Le grandi imprese italiane hanno chiuso il 2025 con segnali di ripresa dopo due anni di contrazione. Il fatturato delle 1.700 maggiori società industriali e terziarie analizzate dall’Area Studi di Mediobanca è tornato a crescere, mentre gli investimenti hanno raggiunto il livello più alto dell’ultimo decennio.
L’indagine «Dati cumulati» prende in esame quasi tutte le società italiane con oltre 500 dipendenti e una parte significativa delle imprese manifatturiere di medie dimensioni. Il quadro che emerge evidenzia una capacità di tenuta del sistema produttivo, anche se con differenze rilevanti tra settori e comparti.
Nel 2025 il fatturato aggregato delle società analizzate è aumentato dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Il risultato arriva dopo il calo del 6,2% registrato nel 2023 e quello del 3% nel 2024. A sostenere la ripresa sono state soprattutto le esportazioni, mentre il mercato interno ha continuato a mostrare maggiore debolezza.
Export in crescita, mercato interno ancora debole
Le esportazioni delle 1.700 imprese considerate dall’indagine sono aumentate del 3,3% nel 2025, compensando la diminuzione dell’1% delle vendite sul mercato italiano. La manifattura ha registrato una dinamica più favorevole, con ricavi in crescita dell’1,7% e una sostanziale tenuta anche sul mercato domestico, salito dello 0,3%.
Il confronto sul decennio consente di leggere la performance in una prospettiva più ampia. Tra il 2016 e il 2025 il fatturato nominale delle società analizzate è aumentato del 39,6%. Nello stesso periodo le esportazioni sono cresciute del 45,6%, mentre le vendite sul mercato italiano hanno registrato un incremento del 36,4%.
Anche in questo caso la manifattura ha ottenuto risultati superiori alla media, con un aumento del fatturato del 41,3% nel decennio. Le vendite internazionali sono cresciute del 46%, mentre quelle sul mercato italiano hanno segnato un incremento del 36,5%.
Particolarmente significativa è stata la crescita dei settori legati al Made in Italy, che nel periodo hanno visto aumentare il fatturato del 55,3%. Le imprese del cosiddetto «IV capitalismo», cioè le realtà di dimensione media e medio-grande, hanno invece registrato una crescita dei ricavi del 50,4%.
Costruzioni e impiantistica tra i comparti più dinamici
L’andamento non è stato uniforme tra i diversi settori. Nel confronto con il 2016, gli incrementi più marcati hanno riguardato l’impiantistica, con una crescita del fatturato del 142,5%, e le costruzioni, aumentate del 131,1%.
All’estremo opposto si trovano alcuni comparti che nel 2025 non avevano ancora recuperato i livelli di fatturato del 2016. È il caso dell’emittenza radiotelevisiva, in calo del 12,5% rispetto a dieci anni prima, della stampa e dell’editoria, diminuite del 4,4%, e delle telecomunicazioni, che hanno registrato una flessione del 3,7%.
Anche all’interno delle singole filiere emergono differenze significative. Nel settore dei trasporti, ad esempio, l’automotive ha registrato una diminuzione del fatturato dell’8,4%, accompagnata da una riduzione del 3,1% delle esportazioni e del 18,5% delle vendite sul mercato italiano.
La cantieristica navale ha invece seguito una dinamica opposta, con una crescita dei ricavi del 115,8% nel decennio. L’incremento è stato sostenuto soprattutto dalle esportazioni, aumentate del 122,9%, ma anche dalle vendite sul mercato nazionale, cresciute del 100,5%.
Investimenti a 35,5 miliardi e occupazione in aumento
La ripresa dei ricavi si accompagna a una crescita degli investimenti e dell’occupazione. Nel 2025 gli investimenti complessivi delle 1.700 società hanno raggiunto 35,5 miliardi di euro, il valore più alto del decennio. Nel 2019, prima della pandemia, si erano fermati a circa 29 miliardi.
Secondo l’analisi di Mediobanca, il rafforzamento degli investimenti ha interessato in misura diversa tutti i comparti. Anche l’occupazione ha seguito una traiettoria positiva: nell’arco dei dieci anni è aumentata dell’11,8%, mentre nel solo 2025 ha registrato una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente.
È migliorata anche la redditività. Dopo la contrazione registrata nel 2020, l’Ebit margin medio delle imprese analizzate è progressivamente risalito, raggiungendo il 6,8% nel periodo 2023-2025, rispetto al 5,6% dei sette anni precedenti.
La capacità di creare valore
L’indagine ha analizzato anche la capacità delle imprese di generare valore attraverso l’indicatore Eva 2.0, che considera la ricchezza prodotta dopo la remunerazione degli stakeholder.
Nel periodo considerato, le 1.700 società hanno generato in media 9.300 euro l’anno di valore per addetto. Sette dei 26 comparti analizzati hanno mantenuto un indicatore positivo in modo continuativo nell’intero decennio.
Tra questi figurano il settore farmaceutico-cosmetico, con una media di 27.600 euro di valore creato per addetto, la gomma con 21.900 euro, il legno-arredo con circa 9.000 euro e l’alimentare con 8.800 euro.
Il dato è collegato anche all’andamento della produttività rispetto al costo del lavoro. Tra il 2016 e il 2025 la produttività nominale è aumentata del 22,6%, mentre il costo del lavoro pro capite è cresciuto del 18,8%. Altri comparti, invece, hanno registrato una riduzione della ricchezza generata, tra cui telecomunicazioni, trasporti e costruzioni.
Produttività e potere d’acquisto, la sfida per i prossimi anni
La capacità delle imprese di creare valore si confronta ora con gli effetti dell’inflazione e con l’evoluzione del potere d’acquisto dei lavoratori. L’analisi di Mediobanca evidenzia infatti come le tensioni inflazionistiche degli ultimi anni abbiano inciso sulla capacità di spesa delle famiglie.
Considerando un’inflazione cumulata del 21,4% nel decennio, nel 2025 il costo del lavoro medio per dipendente risultava ancora inferiore del 2,2% rispetto al 2016 in termini reali. Per recuperare interamente la perdita di potere d’acquisto accumulata rispetto al 2021, il costo medio del lavoro avrebbe dovuto raggiungere nel 2025 circa 71.500 euro, contro i 67.300 euro effettivamente registrati.
La differenza è quindi di circa 4.200 euro per dipendente. Per il sistema produttivo, la sfida indicata dall’analisi riguarda dunque non soltanto la capacità di tornare a crescere, ma anche quella di trasformare l’aumento della produttività e della ricchezza prodotta in una distribuzione più ampia dei benefici economici.
Un confronto lungo quasi sessant’anni
I dati dell’Area Studi di Mediobanca permettono infine di allargare ulteriormente l’orizzonte temporale. Il patrimonio storico dell’istituto raccoglie informazioni sulle principali imprese italiane dal 1968 a oggi.
Nel confronto tra il 1968 e il 2025, il fatturato reale delle principali imprese italiane è aumentato del 190,4%, mentre il Pil nazionale è cresciuto del 162,6%. Un dato che colloca la capacità di crescita delle maggiori aziende italiane in una prospettiva di lungo periodo e completa il quadro delineato dall’analisi sui risultati dell’ultimo decennio.
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