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Certificazioni industriali, la Lombardia investe sulle PMI

TÜV Italia: «Importante valutare il percorso in funzione delle esigenze dell'impresa e dei requisiti della filiera»

Per una piccola o media impresa che punta a entrare in una nuova filiera industriale, la certificazione non rappresenta più soltanto un requisito di conformità. In molti settori può diventare una condizione necessaria per qualificarsi come fornitore, rispondere alle richieste dei grandi gruppi e accedere a mercati caratterizzati da standard tecnici e regolatori sempre più articolati.

È in questo contesto che Regione Lombardia ha previsto 11 milioni di euro per sostenere le PMI nell’acquisizione di certificazioni industriali avanzate, qualifiche tecniche e approvazioni regolatorie necessarie per rafforzare la competitività e favorire l’accesso alle filiere produttive strategiche.

La misura, denominata «Sostegno delle imprese per l’accesso alle filiere produttive strategiche tramite certificazioni industriali avanzate», prevede un contributo pari al 70% delle spese ammissibili, con una spesa minima di progetto di 70.000 euro e un contributo massimo di 220.000 euro per impresa. Le domande possono essere presentate dal 28 luglio 2026 al 30 dicembre 2027, salvo esaurimento delle risorse, attraverso una procedura valutativa a sportello.

«Il tema non è soltanto ottenere una certificazione, ma capire quale percorso di qualificazione sia effettivamente necessario rispetto alla filiera nella quale l’impresa opera o intende entrare», commenta Sabrina Zapperi, Marketing Country Coordinator di TÜV Italia. «Per una PMI si tratta spesso di investimenti importanti, che devono essere valutati in funzione dei requisiti richiesti dal mercato e degli obiettivi industriali dell’azienda. In questo senso, il contributo regionale può rappresentare un’occasione per affrontare questi percorsi con una maggiore capacità di investimento».

Quando la certificazione diventa un requisito di filiera

Automotive, aerospace, energia, infrastrutture, industria chimica, nucleare e cybersecurity sono alcuni degli ambiti nei quali gli standard tecnici e i requisiti di qualificazione assumono un peso crescente nei rapporti tra aziende e nelle supply chain.

Per una PMI, individuare lo standard corretto non è però sempre immediato. La certificazione può essere richiesta direttamente da un cliente, dalla filiera di appartenenza oppure risultare necessaria per rispondere a specifici requisiti tecnici e regolatori. La misura lombarda interviene proprio su questi percorsi, sostenendo gli investimenti collegati a certificazioni industriali avanzate, qualifiche tecniche e approvazioni regolatorie, secondo quanto previsto dal bando.

«Prima di avviare un percorso certificativo è importante fare una valutazione delle effettive esigenze dell’impresa», prosegue Zapperi. «Quale mercato si vuole raggiungere? Quali requisiti vengono richiesti dai potenziali clienti o dalla filiera? Quali attività di testing, ispezione o qualificazione sono necessarie? Sono domande che consentono di evitare investimenti non coerenti con gli obiettivi dell’azienda».

La valutazione del percorso prima dell’investimento

È proprio nella fase di analisi preliminare che può diventare utile il confronto con un soggetto tecnico. TÜV Italia può fornire alle imprese informazioni sulle attività di propria competenza e supportarle nella verifica preliminare delle certificazioni, dei test e delle attività di ispezione che possono essere valutati nell’ambito del progetto da candidare al bando, sulla base delle caratteristiche dell’impresa e del percorso di qualificazione che intende intraprendere.

La valutazione dell’ammissibilità delle singole attività resta naturalmente legata ai requisiti e alle condizioni stabilite dalla misura regionale.

Tra gli ambiti nei quali TÜV Italia mette a disposizione competenze e servizi rientrano, tra gli altri, l’aerospace con gli standard AS/EN 9100 e NADCAP, l’automotive con IATF 16949, la cybersecurity e l’ICT con ISO 27001, ISO 27017 e ISO 27018, oltre ai dispositivi medici con ISO 13485. Nel settore dell’energia e delle infrastrutture sono invece presenti riferimenti come IEC 61508 e IEC 62443, mentre per l’industria chimica e i processi industriali rientrano ATEX e IEC 61511. Per il comparto nucleare, tra gli standard indicati figura ISO 19443.

«L’aspetto interessante della misura è che porta l’attenzione sulla qualificazione delle PMI in relazione alle filiere industriali», aggiunge Zapperi. «Non esiste però un percorso valido per tutte le aziende. Standard, norme, test, ispezioni e qualifiche devono essere individuati a partire dalle caratteristiche del prodotto o del processo, dai mercati di riferimento e dai requisiti della supply chain».

Dall’incentivo alla strategia industriale

Il contributo regionale può quindi rappresentare un’opportunità per le imprese che stanno valutando investimenti in qualificazione e conformità e intendono collegarli a un preciso obiettivo industriale. Il tema assume particolare rilevanza in un contesto nel quale le filiere strategiche richiedono alle aziende livelli sempre più elevati di affidabilità, tracciabilità, sicurezza e capacità di dimostrare la conformità dei propri processi e prodotti.

In questa prospettiva, la certificazione può essere considerata non come un adempimento isolato, ma come parte di un percorso più ampio di qualificazione dell’impresa. L’obiettivo diventa quindi individuare gli standard effettivamente necessari in relazione al mercato e alla filiera di riferimento, evitando percorsi non coerenti con le caratteristiche dell’azienda.

«Il contributo economico è certamente un elemento importante, ma la decisione di intraprendere un percorso di certificazione dovrebbe partire soprattutto da una domanda industriale concreta», conclude Zapperi. «L’obiettivo dovrebbe essere capire quali requisiti sono necessari per essere competitivi nella filiera di riferimento e costruire, a partire da questi, un percorso di qualificazione sostenibile per l’impresa».

Il bando regionale per le PMI lombarde

La misura di Regione Lombardia mette a disposizione complessivamente 11 milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese lombarde. Il contributo a fondo perduto copre il 70% delle spese ammissibili, con una spesa minima di progetto fissata a 70.000 euro e un contributo massimo di 220.000 euro per ciascuna impresa.

La procedura è valutativa a sportello e le domande possono essere presentate dal 28 luglio 2026 al 30 dicembre 2027, salvo l’eventuale esaurimento anticipato delle risorse disponibili. Possono accedere alla misura le PMI con sede operativa in Lombardia oppure quelle che intendano attivarla entro il momento dell’erogazione del contributo.

Le attività effettivamente ammissibili devono essere verificate sulla base delle disposizioni della misura regionale e delle caratteristiche del singolo progetto.


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