Il caldo estremo e la siccità stanno mettendo sotto pressione gli allevamenti da latte. Secondo le rilevazioni richiamate da Coldiretti, tra giugno e luglio la produzione di latte ha registrato cali medi fino al 20%, con differenze significative legate alle condizioni delle stalle, alla disponibilità di foraggi e ai sistemi adottati per proteggere gli animali dalle temperature elevate.
Il fenomeno interessa anche la Lombardia, una delle principali regioni italiane per la produzione lattiero-casearia. Nelle aziende più attrezzate, secondo Coldiretti Brescia, la riduzione delle rese può essere contenuta tra il 5 e il 10%. Negli allevamenti privi di adeguati sistemi di raffrescamento le perdite possono invece arrivare al 20%.
Il caldo riduce la produzione delle bovine
Le alte temperature sottopongono le bovine da latte a stress termico. Il fenomeno può determinare una riduzione dell’ingestione di alimento, modificare il comportamento degli animali e incidere sulla produzione di latte e sulla fertilità.
La situazione diventa più complessa quando alle temperature elevate si aggiunge un tasso di umidità significativo. In queste condizioni gli animali hanno maggiori difficoltà a disperdere il calore e aumenta la necessità di utilizzare sistemi di ventilazione, nebulizzazione e raffrescamento.
Secondo i dati citati da Coldiretti, in Toscana i cali produttivi sono arrivati fino al 30%. La situazione varia comunque in base alla tipologia di allevamento, alla razza, alla gestione della mandria e alle caratteristiche delle strutture.
Per gli allevatori lombardi il tema assume particolare rilevanza, considerando il peso della zootecnia da latte nel sistema agroalimentare regionale. La riduzione delle rese si inserisce inoltre in una fase nella quale anche i costi necessari per mantenere le condizioni ottimali nelle stalle risultano in aumento.
Foraggi in calo fino al 40%
La siccità aggrava il problema intervenendo direttamente sulla disponibilità di foraggi. La mancanza di precipitazioni riduce la massa verde nei prati stabili e negli alpeggi e rende più difficile garantire una disponibilità sufficiente di alimento per gli animali.
Nelle aree del Nord maggiormente colpite, Coldiretti segnala riduzioni dei foraggi comprese tra il 30 e il 40%. La minore produzione interna costringe gli allevamenti più esposti a ricorrere maggiormente agli acquisti esterni, con conseguenze sui costi delle razioni.
La siccità interessa anche le colture destinate all’alimentazione animale, compresi i cereali e il mais utilizzato per gli insilati. La minore disponibilità di materie prime può quindi rendere più difficile programmare l’alimentazione delle mandrie e aumentare l’esposizione delle aziende alle oscillazioni dei prezzi.
Il problema riguarda anche gli allevamenti situati nelle aree montane. La riduzione dell’erba disponibile negli alpeggi può rendere più complessa la permanenza degli animali in quota, aumentando le esigenze di approvvigionamento di mangimi e acqua o rendendo necessario il trasferimento delle mandrie.
Raffrescamento delle stalle e consumi energetici
Per limitare gli effetti dello stress termico, le aziende stanno aumentando l’utilizzo dei sistemi di raffrescamento. Ventilatori, nebulizzatori e doccette vengono impiegati soprattutto nelle aree maggiormente frequentate dagli animali, come le zone di alimentazione e di attesa.
Questi sistemi possono contribuire a mantenere condizioni più favorevoli per le bovine, ma comportano anche un aumento dei consumi energetici. Coldiretti quantifica in circa il 30% l’incremento dei costi energetici collegati alla gestione delle stalle durante le fasi di maggiore caldo.
Il fabbisogno energetico si somma a quello legato alla refrigerazione del latte e al funzionamento della sala di mungitura. Nei momenti di maggiore attività, i diversi impianti possono funzionare contemporaneamente, determinando picchi di consumo che devono essere considerati anche nella progettazione e nel dimensionamento della rete elettrica aziendale.
Acqua e irrigazione diventano fattori decisivi
La disponibilità di acqua rappresenta un altro elemento centrale. Le risorse idriche sono necessarie sia per l’abbeveraggio degli animali sia per la produzione dei foraggi e delle colture destinate all’alimentazione delle mandrie.
Secondo Coldiretti, i costi dell’irrigazione sono aumentati in media di oltre il 30%. L’incremento è legato sia alla maggiore quantità di acqua necessaria sia ai costi energetici e di carburante per il funzionamento degli impianti di pompaggio.
Nelle aziende che devono sollevare l’acqua da pozzi o canali, l’aumento delle ore di funzionamento delle pompe può incidere ulteriormente sui bilanci. La gestione della risorsa idrica diventa quindi parte integrante della pianificazione economica dell’allevamento.
Anche la disponibilità di foraggi aziendali assume un peso maggiore. Quando fieno e insilati prodotti internamente non sono sufficienti, l’azienda deve ricorrere al mercato per integrare le razioni. In questo modo il danno causato dalla siccità può trasferirsi dalla fase agricola a quella zootecnica, aumentando i costi complessivi di produzione.
La produzione italiana resta strutturalmente rilevante
Il quadro climatico si inserisce in un comparto che negli ultimi anni ha mantenuto una significativa capacità produttiva. I dati Istat sulle produzioni zootecniche indicano infatti un leggero incremento del latte raccolto in Italia nel 2024 rispetto all’anno precedente.
La crescita strutturale rende però più evidente l’impatto degli shock climatici sulle aziende. Caldo estremo e siccità possono infatti interrompere la programmazione ordinaria delle attività, imponendo modifiche alle razioni, alla gestione dei pascoli, alla produzione di foraggi e agli investimenti per l’irrigazione.
Per gli allevamenti lombardi, la capacità di mantenere la produzione dipenderà quindi anche dalla possibilità di adattare strutture e processi alle condizioni climatiche che si stanno verificando con maggiore frequenza.
Riduzione della produzione e accordi di filiera
L’emergenza climatica pone anche una questione economica. La riduzione della produzione può infatti incidere sui ricavi degli allevamenti proprio nel momento in cui aumentano le spese per energia, acqua e alimentazione.
In questo contesto assumono rilievo gli strumenti di filiera e gli accordi sul prezzo del latte. Coldiretti Lombardia ha sottolineato l’importanza della contrattazione lungo la filiera, mentre nel comprensorio del Parmigiano Reggiano è stato attivato il Bonus Riduzione Latte 2026, destinato a incentivare una riduzione volontaria della produzione rispetto al 2025 entro limiti prestabiliti.
La possibilità di modulare i volumi produttivi rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali aziende e filiere possono affrontare periodi caratterizzati da condizioni particolarmente difficili. Le misure economiche, tuttavia, devono essere affiancate da interventi strutturali nelle aziende.
L’adattamento al clima diventa una priorità
Per gli allevamenti da latte la risposta al cambiamento climatico passa quindi da più fronti. Il raffrescamento delle stalle può contribuire a limitare lo stress termico degli animali, mentre una gestione più efficiente dell’acqua e una maggiore capacità di produrre e conservare foraggi possono ridurre la dipendenza dagli acquisti esterni.
A questi aspetti si aggiunge la necessità di valutare gli investimenti anche in funzione dei nuovi fabbisogni energetici. Ventilazione, raffrescamento e refrigerazione del latte rappresentano infatti componenti sempre più importanti della gestione quotidiana delle stalle.
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