5,7 miliardi di euro, pari al 12,2% del totale nazionale. Il dato emerge dal Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca.
Il risultato consolida il ruolo della Lombardia all’interno della filiera agroalimentare italiana e arriva in un anno positivo per l’intero comparto nazionale. L’Italia, infatti, si è posizionata al primo posto in Europa per valore aggiunto agricolo, con una quota del 16,9% sul totale dell’Unione Europea. Seguono la Spagna con il 16,5%, la Francia con il 13,7% e la Germania con il 12,9%.
L’agroalimentare italiano genera 89 miliardi
Nel complesso, il comparto agroalimentare italiano ha prodotto nel 2025 un valore aggiunto di circa 89 miliardi di euro, pari al 4,4% del totale nazionale. Di questi, 46,6 miliardi sono riconducibili ad agricoltura, silvicoltura e pesca, mentre 42,3 miliardi derivano dall’industria alimentare.
Anche l’export ha raggiunto un nuovo massimo. Le esportazioni agroalimentari italiane hanno superato i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Tra i principali mercati di destinazione figurano la Germania, con 11,2 miliardi di euro, la Francia con 7,9 miliardi e gli Stati Uniti con 7,4 miliardi.
Parallelamente, le importazioni hanno superato i 73 miliardi di euro, registrando un incremento del 10,5%. Il peggioramento del saldo complessivo è legato soprattutto alla crescita dell’import di prodotti agricoli primari, aumentato del 18% e destinato sia al consumo sia al sostegno dell’industria alimentare. Quest’ultima mantiene invece un saldo positivo.
Export e tensioni internazionali
Il quadro positivo deve essere letto alla luce di uno scenario internazionale caratterizzato da nuove criticità. Gli Stati Uniti rimangono uno dei principali mercati per l’agroalimentare italiano, ma nel 2025 le esportazioni verso il Paese sono scese a 7,4 miliardi di euro, mentre le importazioni hanno raggiunto 1,7 miliardi, con un conseguente peggioramento del saldo bilaterale.
La contrazione ha interessato soprattutto la componente dell’industria alimentare. Tra i prodotti maggiormente colpiti figurano la birra, con un calo dell’export del 71%, i distillati, diminuiti del 14,9%, l’olio, in flessione del 20,5%, e il vino, sceso del 9,2%.
A pesare sulle prospettive del settore sono anche le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la crisi legata allo Stretto di Hormuz. L’aumento dei costi energetici, dei carburanti e dei fertilizzanti rappresenta infatti un fattore di pressione per le imprese agricole.
Nei primi mesi del 2026, secondo il report, i prezzi dei prodotti energetici sono aumentati del 25%, mentre i carburanti agricoli hanno registrato un incremento del 44,5% e i fertilizzanti del 9%. Particolarmente significativo è l’andamento dell’urea, il cui prezzo è raddoppiato dalla fine di febbraio.
La Lombardia guarda all’innovazione
«Il primato lombardo testimonia una solidità costruita nel tempo, che colloca la regione al vertice dell’agricoltura italiana e pone le basi affinché il territorio possa continuare a giocare un ruolo guida a livello nazionale», ha dichiarato Eliana Chessa, responsabile dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca.
Secondo Chessa, la Lombardia rappresenta il principale motore agricolo del Paese in una fase caratterizzata da un contesto geopolitico complesso. «Guardando al 2026, i segnali da monitorare con maggiore attenzione sono i costi degli input agricoli, che nei primi mesi dell’anno hanno già accelerato in modo significativo, con potenziali effetti sulle rese che si manifesteranno solo nei prossimi raccolti», ha aggiunto.
Tra i fattori che possono sostenere la competitività del settore c’è l’aumento degli investimenti in innovazione. Nel 2025 il mercato dell’Agricoltura 4.0 è tornato a crescere, raggiungendo un valore di 2,5 miliardi di euro, con un incremento del 9%.
La crescita non corrisponde necessariamente a un aumento del numero di aziende digitalizzate. Secondo la ricerca, il dato riflette soprattutto un maggiore utilizzo di soluzioni tecnologiche da parte delle imprese che hanno già raggiunto un livello più avanzato di maturità digitale.
Tra le tecnologie destinate a incidere sull’evoluzione del comparto figurano l’intelligenza artificiale e la blockchain, insieme a nuovi ambiti applicativi come la robotica, la produzione di proteine alternative e i digital twins.
Cresce l’attenzione alla gestione del rischio
Un altro elemento centrale riguarda la protezione delle imprese dai rischi legati all’attività agricola. Nel 2025 i valori assicurati dalle polizze agricole agevolate hanno raggiunto circa 9,94 miliardi di euro, con un aumento del 3% rispetto al 2024.
La componente vegetale rappresenta la quota principale, con poco più di 7 miliardi di euro di valori assicurati. La zootecnia ha raggiunto 1,46 miliardi, mentre le strutture aziendali si sono attestate a 1,39 miliardi.
La diffusione degli strumenti assicurativi resta però concentrata soprattutto nelle regioni settentrionali. Circa l’80% dei valori assicurati è infatti localizzato nel Nord Italia, confermando una distribuzione territoriale ancora disomogenea.
Il ruolo del sistema bancario
Per Marco Lazzari, responsabile del Servizio Agri Banking di BPER Banca, i dati confermano la capacità dell’agroalimentare italiano di mantenere una posizione competitiva anche in una fase caratterizzata da numerose incognite.
«I dati 2025 confermano che l’agroalimentare italiano è una filiera di eccellenza, capace di generare valore in modo solido e resiliente anche in un contesto internazionale tutt’altro che semplice», ha affermato Lazzari.
Il responsabile di BPER Banca ha sottolineato il ruolo della crescita dell’industria alimentare, del record dell’export e degli investimenti nella trasformazione digitale. Allo stesso tempo, ha evidenziato l’esposizione della filiera a fattori esterni difficili da prevedere, dalle tensioni legate alla crisi di Hormuz fino ai dazi statunitensi.
«È in questo contesto che il sistema bancario gioca un ruolo fondamentale: accompagnare le imprese agroalimentari significa oggi saper leggere rischi complessi, sostenere gli investimenti in innovazione e offrire strumenti finanziari adeguati a una fase di trasformazione profonda», ha concluso Lazzari.
Per la Lombardia, il primato del valore aggiunto conferma quindi il peso della regione nella filiera agroalimentare nazionale. La capacità di affrontare l’aumento dei costi, le tensioni sui mercati internazionali e la transizione tecnologica rappresenterà uno dei principali fattori per mantenere questa posizione anche nei prossimi anni.
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