La Lombardia è la terza economia regionale d’Europa per valore del prodotto interno lordo, con 505 miliardi di euro. La regione si colloca sul podio dietro all’area di Île-de-France, prima con 866 miliardi di euro, e alla Greater London, seconda con 713 miliardi.
I dati sono contenuti in un’analisi pubblicata da Visual Capitalist sulla concentrazione della ricchezza e della capacità produttiva nelle principali regioni economiche europee. La classifica è stata elaborata utilizzando dati di Eurostat e dell’Office for National Statistics britannico.
Il risultato conferma il peso economico della Lombardia nel contesto continentale e il ruolo di Milano come principale polo finanziario, industriale, tecnologico e commerciale della regione.
Lombardia sul podio delle economie europee
Dopo la Lombardia, nella graduatoria delle principali economie regionali europee si trovano l’Alta Baviera, con 359 miliardi di euro di Pil, e la regione irlandese Eastern and Midland, che comprende Dublino, con 336 miliardi.
Segue la Comunità di Madrid, con 316 miliardi di euro. Nelle prime venti posizioni figurano anche altre tre regioni italiane: il Lazio, al dodicesimo posto con 246 miliardi di euro, il Veneto, diciannovesimo con 201 miliardi, e l’Emilia-Romagna, ventesima con 198 miliardi.
La presenza di tre regioni del Nord Italia nelle prime venti posizioni evidenzia il peso della fascia produttiva settentrionale nel sistema economico europeo.
La Lombardia nella «Banana blu» europea
La distribuzione geografica delle principali economie regionali si concentra in larga parte lungo quella che viene definita «Banana blu», una dorsale economica che attraversa alcune delle aree più industrializzate e produttive dell’Europa.
Il corridoio parte dal sud dell’Inghilterra e attraversa i Paesi del Benelux e la Germania occidentale, arrivando fino all’Italia settentrionale. Al suo interno si trovano importanti poli economici come Londra, Amsterdam, Rotterdam, Colonia, Stoccarda e Monaco.
Più della metà dei venti principali centri economici individuati dall’analisi si colloca lungo questa direttrice. Tra questi rientrano anche la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna.
La concentrazione di attività industriali, servizi avanzati, ricerca, finanza e infrastrutture rende quest’area una delle principali dorsali economiche del continente. Milano, in particolare, rappresenta per la Lombardia un punto di connessione con i principali mercati europei e internazionali.
Guidesi: «Dietro questi risultati ci sono territori in cui fare impresa è parte delle comunità»
L’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, sottolinea il ruolo del tessuto produttivo regionale nel risultato.
«Dietro a questi risultati ci sono territori in cui il lavoro e anche fare impresa è parte integrante delle comunità», afferma Guidesi.
Secondo l’assessore, il modello lombardo si fonda anche sulla presenza di ecosistemi territoriali nei quali imprese, ricerca, formazione e filiere produttive possono interagire e sostenere la crescita.
Il confronto con le altre grandi economie regionali europee deve però tenere conto, secondo Guidesi, di alcune differenze nelle condizioni operative. L’assessore cita in particolare i regimi fiscali più favorevoli e gli iter autorizzativi più rapidi presenti in alcune aree europee, tra cui Catalogna, Bilbao e i Länder tedeschi.
Le Zone di innovazione e sviluppo
Per sostenere ulteriormente la competitività della Lombardia, Guidesi indica tra gli strumenti su cui la Regione sta lavorando le Zis, Zone di innovazione e sviluppo.
Si tratta di un modello di politica industriale pensato per rafforzare la capacità competitiva dei territori e accompagnare imprese e filiere nelle trasformazioni tecnologiche e produttive.
L’obiettivo è costruire ecosistemi territoriali nei quali soggetti pubblici e privati possano collaborare per favorire lo sviluppo economico e valorizzare le specializzazioni produttive locali.
L’approccio punta quindi a collegare le politiche industriali alle caratteristiche dei singoli territori, evitando di applicare un unico modello a realtà economiche differenti.
Dalla meccatronica all’intelligenza artificiale
Tra le ipotesi attualmente allo studio figurano diverse aree di specializzazione. Bergamo viene indicata per la meccatronica, mentre una vasta fascia della Bassa Lombardia potrebbe concentrarsi sull’agroindustria.
Milano è individuata come possibile hub dell’intelligenza artificiale, in linea con il ruolo già assunto dal capoluogo lombardo nei servizi avanzati, nella ricerca e nell’innovazione tecnologica.
Per l’Alta Brianza e il Lecchese si guarda invece alla specializzazione nell’industria biomeccanica, valorizzando competenze e filiere già presenti sul territorio.
«Stiamo lavorando a una pianificazione 2030-2050», sottolinea Guidesi. L’obiettivo dichiarato è sostenere le vocazioni economiche dei diversi territori lombardi e rafforzarne la capacità di competere in un contesto europeo nel quale innovazione, specializzazione produttiva e attrattività degli investimenti assumono un peso crescente.
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